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Terme di Cervia – Carlo Zauli Centenario

Il 19 agosto celebriamo il centesimo compleanno di Carlo Zauli esattamente come piaceva a lui e come fece tra la fine degli anni 60 e metà anni 90: al mare.
Faremo insieme un brindisi alle Terme di Cervia e, a seguire, visiteremo le piastrelle in ceramica che Carlo Zauli progettò per le Terme all’inizio degli anni Settanta. Un modo speciale per ricordarlo attraverso una delle sue opere, nel luogo a cui era profondamente legato.
 
La celebrazione sarà arricchita da un intervento musicale di Daniela Peroni (voce) Mirko Guerra (chitarra) e Tiziano Negrello (basso), trio jazz -pop che ha nelle proprie corde anche un repertorio molto caro allo stesso Zauli.
 
Terme di Cervia, via Carlo Forlanini 16, Cervia
Mercoledì 19 agosto ore 19.00

Faïence in musica 2026 – Oriente occidente

Faïence in musica 2026
Musiche e musicisti internazionali aspettando Argillà 2026
Direzione artistica: Donato D’Antonio
In collaborazione con Emilia Romagna Festival 2026 · MIC Museo Internazionale delle Ceramiche

Martedì 28 luglio ore 21.00 
Museo Carlo Zauli

Oriente occidente
European tour
Vu Duc Hien, chitarra
Musiche: Villa Lobos, Hien, Tarrega
In collaborazione con Fondazione Italia Vietnam

Padiglione Estate 2026

Vu Duc Hien è “Custode della Fiamma” della chitarra classica ad Hanoi, riconosciuto come un pioniere nella rinascita del movimento chitarristico nella capitale vietnamita. Ha organizzato numerosi concerti in Vietnam, con una media di 4-8 grandi eventi all’anno. Tiene regolarmente tournée ed è membro di giuria in numerosi concorsi internazionali in paesi come Spagna, Indonesia, Italia, Thailandia, Corea del Sud, Cina e India.
È l’organizzatore dell’annuale Hanoi International Guitar Festival, un evento di grande impatto che attira giurati e concorrenti da tutto il mondo. Inoltre, è l’artista rappresentativo dell’Ambasciata di Spagna per i programmi di concerti annuali.
Ha pubblicato i CD “The Letter from Mom” e “Canco de Lladre”, oltre a una raccolta di composizioni e arrangiamenti intitolata “Remembering the Dancer”, tutti accolti con grande calore dal pubblico.

Oriente occidente
Vu Duc HIEN chitarra
Heitor Villa-Lobos Preludio n. 1
Rolf Løvland Serenade to Spring, Secret Garden
Francisco Tárrega Lágrima , Adelita, Capricho Árabe
Joaquín Malats Serenata Española
Julián Arcas Fantasia su “La Traviata”
Vu Hien Sunset in Vilches
Hoang Hiep Swallow to Spring

 

Ingresso libero  con offerta volontaria.


Gli eventi di Padiglione Estate sono possibili grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna.
In collaborazione con
Comune di Faenza | Unione della Romagna Faentina | Podere La Berta


Diario dal Giappone

Da oggi vi porteremo con noi in Giappone, attraverso il diario di viaggio del nostro direttore, Matteo Zauli.
Un racconto fatto di incontri, musei e opere
che testimoniano il profondo legame tra Carlo Zauli e questo Paese.
In questa intensa stagione dedicata al Centenario della nascita di Carlo Zauli,
un importante progetto espositivo ci ha riportati in Giappone.
Un’occasione per ritrovare opere che non vedevamo da molti anni,
scoprirne di nuove e incontrare persone che hanno contribuito a costruire questa storia.
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
 
La prima tappa ci porta all’Aichi Prefectural Ceramic Museum, vicino a Nagoya, dove il curatore Masaaki Irizawa ci ha mostrato le due opere di Carlo Zauli conservate nella collezione del museo: una grande sfera ovoidale e una rara opera geometrica, entrambe risalenti agli anni Settanta, periodo delle prime mostre in Giappone dell’artista faentino, organizzate da Masahiko Shibatsuji e curate da Yoshiaki Inui.
Ritrovare queste opere dall’altra parte del mondo è stato emozionante. È la prova di un dialogo tra Faenza e il Giappone iniziato molti decenni fa e ancora oggi molto vivo.
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | Seconda 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
 
