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IL MUSEO CARLO ZAULI ONLINE

In questa fase di emergenza sanitaria il nostro museo è chiuso al pubblico, ma le nostre porte restano aperte attraverso i canali social e il sito web.
Il Museo Carlo Zauli online per continuare così a scoprire “da lontano” attraverso la rete, luoghi di cultura e arte, per raccontare il museo e proporre nuove modalità di fruizione.

MUSEO CARLO ZAULI ONLINE
CARLO ZAULI, RUOTA STRAPPATA 

Una visita guidata virtuale alla “Ruota Strappata”, opera realizzata da Carlo Zauli nel 1967 – 1968. Scultura in grès e smalto “bianco Zauli”, a forma di grande ruota con una lunga frattura centrale che ne provoca una lieve torsione rispetto al suo asse.
Video di Marco Tronconi.
Musiche di Evgeny Grinko.

Guarda il video Carlo Zauli, Ruota Strappata

CARLO ZAULI MUSEUM ONLINE
CARLO ZAULI, I BIANCHI

Una selezione di opere realizzate dall’artista dagli anni ’60 sino agli anni’80 in mostra alla Pinacoteca Comunale Città di Castello, Palazzo Vitelli alla Cannoniera.
Video di Marco Tronconi.
Musica di Chris Zabriskie.

Guarda il video Carlo Zauli, I Bianchi


Tutte le opere sono state archiviate e catalogate sul PatER Catalogo del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna e sul sito del Museo.
Il progetto di catalogazione è stato realizzato con il contributo dell’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del piano museale (L.R. 18/2000).


ARTE FIERA 2020: IL MUSEO PROTAGONISTA

ARTE FIERA 2020: IL MUSEO CARLO ZAULI PROTAGONISTA NEL WEEK END BOLOGNESE

Nel week end di Arte Fiera 2020, Bologna è il centro internazionale dell’arte contemporanea.
In una città che al di là della presenza fieristica è costellata da moltissime iniziative di pregio e rilievo internazionale, il nostro museo è protagonista di due appuntamenti molto prestigiosi.

Se nella mostra istituzionale di Arte Fiera 2020, Courtesy Emilia-Romagna, a cura di Eva Brioschi, storica e critica d’arte, che rappresenta il fulcro progettuale di Arte Fiera, il Museo è presente attraverso ben quattro opere.

“Primario lavico (Dado esploso)” di Carlo Zauli, possente opera del 1985 che vive della tipica dialettica zauliana tra struttura geometrica ed esplosione naturalistica.

La trilogia scultorea “The surface’s flowing” di Daniel Silver, realizzata nel 2012 dall’artista inglese durante una residenza a cura di Marco Tagliafierro.

Al MAMbo,  quale main project di Art City 2020 si trova invece l’installazione “Ossi” di Claudia Losi, monumentale opera realizzata a Montelupo Fiorentino dalla Manifattura Tuscany Art e prodotta dalla Fondazione Museo della Ceramica di Montelupo e dal Comune di Scandicci.


A THING OF BEAUTY: CARLO ZAULI A OFFICINE SAFFI

Officine Saffi Milano
A THING OF BEAUTY
Eterogeneità della materia
dal 22 maggio al 28 giugno 2019

Keiji Ito, Ian Godfrey, Hans Coper, Yasuhisa Kohyama, Päivi Rintaniemi, Kazuhito Nagasawa, Shingo Takeuchi, Carlo Zauli, Kati Tuominen-Niittylä, Claudi Casanovas, Lucie Rie, Nanni Valentini, Rose Cabat

Siamo lieti di annunciare la presenza di Carlo Zauli nella mostra A Thing Of Beauty, presso Officine Saffi Milano.

