Mokichi Otsuka
Awai
25, 26, 27 giugno 2026
Museo Carlo Zauli
Inaugurazione: giovedì 25 giugno ore 18.30

Centenario Carlo Zauli all’interno di Padiglione Estate 2026

 

 

Primo appuntamento di un ciclo di esposizioni che rende omaggio a Carlo Zauli attraverso lo sguardo di artisti contemporanei, la mostra esporrà, tra le altre, una forma sviluppata dall’artista tra il figurativo e l’astratto. L’esposizione creerà un dialogo tra l’opera di Mokichi Otsuka e quella di Zauli, molto amata nel paese del Sol Levante.

La mostra sarà introdotta da Gian Ruggero Manzoni: poeta, narratore, pittore, teorico d’arte, drammaturgo e performer.

L’inaugurazione sarà impreziosita dall’intervento musicale del Maestro Donato D’Antonio che presenterà, per questa occasione, un brano giapponese contemporaneo.

L’artista giapponese, che da molti anni passa alcuni mesi a Faenza e che è molto amato nella città manfreda, presenta in questa occasione alcune opere inedite tra cui una scultura in ceramica permeata da atmosfere astratte e figurative in dialogo tra loro. L’universo espressivo del maestro entrerà così in relazione con quello delle opere di Zauli, dando vita ad un omaggio che, proprio a cento anni dalla nascita del ceramista scultore faentino, ne arricchisce di significato la presenze e ci spinge a riconoscere rispondenze tra i due artisti. 

Scrive Otsuka su questo lavoro: “Vita e morte, bene e male, sé e altro: questo mondo è composto da due opposti. Il dualismo continua a permeare il mondo. Tuttavia, tra gli opposti, esiste una sorta di fluttuazione che non può essere fissata, come un confine che non può essere toccato dal dualismo. In Giappone, chiamiamo questo regno che non può essere catturato dal dualismo “Awai”. Fin dall’antichità, si è detto che ci sia un “Awai” tra le cose, tra questo mondo e un altro mondo. L’En-gawa può essere definito “l’Awai” dell’architettura giapponese, che funge da ponte ininterrotto tra l’esterno e l’interno della casa. Taro Okamoto disse “Forma non forma, colore non colore”. Taro deve aver usato questa frase per descrivere “l’Awai” tra spirito e materia. Vorrei ricercare “l’Awai”, la fase in cui due cose diverse non sono in conflitto o divise, ma sono vagamente connesse, fluttuanti e mutevoli all’interno di qualcosa di più”.

Una dualità concettuale che pare, come sottolinea Gian Ruggero Manzoni, che da tempo segue la ricerca di Mokichi Otsuka, in queste sculture esprimersi attraverso dinamiche curvilinee, sferiche, sinuose, in questo dialogando ancora una volta con una delle forme espressive più tipiche di Carlo Zauli.

La profonda appartenenza alla cultura filosofica ed estetica giapponese viene sottolineata nella serata di presentazione delle opere dall’intervento alla chitarra classica di Donato D’Antonio, che dedicherà un momento musicale alla ricerca musicale nipponica contemporanea.

 


Mokichi Otsuka (Tokyo, 1956), dopo aver completato i suoi studi (laurea e specializzazione in Pittura), si trasferisce, dal 1994 al 1999, in Italia e approfondisce il suo percorso laureandosi in Arte Ceramica presso l’Istituto Nazionale di Arte e Ceramica, G. Ballardini di Faenza. Poi torna in Giappone, dove attualmente vive e lavora, anche se, da allora, trova modo di tornare ogni anno a Faenza per qualche mese. Con assiduo e appassionato lavoro diventa uno dei più apprezzati ceramisti a livello mondiale. Sue opere sono conservate in molteplici collezioni pubbliche: dal Victoria and Albert Museum (U.K.) al MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, dalla Fondazione  Tito Balestra Museo italiano darte moderna e contemporanea, situato nei locali del Castello Malatestiano di Longiano al The National Museum of Modern Art  di Tokyo. E poi ancora al The Museum of Ceramic Art (Hyogo), al Takasaki Art Center College, al Takamatsu City Museum of Art e molti altri.