Il viaggio prosegue nella prefettura di Gifu, dove la ceramica è parte integrante del paesaggio e della cultura. Qui, immerso nel Ceramic Park di Mino, sorge uno dei musei più significativi dedicati alla ceramica contemporanea, che nel 2007 ospitò una grande retrospettiva dedicata a Carlo Zauli.
La visita ci ha riservato una sorpresa. Oltre a “Sensualità Bianca” (1979) e “Arata” (1975), opere già note perché esposte in quella mostra, nei depositi del museo abbiamo scoperto altre due opere di Carlo Zauli di cui ignoravamo l’esistenza.
Tra queste, un intenso “Vaso Sconvolto” del 1977: ritrovare un’opera così importante, dall’altra parte del mondo, è stata un’emozione inattesa.
Ogni museo visitato aggiunge un nuovo tassello al lungo dialogo tra Carlo Zauli e il Giappone, rivelando quanto quella storia sia ancora viva.
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | Terza 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
 
Dopo Mino, il viaggio ci porta a Toki, città gemellata con Faenza dal 1981, anche grazie ai profondi rapporti che Carlo Zauli aveva costruito con il Giappone.
Accolti da una delegazione del Comune, abbiamo visitato il municipio, dove è conservata l’opera simbolo del gemellaggio, e gli archivi della principale istituzione ceramica della città. Qui abbiamo ritrovato le fotografie di ben trentaquattro opere di Carlo Zauli, nove delle quali ancora oggi allestite negli spazi dedicati alla formazione e al lavoro ceramico.
Sfogliare questi archivi è stato come ripercorrere una storia fatta di scambi, amicizie e collaborazioni che continua ancora oggi a unire Faenza e il Giappone.
La giornata si è conclusa con un incontro speciale: una cena con Akio Niisato, tra i più raffinati interpreti contemporanei della porcellana giapponese. Un artista che unisce con straordinaria sensibilità tradizione, design e ricerca scultorea e che, quasi in un ideale passaggio di testimone, è arrivato proprio in questi giorni a Faenza per un mese di residenza.
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | Quarta 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
 
Dopo Tokyo, Aichi, Gifu e Toki, il viaggio ci porta a Kyoto, nel pieno del Gion Festival, una delle celebrazioni più affascinanti del Giappone.
Al Kyoto National Museum of Modern Art (MoMAK), lo stesso museo che nel 2007 inaugurò la prima grande retrospettiva dedicata a Carlo Zauli, ci attende una nuova emozione. Nel percorso espositivo dedicato alla scultura ceramica, tre opere di Zauli dialogano con maestri italiani, giapponesi e americani, occupando un ruolo centrale nell’allestimento.
Un riconoscimento che, nell’anno del centenario, conferma ancora una volta la profondità del legame tra Carlo Zauli e il Giappone. Una storia iniziata nel 1974 con le prime mostre organizzate da Masahiko Shibatsuji e cresciuta negli anni attraverso collaborazioni, amicizie e scambi culturali.
Quel legame continua ancora oggi. Lo abbiamo ritrovato nell’incontro con Tomoko Tanioka, che collaborò alle mostre giapponesi di Zauli, e soprattutto con Sueharu Fukami, tra i più grandi maestri della scultura ceramica contemporanea.
Fukami donò al Museo Carlo Zauli una grande scultura in memoria di Carlo, un’opera purtroppo distrutta dall’alluvione del 2023. Ritrovarlo oggi, insieme a sua moglie Chieko, e sentire ancora una volta l’affetto e la stima che li legano alla figura di Carlo Zauli è stato uno dei momenti più intensi di questo viaggio.