A Thing Of Beauty, Eterogeneità della materia è una collettiva di undici artisti di diverse generazioni – Rose Cabat, Hans Coper, Keiji Ito, Yasuhisa Kohyama, Kazuhito Nagasawa, Lucie Rie, Päivi Rintaniemi, Shingo Takeuchi, Kati Tuominen-Niittylä, Nanni Valentini, Carlo Zauli – attivi dagli anni ’50 ad oggi, per mettere in evidenza l’inalterata e impressionante bellezza della ceramica.
Opere scultoree emblematiche della poetica di ogni singolo artista sono riunite in un’esposizione che abbraccia tutto il XX secolo per giungere fino ai giorni nostri. Accanto al lavoro di artisti che hanno fatto la storia della ceramica dal dopoguerra in poi, non poteva mancare la massima essenza di equilibrio nella forma e nel colore dell’arte ceramica giapponese e di artisti provenienti dal Nord Europa.
L’apparente fragilità, spesso in contrasto con la solidità del grés, delle creazioni dalla texture ruvida e dalle sfumature accese e vivaci di Lucie Rie si accompagna ai lavori di Hans Coper più sperimentali, opere astratte e dalle forme monumentali. Un’esplosione di colore emerge dalle minuscole ceramiche di Rose Cabat caratterizzate da smalti viola, rosa, verde, blu, dalla finitura simile a seta.
Accanto a questi maestri dell’arte ceramica internazionale si impongono, con un linguaggio completamente autonomo, le sculture di due figure fondamentali, protagonisti di una memorabile stagione della ceramica italiana, Nanni Valentini e Carlo Zauli le cui opere sono messe in dialogo con le sculture di quattro artisti giapponesi. Lo stile minimalista e l’inimitabile lavorazione delle sculture antropomorfe, dai richiami arcaici, di Keiji Ito, le forme piene, come scolpite dal vento di Yasuhisa Kohyama, si uniscono alle sculture ermetiche di Shingo Takeuchi fino ai misteriosi contenitori di ricordi di Kazuhito Nagasawa nei quali l’argilla si fonde con il ferro, vetro e legno. Un’alleanza tra potere e fragilità si ritrova nelle grandi e delicate sculture di Päivi Rintaniemi, che esprimono una sintesi poetica tra forme arcaiche e design minimalista. Un’ulteriore presenza finlandese, Kati Tuominen-Niittylä, che con i suoi “contenitori” ci riporta ai paesaggi delle foreste nordiche evocando al contempo le forme di secchi, setacci e cesti, tracce di una vita ancestrale.

L’allestimento della mostra è arricchito da mobili scandinavi anni ‘50 e una selezione di tappeti Beni Ouarain provenienti dai monti del Medio Atlante (Marocco), regione dove giungevano lane molto pregiate mai tinte che le tessitrici hanno trasformato in tappeti di grande luminosità, colore e morbidezza.

Per info officinesaffi.com


MONICA ZAULI PARLA DI CARLO ZAULI A BRISBANE

Venerdì 5 aprile h 18
Società Dante Alighieri
Brisbane Australia
Passeggiata a Faenza, città della ceramica, con le opere di Carlo Zauli.
Conferenza di Monica Zauli

La sede australiana della storica Società Dante Alighieri ospita Monica Zauli per una conferenza dedicata a Faenza, alla ceramica e alle opere pubbliche, ma non solo, di Carlo Zauli.

La Società Dante Alighieri è stata fondata a Roma nel 1889 e si occupa di promuovere la diffusione dell’arte e della cultura italiana. Ha sedi in molti paesi e nella maggiori città del mondo, e accoglie tutti coloro che nutrono un genuino interesse nel nostro paese.

La divisione di Brisbane è stata fondata nel 1952 e ha attratto un gruppo molto attivo di membri. Ogni mese organizza concerti, spettacoli e conferenze sull’Italia, proiezioni di film italiani, concerti, mostre, cooking show e altro, invitando i membri a proporre idee e speakers.

Per la Brisbane Dante i corsi di lingua rappresentano la massima espressione degli scopi del gruppo, che qui concentra la parte più rilevante dei suo sforzi. I corsi si tengono tutto l’anno a tutti i livelli.

A supporto dell’attività vengono anche proposti i circoli di cultura e, ovviamente, un circolo dantesco.


CARLO ZAULI A NOMAD ST. MORITZ CON ERASTUDIO GALLERY

“Carlo Zauli: artworks from 1959/1966 e 1972/1974”
NOMAD ST MORITZ
Erastudio Apartment Gallery

7 / 11 febbraio
Chesa Planta
Samedan St Moritz

 

Siamo felici di comunicare che Carlo Zauli è presente nella fiera svizzera dedicata ad arte e design con un solo show presentato da Erastudio Apartment Gallery di Milano, fondata nel 2010 da Patrizia Tenti, architetto.