“L’arte della manomissione” di Luca Bombonati

MCZ libri 
Padiglione Estate 2026

“L’arte della manomissione” di Luca Bombonati

Giovedì 16 luglio ore 21.00

 

Giovedì 16 luglio il Museo Carlo Zauli vi invita alla presentazione del libro “L’arte della manomissione” di Luca Bombonati, pubblicato da Il Vicolo.
Il romanzo racconta, attraverso un intenso scambio epistolare, la storia di Viola e Cesare: due giovani innamorati che, costretti a vivere lontani per un periodo, affidano alle lettere i loro pensieri, i desideri e la forza del loro legame.
 
Ad accompagnare la presentazione saranno le suggestive sonorità jazz di Leonardo Drei (sax) e Francesco Zoli (chitarra), insieme alle letture dell’attrice Elena Berardi, che darà voce a Viola, protagonista femminile del romanzo.
 
Un’occasione per vivere una serata in cui letteratura, musica e interpretazione si incontrano in un’atmosfera unica.
 

“Spazio – Forza – Energia” Raffaele Quida

“Spazio – Forza – Energia” Raffaele Quida
a cura di Luigi De Luca, Barbara Vincenzi e Matteo Zauli

Opening: 8 luglio ore 19.00
Dal 9 luglio al 9 agosto 2026

Centenario Carlo Zauli all’interno di Padiglione Estate 2026

La mostra Spazio – Forza – Energia al Museo Carlo Zauli a cura di Luigi De Luca, Barbara Vincenzi e Matteo Zauli, presenta cinque opere e due installazioni dell’artista pugliese Raffaele Quida, in dialogo con l’universo artistico di Carlo Zauli.
L’esposizione verrà ripresa, dal 23 ottobre 2026, al Museo Castromediano di Lecce.

La mostra prende avvio da una riflessione sullo spazio come condizione imprescindibile della forma. Le opere di Quida, intese come tracce di gesto ed energia impressa sulla superficie, instaurano un confronto essenziale con la dimensione materica e spaziale della ricerca di Zauli.
Attraverso un percorso composto da sculture, installazioni e una videoperformance, Quida sviluppa un’indagine intorno a cinque elementispazio, luce, peso, segno e acqua – che costituiscono altrettanti principi fondanti della pratica scultorea di Carlo Zauli. Non si tratta di una rilettura formale della sua opera, ma dell’attivazione di un dialogo in cui materiali industriali come piombo, rame, ferro e gesso diventano strumenti per interrogare fenomeni fisici, naturali e percettivi.

La mostra si apre con Empty the Void, opera accompagnata da una videoperformance, con testo di Andrea Nante direttore del Museo Diocesano di Padova, che affronta il tema del vuoto come elemento attivo della scultura. Due contenitori di piombo, uno colmo di gesso liquido e uno vuoto, si scambiano reciprocamente il proprio contenuto in un gesto semplice ma radicale, trasformando il pieno in vuoto e il vuoto in pieno. Il lavoro riflette sullo spazio come materia invisibile e sulla trasformazione continua degli stati della materia.

Attorno a questo nucleo si sviluppano gli altri lavori, dedicati ai concetti di luce, peso, segno e acqua. In Ombra, il contrasto tra gesso e piombo rende visibile la luce attraverso la sua assenza, mostrando come sia proprio l’ombra a costruire volume e tridimensionalità.

Tre forme un peso mette invece in discussione la percezione della massa: tre volumi differenti acquisiscono lo stesso peso grazie all’inserimento del piombo, facendo della gravità uno dei principi costitutivi della scultura.

Con Segno lascia segno, il gesto si manifesta come trasformazione fisica della materia: una barra di rame incandescente imprime sul piombo la traccia permanente del proprio passaggio, traducendo energia e tempo in superficie.
L’acqua, infine, diventa forma attraverso le installazioni Botola d’acqua e Botole ellittiche d’acqua, dove sottili tondini metallici disegnano le onde concentriche generate da un corpo che cade nell’acqua. Un’immagine effimera che richiama il fluire del tempo e rimanda a uno degli elementi più centrali nella ricerca di Carlo Zauli, per il quale l’acqua rappresentava la forza capace di modellare e dare origine alla ceramica.

Pur impiegando materiali lontani dalla tradizione ceramica, Quida condivide con Zauli una visione della scultura come processo, trasformazione e relazione. Le opere non rappresentano semplicemente concetti, ma mettono in scena fenomeni fisici, tensioni, equilibri e cambiamenti, invitando il pubblico a osservare la materia nel momento in cui diventa esperienza.

Ispirandosi alla grande sensibilità di Carlo Zauli nei confronti dei più giovani, l’artista ha realizzato un’opera-performance con l’intervento dei bambini. Ognuno di loro ha realizzato, secondo la propria fantasia e la propria immaginazione, la propria “forma dell’acqua”, attraverso l’uso della ceramica. La performance è stata documentata fotograficamente e le opere realizzate dai bambini, sono esposte e sono parte integrante del progetto.


RAFFAELE QUIDA
La ricerca di Raffaele Quida (Gallipoli, 1969) indaga la percezione dello spazio e l’interazione dell’individuo con esso, attraverso la variabile temporale. Le sue opere si realizzano attraverso l’uso di vari media – disegni, sculture, installazioni, performance – e di materiali che attinge tanto da elementi naturali quanto da prodotti industriali.

La sua formazione artistica si completa, dopo gli studi classici, al Centro Sperimentale Man Ray di Cagliari nel 2003.

Ricordiamo:

  • Camere di registrazione – Fondazione per l’Arte e le Neuroscienze F. Sticchi, Maglie (Le). A cura di Carmelo Cipriani.
  • Immagine logica dei fatti – installazione ambientale, a cura di Daniela Bigi e ideata da Lo Studio Legali, Palazzo Mazzarino, Palermo.
  • Geolocalizzazioni, Archivio Storico Comunale, Palermo.
  • Rizomata – in dialogo con Luca Vitone, Presso gli Studi legali Malinconico Lenoci Cassa, Catalano & Pastoressa, Legal Research, Gentile & Partners, La Pesa, Palermo. A cura di Antonella Marino.
  • Continuum – performance a cura di Michela Casavola, capannone industriale, Taranto.
  • Continuum – installazione ambientale a cura di Antonella Marino, Piazza Del Ferrarese Bari.
  • Continuum – installazione ambientale a cura di Lorenzo Madaro, Anfiteatro Romano Lecce.
  • Quel Centro al Centro – collettiva a cura di Wanda Nazzari, Centro Culturale Man Ray e Fondazione per l’Arte Bartoli Felter, Cagliari.
  • Et in Arcadia Ego – collettiva a cura di Efisio Carbone, Cittadella dei Musei, Cagliari.
  • Luce 01 – collettiva, a cura di Antonella Marino, con la collaborazione delle gallerie Francesca Minini di Milano e Cosessantuno di Taranto, su progetto di Pizzinini e Scolari Comunicazione, Palazzo Mongiò dell’Elefante della Torre, Galatina (Le).
  • Biennale di Venezia 2011 – Padiglione Italia per la Regione Puglia, 08 luglio 2011 catalogo Skira.
  • Visivo presso Gigi Rigliaco Gallery a cura di Paola Mancinelli Catalogo edito da Danilo Montanari Editore.
  • Gallery of Art – dialogo con una sezione di opere del Futurista Mino Delle Site, Temple University Roma.
  • Perimetro del sensibile – Museo Nazionale di Palazzo Lanfranchi di Matera in dialogo con Giuseppe Spagnulo a cura di Giacomo Zaza.
  • La parte che offri – collettiva, Pinacoteca Francesco Netti di Santeramo in Colle a cura di Giacomo Zaza.
  • Quadriennale di Roma studio visit di Lorenzo Madaro.

Carlo Zauli. Geometrie materiche  

Carlo Zauli. Geometrie materiche 

a cura di Laura Ruffoni e Matteo Zauli 

dal 4 luglio al 30 settembre 2026 
inaugurazione sabato 4 luglio ore 21.30
introdurrà la mostra lo storico dell’arte e curatore Claudio Spadoni

Casa Museo Remo Brindisi

 

Cento anni fa, esattamente il 19 agosto 1926, nasceva a Faenza Carlo Zauli, considerato uno dei ceramisti scultori più importanti del novecento. 
La Casa Museo Remo Brindisi collabora con il Museo Carlo Zauli per questa mostra che è parte del programma di eventi, mostre, workshop e attività per celebrare questo importante anniversario.