Per informazioni nomadstmoritz.com

 


IL MUSEO PARTNER DI COURTESY EMILIA ROMAGNA, PROGETTO ESPOSITIVO DI ARTEFIERA

COURTESY EMILIA ROMAGNA
Artefiera Bologna
1 / 4 febbraio 2019

Siamo lieti di essere stati invitati all’interno della maggiore novità del programma collaterale di Arte Fiera: Solo figura e sfondo, una mostra dedicata alle collezioni istituzionali d’arte moderna e contemporanea dell’Emilia-Romagna, pubbliche e private.

Il Museo Carlo Zauli contribuisce al progetto prestando dalla propria collezione i lavori in ceramica di Yuri Ancarani, Salvatore Arancio, Sueharu Fukami, Jonathan Monk, Carlo Zauli e Italo Zuffi.

La mostra inaugura un ciclo intitolato COURTESY EMILIA-ROMAGNA voluto dal nuovo direttore Simone Menegoi: una serie di mostre temporanee, allestite all’interno di Arte Fiera a partire dall’edizione del 2019, che si propone di celebrare il patrimonio collezionistico del territorio – un vero e proprio “museo diffuso” – dalla prospettiva di un curatore (che cambierà ogni anno) e di un tema da lui proposto.

Per la prima edizione, a cura di Davide Ferri, il concept insiste sul tema di fondo della rassegna: l’Emilia Romagna come terra d’arte, nella quale le individualità e le eccellenze si riconoscono parte di un tessuto, di una rete, di un paesaggio comune.

Oltre al Museo Carlo Zauli, collaboreranno istituzioni quali MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Museo Morandi, Fondazione Cirulli, Xing, Fondazione Carisbo, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, MAST, Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro e Galleria d’Arte Moderna Raccolta Lercaro, Fondazione Modena Arti Visive (Fondazione Fotografia Modena-Galleria Civica di Modena-Museo della Figurina), Mutina for Art, CSAC Parma, Collezione Maramotti, Palazzo Magnani, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Fondazione Cassa di Risparmio Imola, MiC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, Museo Carlo Zauli, Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, Fondazione Tito Balestra Onlus, Collezione Sughi, Collezione Verzocchi, Palazzo Romagnoli, Galleria Vero Stoppioni.

Sabato 2 febbraio l’Arena di FICO ospiterà alle 19.30 la presentazione della mostra “Solo figura e sfondo”. Davide Ferri, curatore, ne parla con Matteo Zauli, Museo Carlo Zauli, Faenza; Paolo Barbaro, CSAC dell’Università di Parma; Flavio Favelli, artista.

Solo figura e sfondo
COURTESY EMILIA-ROMAGNA, edizione 2019

“La vita è solo figura e sfondo” – dice Samuel Beckett in Murphy. Più che un titolo, è una suggestione che può dare un’indicazione sulle direzioni in cui si sviluppa la mostra, privilegiando lo svolgimento di un tema centrale della storia dell’arte (e della teoria della percezione): il rapporto tra figura e sfondo, non solo in termini formali, sulla base cioè della “legge dei contrasti” e delle sue possibili trasgressioni, ma soprattutto in termini lirici e atmosferici.

Al centro della mostra vi è l’esperienza del soggetto nel luogo e del paesaggio, interpretato alla luce di indicazioni che provengono anche dalla letteratura, dal cinema, dalla musica e dalla fotografia, con particolare attenzione a quella linea di ricerca che, attraverso figure come Pier Vittorio Tondelli, Gianni Celati e Luigi Ghirri (solo per fare qualche esempio), ha delineato una specie di mitologia della via Emilia e l’idea della via Emilia come metropoli diffusa.

La mostra guarderà a diverse generazioni di artisti, ad alcuni grandi maestri ma anche alla riscoperta di alcune figure di artisti minori presenti nelle collezioni delle istituzioni e delle fondazioni della regione, a linguaggi diversi (inclusi quelli specifici di alcune importanti tradizioni locali, come la ceramica e il mosaico, ad esempio), privilegiando uno sviluppo sincronico, le libere associazioni, gli accostamenti inediti, in modo che anche l’allestimento e la relazione tra le opere, sia uno spartito in grado di pensarsi come costruzione di senso a proposito del rapporto tra figura e sfondo.