Carlo Zauli ha esordito come ceramista all’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, ottenendo ben presto premi e riconoscimenti ed esponendo in spazi prestigiosi. Ha conseguito una solida fama internazionale a partire dal 1958, anno nel quale ha realizzato i grandi altorilievi per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait. A partire dai primi anni Sessanta ha sviluppato un’interpretazione più marcatamente scultorea della materia ceramica, misurandosi anche con la dimensione monumentale.  Ha maturato il proprio linguaggio artistico con una personale interpretazione dello stile informale, anche grazie alla conoscenza dell’opera del gruppo CO.BR.A., degli “Spazialisti” e dei “Nucleari”, nonché delle concezioni ambientali di Lucio Fontana e della tradizione ceramica orientale. I suoi lavori sono il frutto dell’intensa ricerca sulle possibilità espressive dei diversi tipi di argilla e di smalto. La sua è una tendenza verso l’organicità delle forme, con un armonioso ma dirompente senso della natura.  La sua fama è cresciuta continuamente, fino a spingersi, tra gli anni Settanta e Ottanta, a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord, con esposizioni e opere collocate in permanenza.

Nell’esposizione presso la Casa Museo Brindisi viene presentata una parte della sua produzione in cui l’artista  esplora il rapporto tra forme geometriche primarie e tensioni di crescita, in cui la forza della vita si ricompone nell’armonia della proporzione.
Vi sono in queste forme, sviluppate tra la metà degli anni sessanta e quella degli anni ottanta, riferimenti ad espressioni scultoree arcaiche da un lato ed a riferimenti all’arte visiva e al design dell’epoca, dall’altro. Esse, quindi affondano la propria ispirazione nell’arcano mistero della scultura preistorica in stretto dialogo con la più viva contemporaneità dell’artista; una dialettica espressiva esaltata da cromie e superfici materiche tipiche della ceramica di Carlo Zauli, che rendono unico il proprio universo creativo.


Casa Museo Remo Brindisi
Arte & Design del Novecento
Via Nicolò Pisano, 51
Comacchio, Lido di Spina (FE)
info: IAT Comacchio +39 0533 314154
casamuseoremobrindisi.it


Territori Verticali. Carlo Zauli e Mattia Vernocchi con Angelo Masini

TERRITORI VERTICALI
CARLO ZAULI E MATTIA VERNOCCHI CON ANGELO MASINI

 A CURA DI BERNARDETTA MASINI, MONICA E MATTEO ZAULI

Opening: 26 giugno ore 18.30
Dal 26 giugno al 7 settembre 2026, Casa Masini

Questa mostra, organizzata in occasione di due ricorrenze – cento anni dalla scomparsa di Angelo Masini e dalla nascita di Carlo Zauli – unisce la ricerca di due artisti della scultura nati in tempi diversi nella stessa zona geografica, la Romagna.
Un incontro scultoreo che abbraccia mezzo secolo e che viene messo in scena a casa di un assoluto protagonista artistico del proprio tempo, una vera e propria icona dell’identità culturale, il tenore Angelo Masini che, oltre ad essere un musicista di spessore internazionale ed il migliore cantante del proprio tempo, ha impresso un’impronta di generosa grandiosità nel proprio territorio, tanto da renderlo un personaggio amatissimo dalla propria gente.

Questo spirito di grandiosità fortemente legata alla propria terra da radici profonde, questo richiamo ad un genius loci dai contorni nitidi e potenti, è l’aura nella quale si materializza la mostra, una doppia installazione di opere scultoree di Carlo Zauli e Mattia Vernocchi, artisti di generazioni piuttosto lontane nel tempo, che esplora le potenzialità materiche espresse in senso fortemente verticale. Una tensione verso l’alto che caratterizza la ricerca espressiva dell’uomo fin dai tempi preistorici e che ne simboleggia una necessità spirituale che si è da sempre manifestata nell’uomo. 