Orari mostra

giovedì 31 gennaio: dalle 12 alle 21 (solo su invito)
da venerdì 1 a domenica 3 febbraio: dalle 11 alle 19
lunedì 4 febbraio: dalle 11 alle 17

per informazioni e prezzi ingresso vi invitiamo al sito di Artefiera


UNIVERSO NERO: INSTALLAZIONE DEDICATA A ZAULI

UNIVERSO NERO
installazione con testi di Lorenza Boisi e musica di Alessandro Tomarchio
dal 10 al 18 ottobre 2018

evento nell’ambito di
Energie Diffuse – Emilia -Romagna un patrimonio di culture e umanità

Durante la Settimana del Contemporaneo faentina il museo espone Universo Nero, l’installazione di Lorenza Boisi e Alessandro Tomarchio ispirata alla celebre piastrella di Carlo Zauli, creata appositamente in occasione della mostra al Midec di Laveno Mombello, tutta dedicata allo scultore faentino.

Lorenza Boisi, curatore della mostra e direttore del Midec, ha ideato questo allestimento speciale pensato espressamente per arricchire la presenza della piastrella, creazione degli anni 70 ma sempre attuale nel suo decoro essenziale ed evocativo.

In chiusura della mostra di Laveno, Universo Nero arriva a Faenza, unendo la piastrella di Carlo Zauli ad un racconto di Lorenza Boisi, che riportiamo di seguito, e ad una composizione di musica elettronica di Alessandro Tomarchio, da ascoltare anche a questo link.

 

Appunti per un romanzo di Fantascienza  ispirato ad una creazione  di Carlo Zauli.

UNIVERSO NERO

di Lorenza Boisi

2018

 

Nell’anno caudale A5/63, conducevo finalmente una vita ordinaria.

Non sudavo più, non gemevo più, camminavo con le mie stesse gambe, guardavo il geoide con i miei stessi occhi e potevo andarmene in giro come quello che credevo essere un uomo libero.

Il sistema condensato veglia/riposo/consumo/pensiero/ occupazione formale era vigorosamente scandito da un mandato del Governo Quadrale.

La torre di richiamo diffondeva, dalle sue rampanti ed inarrivabili altezze, echi di appello alle fasi consecutive. Il Governo Quadrale aveva ripescato, non senza un certo nostalgico sarcasmo, alcune vecchie lagne del tempo pre-Quadrale, del cosiddetto: Tempo Bianco.

Un crescendo di cori femminini celebrava la dea profana, dagli stivali di vernice, calice di bellezza, ripetendone le iniziali:

BB – BB – BB – BB –

Queste consonanti dell’alfabeto lineare, occlusive bilabiali sonore, ci ricordavano la necessità di esistere e di non smettere di partecipare al sistema condensato, dove ognuno di noi, completamente aderente e consapevole, cooperava al perpetrarsi ed all’officiare della nuova epoca Quadrale.

Già nel Tempo Bianco, qualche Veggente aveva sentito per via epidermica e descritto con i segni di aria l’avvento della Grande Trasformazione Cinetica, che avrebbe condotto il nostro pianeta, da una condizione di impermanenza millenale chiara, alla Camera Obscura, oggi conosciuta come UNIVERSO NERO: il Tempo Immobile e sempiterno, condensato e definito dall’allora forma sociale del Governo Quadrale.

’UNIVERSO NERO si era acceso su di noi come un’ombra progressiva, come l’ora che volge al desio, illuminando di crepuscolo prima, di retino puntinato poi ed in fine di buio compiuto, tutto il nostro Increato.

L’UNIVERSO NERO, sino dal 999.007 – annuario di Brentano, aveva abbracciato l’Increato con concupiscente profondità, avviluppando il nostro pianeta, in una coltre amichevole e fresca di colore nero satinato.

Già dai primi barlumi del mattino del 999.007, gli indici di Obscura si erano impennati concedendo a tutti noi la speranza di un sollievo dal Tempo Bianco.

Insperata, la Liberazione dalla luce Bianca e dal suo Rumore, si era resa manifestata giorno dopo giorno, invocata in feroci liturgie propiziatorie pubbliche.

Il Rumore Bianco, algido e caotico, si era reso presto cospicuo per assenza, soprattutto nelle regioni dei deserti di Manganese dove, il nero della polvere, pareva averlo assorbito come avrebbe fatto una spugna-psicofila con i tanti pensieri di cui, un cittadino qualunque del Tempo Bianco come sono stato io, necessitava sgravarsi velocissimamente.

I vasti deserti di Manganese bruciavano sotto la catena del Meridio.

Nere ed incolmabili lande di polveri pesantissime e silenziose, avevano bevuto il Rumore Bianco e con esso, pure la tanta luce che questo si portava ineluttabilmente con sé.

L’avvento dell’UNIVERSO NERO, ci aveva, noi creature fragili, incomplete ed albine, resi liberi dal giogo della cecità, concedendoci il conforto di una tenebra fitta, mobile ed infinità, serico ed organico velluto di eterno.

Tornarono a fiorire le Aspidistre di Ray e le delicatissime Strelitzie Allumine si insediarono in spettacolari arborescenze endemiche tra i crepacci di rocca, rinvigorite dalla luce Nera e dalla frescura salubre che l’UNIVERSO NERO aveva rivendicato per tutto il pianeta.

Se nel millenale del Tempo Bianco, flora e fauna erano bruciate, immolate all’abisso luminoso e fisso, nel tedio rumoroso di un costante e diffuso brillare, la Luce dell’UNIVERSO NERO aveva risvegliato tutta una umbratile e mutevole Natura Cinetica, le Naturalia della stella mobile. Il clima corroborante ed umido, unitamente al buio, avevano permesso il rigenerarsi ed il moltiplicarsi di molte bellezze dimenticate e nuovamente gratificanti per i nostri occhi cerulei, essi stessi resi fisiologicamente utili e funzionali…


NOTIZIE DAL PASSATO / GIUGNO

Dedicato a Sueharu Fukami.

Un post dal passato dedicato all’ospite speciale che dal Giappone è giunto a Faenza per donarci, in occasione del nostro sedicesimo compleanno, una sua preziosa opera, suggellando un’amicizia nata tanti anni fa.

Carlo Zauli e Sueharu Fukami si incontrarono per la prima volta in Giappone, nel 1974.

E proprio nel taccuino di Carlo, trascritto per “Diario riservato di un viaggio in Giappone”, volume a cura di Bruno Corà leggiamo: “E’ un giovane ma i suoi pezzi hanno già molto carattere, sprigionano un’energia interna tale da causare tensioni in superficie. Le forme, inizialmente pure e geometriche, ne risultano variate, in certe parti allungate in sottili lastre.”

E durante la serata di presentazione dell’opera, il 25 maggio scorso, il maestro Fukami ha detto di Zauli:
“Per me, allora giovanissimo vedere le opere di Zauli nella sua personale a Kyoto fu come un fulmine a ciel sereno e mi rivelò la strada da percorrere. Poi, dopo numerosi lo incontrai a Faenza e per me fu come rivedere un padre.”

Un’amicizia davvero lunga alcune migliaia di chilometri.

Nella gallery su flickr le foto della serata, a cura del Gruppo Fotografia Liceo.


CARLO ZAULI A LAVENO

Carlo Zauli in mostra a Laveno

Carlo Zauli / scultore, ceramista, designer
a cura di Matteo Zauli e Lorenza Boisi

MIDeC
Palazzo Perabò 5, Cerro di Laveno Mombello

dal 15 luglio al 14 ottobre 2018
inaugurazione domenica 15 luglio h. 11

 

La mostra a Laveno Mombello focalizza la personalità di Carlo Zauli (Faenza, 1926 – 2002) quale artista di riferimento nella scultura in ceramica del secondo Novecento.

Per la prima volta la figura di Zauli sarà indagata ponendo l’accento sugli elementi di dialogo tra la propria ricerca scultorea, per la quale egli è maggiormente conosciuto, e il design, nel quale si è cimentato per oltre trent’anni, fondando, tra le altre cose, un’azienda di piastrelle di riferimento internazionale negli anni 60 – 70 ed 80: “LaFaenza”.

Vasi e sculture in ceramica, spesso rivestiti con il celebre smalto “bianco Zauli”, piastrelle d’epoca, disegni preparatori, piccole sculture in edizione limitata, rare fotografie di mobili e complementi d’arredo disegnati dall’artista faentino comporranno così un singolare progetto di mostra che si pone come un unicum assoluto nella propria vicenda espositiva

Una mostra che ci restituisce per la prima volta quella eterogeneità che caratterizzava Zauli, la cui ricerca spazia tra la scultura, la grafica, l’architettura – con la quale le sue opere sono spesso nate in dialogo – e la progettazione oggettuale che lo portò a realizzare non soltanto pavimenti e rivestimenti per la storica “LaFaenza”, ma vasi per la Rosenthal e mobili autoprodotti.