Se nelle opere di Zauli il richiamo materico deriva da un’impostazione culturale post informale, in quelle di Vernocchi si respira un’atmosfera intrisa di riferimenti architettonici ed antropologici. Entrambi gli artisti possiedono una dimensione monumentale del lavoro che emerge chiaramente dalle opere in mostra, sebbene essa sia espressa su scala dimensionale più ridotta. Entrambi gli artisti lavorano su un dialogo tra struttura e natura, mettendo in opera una dialettica che genera opere dinamiche, che vivono e respirano la perenne, invisibile trasformazione del tutto.
Due ricerche che si differenziano per i diversi materiali utilizzati: pur se entrambi utilizzano principalmente la ceramica per la propria ricerca, le opere di Vernocchi presentate in questa occasione sono in cemento ed elementi naturali; opere che, com’è giusto che sia, sono profondamente immerse nel proprio tempo.
Carlo Zauli infonde nel proprio lavoro la visione del proprio presente, nella quale pare pienamente plausibile un’armoniosa relazione tra Uomo e natura; la scultura di Mattia Vernocchi, invece, si pone in un momento successivo della Storia, nella quale la propria scultura rivive la scomposizione di questo anelito, nel quale la meraviglia estetica delle proprie forme si nutre di una relazione diventata più drammatica.
Due interpretazioni, dunque, di uno stesso anelito verticale, due modi di tendere al cielo e, più in alto, ad uno spazio infinito permeato da quel silenzio che il video dedicato ad Angelo Masini, in mostra insieme alle otto opere scultoree, pare richiamare. Una dimensione scultorea che sembra accordarsi perfettamente con la caratteristica che più di tutte contraddistingueva il canto di Masini: quella che Verdi descriveva come “la voce più divina che abbia mai sentito: è proprio come un velluto”. Una morbidezza interpretativa che ritroviamo nelle opere di Vernocchi e di Zauli, e che si pone come il più peculiare legame tra queste tre grandi figure del nostro territorio.

 

INFORMAZIONI

Territori Verticali. Carlo Zauli e Mattia Vernocchi con Angelo Masini
a cura di Bernardetta Masini, Monica e Matteo Zauli

26 giugno – 7 settembre 2026
inaugurazione venerdì 26 giugno 2026 ore 18.30

Casa Masini, via di Massa 33, Ravenna
info@casamasini.org / 338 8161694 / www.casamasini.org

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Mokichi Otsuka _ “Awai”

Mokichi Otsuka
Awai
25, 26, 27 giugno 2026
Museo Carlo Zauli
Inaugurazione: giovedì 25 giugno ore 18.30

Centenario Carlo Zauli all’interno di Padiglione Estate 2026

 

 

Primo appuntamento di un ciclo di esposizioni che rende omaggio a Carlo Zauli attraverso lo sguardo di artisti contemporanei, la mostra esporrà, tra le altre, una forma sviluppata dall’artista tra il figurativo e l’astratto. L’esposizione creerà un dialogo tra l’opera di Mokichi Otsuka e quella di Zauli, molto amata nel paese del Sol Levante.

La mostra sarà introdotta da Gian Ruggero Manzoni: poeta, narratore, pittore, teorico d’arte, drammaturgo e performer.

L’inaugurazione sarà impreziosita dall’intervento musicale del Maestro Donato D’Antonio che presenterà, per questa occasione, un brano giapponese contemporaneo.

L’artista giapponese, che da molti anni passa alcuni mesi a Faenza e che è molto amato nella città manfreda, presenta in questa occasione alcune opere inedite tra cui una scultura in ceramica permeata da atmosfere astratte e figurative in dialogo tra loro. L’universo espressivo del maestro entrerà così in relazione con quello delle opere di Zauli, dando vita ad un omaggio che, proprio a cento anni dalla nascita del ceramista scultore faentino, ne arricchisce di significato la presenze e ci spinge a riconoscere rispondenze tra i due artisti. 

Scrive Otsuka su questo lavoro: “Vita e morte, bene e male, sé e altro: questo mondo è composto da due opposti. Il dualismo continua a permeare il mondo. Tuttavia, tra gli opposti, esiste una sorta di fluttuazione che non può essere fissata, come un confine che non può essere toccato dal dualismo. In Giappone, chiamiamo questo regno che non può essere catturato dal dualismo “Awai”. Fin dall’antichità, si è detto che ci sia un “Awai” tra le cose, tra questo mondo e un altro mondo. L’En-gawa può essere definito “l’Awai” dell’architettura giapponese, che funge da ponte ininterrotto tra l’esterno e l’interno della casa. Taro Okamoto disse “Forma non forma, colore non colore”. Taro deve aver usato questa frase per descrivere “l’Awai” tra spirito e materia. Vorrei ricercare “l’Awai”, la fase in cui due cose diverse non sono in conflitto o divise, ma sono vagamente connesse, fluttuanti e mutevoli all’interno di qualcosa di più”.

Una dualità concettuale che pare, come sottolinea Gian Ruggero Manzoni, che da tempo segue la ricerca di Mokichi Otsuka, in queste sculture esprimersi attraverso dinamiche curvilinee, sferiche, sinuose, in questo dialogando ancora una volta con una delle forme espressive più tipiche di Carlo Zauli.

La profonda appartenenza alla cultura filosofica ed estetica giapponese viene sottolineata nella serata di presentazione delle opere dall’intervento alla chitarra classica di Donato D’Antonio, che dedicherà un momento musicale alla ricerca musicale nipponica contemporanea.

 


Mokichi Otsuka (Tokyo, 1956), dopo aver completato i suoi studi (laurea e specializzazione in Pittura), si trasferisce, dal 1994 al 1999, in Italia e approfondisce il suo percorso laureandosi in Arte Ceramica presso l’Istituto Nazionale di Arte e Ceramica, G. Ballardini di Faenza. Poi torna in Giappone, dove attualmente vive e lavora, anche se, da allora, trova modo di tornare ogni anno a Faenza per qualche mese. Con assiduo e appassionato lavoro diventa uno dei più apprezzati ceramisti a livello mondiale. Sue opere sono conservate in molteplici collezioni pubbliche: dal Victoria and Albert Museum (U.K.) al MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, dalla Fondazione  Tito Balestra Museo italiano darte moderna e contemporanea, situato nei locali del Castello Malatestiano di Longiano al The National Museum of Modern Art  di Tokyo. E poi ancora al The Museum of Ceramic Art (Hyogo), al Takasaki Art Center College, al Takamatsu City Museum of Art e molti altri.


Sensualità della Forma _ Carlo Zauli al Fellini Museum

Sensualità della Forma
Carlo Zauli al Fellini Museum

a cura di Monica e Matteo Zauli

18 giugno – 23 agosto 2026
inaugurazione giovedì 18 giugno ore 18.30

Fellini Museum – Palazzo del Fulgor
Piazzetta San Martino, Rimini

 

Giovedì 18 giugno alle 18:30 inaugura Sensualità della Forma al Palazzo del Fulgor, sede del Fellini Museum del Comune di Rimini, a cura di Monica e Matteo Zauli.  La mostra, che chiuderà il 23 agosto, espone sculture, litografie e acqueforti provenienti dal Museo Carlo Zauli di Faenza.

Tra i maggiori protagonisti della ceramica italiana e della scultura del secondo Novecento, Carlo Zauli ha saputo trasformare un materiale profondamente legato alla tradizione in un linguaggio contemporaneo, capace di dialogare con la scultura, l’architettura e le ricerche artistiche internazionali del suo tempo.
Le sue opere abbandonano progressivamente la dimensione funzionale dell’oggetto per esplorare la forza espressiva della forma pura, dando vita a volumi che sembrano espandersi, respirare e mutare sotto lo sguardo dello spettatore. Si attiva in ognuna di esse un dialogo tra struttura ed ordine geometrico, da un lato, e materica, flessuosa naturalità, dall’altro, relazione che si esalta nei cromatismi tipici zauliani.
Un universo espressivo che viene trasportato in questa occasione anche al di fuori della forma plastica e che rivive nella bidimensionalità dell’opera grafica, vero e proprio aspetto inedito di questa mostra, che pone in dialogo le atmosfere cinematografiche felliniane alla ricerca artistica – sviluppata nel medesimo periodo storico dall’artista faentino.