Un sistema di forme espressive che ruotavano tutte attorno alla propria ricerca oggettuale e scultorea, ed alla storica bottega-studio in via della Croce, luogo nel quale già prima di lui si producevano ceramiche d’arte e che oggi è diventato il Museo Carlo Zauli.

Attorno al rapporto dialogico struttura – natura che caratterizzava fin dai primi anni 60 il proprio linguaggio, fiorivano così in un clima di massima condivisione e di lavoro d’equipe – come da tradizione delle grandi botteghe rinascimentali –  lavori monumentali, vasi sconvolti, piccole sculture in edizione limitate, linee grafiche per pavimenti e rivestimenti, oggetti di arredo che portavano tutti con sé il respiro della grande scultura.


Il MIDeC- Museo Internazionale del Design Ceramico di Cerro di Laveno Mombello, già Civica Raccolta di Terraglia, apre ufficialmente al pubblico nel 1971 nella sede del   cinquecentesco Palazzo Perabò.

Il Museo raccoglie una vasta dotazione di opere in ceramica provenienti, in prevalenza, dalla raccolta della Società Ceramica Italiana/ Richard-Ginori, dalla donazione Scotti-Meregalli, dalla donazione Franco Revelli e altre donazioni private.

La collezione documenta la produzione in terraglia forte da metà del 1800 ai giorni nostri nell’area lombarda, in particolare la produzione di S.C.I. – Società Ceramica Italiana/Richard Ginori e Revelli, i cui destini si avvicendano e contano la presenza di figure di spicco internazionale quali G. Ponti, G. Andlovitz, A. Campi. Il design di ricerca di questi grandi nomi ha dato un’impronta insuperata nella produzione ceramica lavenese, conosciuta in tutto il mondo.

Nelle numerose sale, allestite al piano nobile del Palazzo, si possono ammirare grandi vasi, portaombrelli, piatti e servizi da tavola finemente decorati, realizzati tra la fine dell’Ottocento ed il primo Novecento, opere in stile Liberty e pezzi ormai rari di servizi igienici di manifatture italiane e straniere, nonché opere uniche di grande levatura artistica: sculture, grandi gruppi scultorei e pannelli in ceramica di A. Biancini, A. Campi, G. Andlovitz, P. Melandri, G. Gariboldi

Nell’ultimo decennio la collezione è andata arricchendosi di opere di artisti contemporanei che vedono nella ceramica uno dei terreni privilegiati della loro indagine e della loro pratica.

Il MIDeC accoglie periodicamente mostre temporanee di ispirazione ceramistica con orientamento al design, alla tradizione artigianale, alla pratica artistica e di indagine del patrimonio di archivio.

 

Carlo Zauli
scultore, ceramista, designer
a cura di Matteo Zauli e Lorenza Boisi

MIDeC
Palazzo Perabò 5, Cerro di Laveno Mombello

dal 15 luglio al 14 ottobre 2018

Orari di Apertura:
Ve/Do – 14:00-19:00
Sa 10-13 / 14:00-19:00

Biglietti di Ingresso: intero 5 euro, ridotto 3 euro


NOTIZIE DAL PASSATO / MAGGIO

Nato a Torino nel maggio del 1909, Giulio Carlo Argan è stato un critico d’arte, politico e docente italiano, che ha seguito con affetto e passione il lavoro di Carlo Zauli.  E’ morto a Roma nel 1992, lasciando una vasta serie di opere scritte sul mondo dell’arte.

 

Giulio Carlo Argan
Lettera a Carlo Zauli

Manoscritto, Archivio Carlo Zauli, n.18

Carissimo Carlo Zauli,

tra le tecniche più antiche della civiltà umana, due sono più delle altre legate ad una intuizione profonda del cosmo e della vita: quella del pane e quella del vino.

Terza è l’arte fittile o della ceramica, la quale discende dalle due prime, le sintetizza e le integra.

Si impasta e si cuoce come il pane, ma a differenza del pane che lo perde, conserva il colore e il calore del fuoco.

Perciò si adopera a fare i vasi che contengono il vino e, essendo naturalmente caldi di fuoco, conservano l’ardore del nettare.  Vedono piacere e personale vantaggio, che l’amico Zauli conosce le radici profonde, originarie, della sua arte di ceramista che poi è la prima arte della forma, essendo chiaro che la forma non è altro che il contenente, senza il quale contenuto sarebbe soltanto una pozzanghera in terra.

(…)

Con affettuosa amicizia,

Giulio Carlo Argan

Roma, 13 giugno 1969


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