Il dialogo tra Zauli e Fellini affonda le radici in un’affinità umana e poetica: entrambi romagnoli, entrambi legati a una dimensione immaginativa della realtà, condividono una visione in cui la forma è attraversata da tensioni vitali, emotive e sensuali. Le opere di Zauli risuonano così con l’universo visionario del regista di 8½: un mondo di metamorfosi, desiderio e immagini sospese tra sogno e materia.

Inserita negli spazi del Palazzo del Fulgor, Sensualità della Forma crea un confronto inedito tra due artisti che hanno fatto della trasformazione uno dei cardini della propria ricerca. Da una parte il cinema di Fellini, popolato da figure in bilico tra memoria e fantasia; dall’altra le opere di Zauli, che sembrano emergere dalla terra per assumere una presenza quasi corporea. Un accostamento che rivela inattese consonanze e celebra il legame profondo tra arte, materia e immaginazione.

Con questa mostra il Palazzo del Fulgor prosegue il proprio percorso espositivo dedicato ad artisti contemporanei la cui ricerca entra in risonanza con alcuni temi centrali dell’opera felliniana. Non un omaggio diretto al regista riminese, ma l’esplorazione di affinità, suggestioni ed echi capaci di attraversare linguaggi diversi.


Sensualità della Forma
a cura di Monica e Matteo Zauli
18 giugno – 23 agosto 2026
inaugurazione giovedì 18 giugno ore 18.30
Fellini Museum – Palazzo del Fulgor
Piazzetta San Martino, Rimini
Orari: dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 19.00
 
Con il sostegno di
Comune di Faenza | Regione Emilia-Romagna
 
Progetto grafico: _https:robak


“ERBARIO SENTIMENTALE” Monica Zauli

MCZ libri 
Padiglione Estate 2026

ERBARIO SENTIMENTALE
Presentazione del libro di Monica Zauli
Venerdì 12 giugno 2026 ore 18.30
 

 

Il 12 giugno alle 18:30 si terrà, al Museo Carlo Zauli, la presentazione di “Erbario Sentimentale” di Monica Zauli. Polaris Editore.
Un volume in cui in cui botanica, autobiografia e letteratura si intrecciano in un racconto che attraversa continenti, mondi vegetali, paesaggi e stati d’animo. “Erbario Sentimentale” è un’opera che invita a guardare le piante non come semplici elementi del paesaggio, ma come speciali compagne di esistenza, testimoni discrete delle nostre emozioni più profonde.
Organizzato come un erbario delle emozioni, il volume raccoglie testi dedicati a sentimenti universali, amore, paura, rabbia, nostalgia, generosità, passione, ciascuno evocato attraverso una pianta, un fiore o un albero incontrati dall’autrice nei suoi viaggi e nelle sue esperienze di vita.

Monica Zauli è nata a Faenza, ma ha vissuto e lavorato in molti luoghi, tra Firenze, Parigi, Lussemburgo e il Giappone. Laureata in Architettura, per anni ha progettato architetture e giardini. Figlia dell’artista Carlo Zauli, sin dal 2002 segue le attività del museo a lui dedicato, di cui è Vicepresidente, occupandosi di installazioni, di esposizioni a tema, dell’archivio e di progetti laboratoriali in cui unisce la ceramica al mondo vegetale.
La sua ricerca esplora ambiti diversi in campo artistico e paesaggistico alla costante ricerca di una correlazione tra le diverse forme espressive.
È autrice di libri nei quali coniuga l’arte e la natura ai viaggi come in “Suggestioni Laviche. Carlo Zauli e Diego Drudi in viaggio nelle Isole Canarie”, o come in “Della stessa natura. Storia di uomini e piante”, una raccolta di racconti tra la cultura e il verde del Salento o, ancora, come in “Sfalci e Ramaglie. Frammenti autobiografici”, dove vicende proprie della vita dell’autrice diventano scintille per un processo metamorfico tra scelte e cambiamento attraverso una particolarissima chiave di lettura suggerita dal mondo vegetale. Nel 2023 ha pubblicato “Vegetale Umano” con Polaris Editore.


Gli eventi di Padiglione Estate sono possibili grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna.
In collaborazione con
Comune di Faenza | Unione della Romagna Faentina | Podere La Berta


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