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School of Nothing – In principio era il suono

In principio era il suono
workshop ceramico con Fabiano Sportelli
20 luglio 2024 
dalle ore 17.00 alle 19.30 

All’interno di School of Nothing
Scuola di ceramica per artisti

In occasione del ventennale del progetto
Residenza d’artista

a cura di Viola Emaldi

 

All’interno di School of Nothing – Scuola di ceramica per artisti a cura di Viola Emaldi, si realizzerà il workshop ceramico “In principio era il suono”, un’esplorazione del suono come elemento generatore, condotto dal maestro ceramista fischiettaro Fabiano Sportelli.
L’evento si terrà il 20 luglio presso il suggestivo parco di Villa Emaldi a Faenza, in collaborazione con MAGMA. 

Dal 19 luglio, Faenza ospiterà anche gli artisti Francesco Cavaliere (in residenza School of Nothing MCZ a Villa Emaldi) e Sergio Breviario (in residenza School of Nothing MCZ al MCZ), che prenderanno parte al progetto “School of Nothing” e parteciperanno al laboratorio a Villa Emaldi.
 
L’evento coinciderà con la rassegna Elementi, curata da MAGMA, offrendo un affascinante viaggio tra musica, performance e arti visive contemporanee.
 
Info e prenotazioni: riservaree@gmail.com
 

 
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

In collaborazione con Comune di Faenza | AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica

 

 

School of Nothing

School of Nothing

Scuola di ceramica per artisti

In occasione del ventennale del progetto
Residenza d’artista


a cura di Viola Emaldi

 

Sergio Breviario, Francesco Cavaliere,
Christian Holstad, Mino Luchena,
Lorenzo Mason, Enrico Minguzzi,
Margherita Morgantin, 
Marta Pierobon,
Sissi, Italo Zuffi

 

 

Il Museo Carlo Zauli di Faenza, attivo dal 2002, rappresenta oggi un punto di riferimento nella produzione e nella divulgazione dell’arte contemporanea declinata sul medium ceramico, grazie a conferenze, rassegne, percorsi didattici, workshop e al progetto Residenza d’Artista, nato nel 2003 da una proposta di Viola Emaldi a Matteo Zauli, che insieme declinarono come un modus operandi, al tempo stesso produttivo e didattico.

In occasione del ventennale delle sue residenze d’artista, il Museo Carlo Zauli di Faenza presenta School of Nothing, un nuovo progetto di residenza diffusa a cura di Viola Emaldi, che nel corso del 2024 vuole mettere in dialogo 10 artisti multidisciplinari – accomunati dall’avere una conoscenza pregressa del medium ceramico – con il Museo Carlo Zauli e il “sistema Faenza” per la ceramica: una scuola diffusa e coesa, che comprende una filiera formativa, una rete museale, oltre a un insieme di associazioni, co-working e aziende concentrate in un piccolo territorio. Nell’ambito del progetto, gli artisti si confronteranno anche con l’opera di Carlo Zauli, approfondendo alcune tematiche a lui care, connesse ai materiali ed ai processi da lui utilizzati, dando vita ad un apparato di conoscenze e nuove interpretazioni della sua ricerca tecnica ed artistica.
Grazie alla collaborazione virtuosa di AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica, il progetto coinvolgerà anche alcune aziende ceramiche colpite dall’alluvione, tra le quali anche Bottega Gatti, manifattura di riferimento in Italia per la produzione di opere in ceramica per l’arte contemporanea.

Come afferma Viola Emaldi: “Con School of Nothing si vuole mettere in atto un nuovo tipo di residenza che non è finalizzata alla produzione di un’opera, ma all’apprendimento e messa in pratica di un processo ceramico specifico, utile all’espressione individuale di ogni artista coinvolto, concentrandosi sullo studio, la sperimentazione, la prototipazione; un seme attivo che inneschi nuove espressioni artistiche e che insieme produca nuove connessioni con i player della ceramica faentina, quali artigiani, docenti, tecnici e studenti. Il fine del progetto è anche quello di promuovere e dare valore all’artigianalità e alla cultura del fare, con le mani e con il pensiero”.

Matteo Zauli, direttore del Museo Carlo Zauli sottolinea quanto il progetto School of Nothing “voglia rafforzare uno degli obiettivi principali per cui il Museo è nato, ovvero la conoscenza del linguaggio artistico di Carlo Zauli presso artisti e curatori contemporanei nazionali e internazionali, la promozione e diffusione della sua eredità culturale insieme allo studio di tecniche ceramiche declinate sul contemporaneo”.

La città di Faenza è di fatto protagonista del ritorno della ceramica nelle arti visive a partire dagli anni Novanta, con la creazione di un articolato sistema culturale ed economico, le cui basi risalgono agli inizi del Novecento, con la fondazione del MIC Museo internazionale delle ceramiche in Faenza e della nota Scuola d’Arte Ceramica: un sistema fatto di Genius loci e di saperi artigianali che si incontrano con le arti visive per generare nuove azioni e produzioni culturali. È esattamente qui che si inserisce l’attività del Museo Carlo Zauli che, in oltre venti anni di residenze, ha promosso il ritorno da parte degli artisti a un approccio diretto con i materiali, da autodidatti o con l’assistenza di tecnici, sostenendo apertamente il lavoro artigiano in arte, creando opere, scrivendo e favorendo momenti di condivisione.
Dalla lettura contemporanea del rinnovato fare artistico, oggi sempre più connesso a materiali caldi e praticato in modo diretto – non solo (non più) delegando la produzione dell’opera a tecnici esperti – nasce l’idea di una “scuola” speciale, che permetta a una classe di artisti di sviluppare competenze specifiche utili alla libera creazione. Per fare ciò School of Nothing si pone come un progetto di apprendimento attraverso l’esperienza, dando rilievo all’applicazione pratica delle conoscenze, sul modello learning by doing, oggi più che mai attuale e già impiegato dall’avanguardia artistica nell’ambito di “scuole” sperimentali e votate ad un approccio interdisciplinare, quali il Black Mountain College, fondato nel 1933 in North Carolina sull’esperienza del Bauhaus tedesco. Nello specifico, l’artista è il soggetto al centro del processo, là dove le attività esperienziali e laboratoriali acquisiscono rilevanza, proprio perché l’apprendimento efficace non è composto solo di conoscenze, ma anche di abilità e competenze che vanno promosse attraverso la sperimentazione attiva.

Seguendo questa filosofia, School of Nothing ha scelto di invitare Sergio Breviario, Francesco Cavaliere, Christian Holstad, Mino Luchena, Lorenzo Mason, Enrico Minguzzi, Margherita Morgantin, Marta Pierobon, Sissi Italo Zuffi ad approfondire un “argomento” ceramico di loro preferenza da declinare a livello artistico: dalla foggiatura al tornio alla modellazione 3D, dalla decorazione alla cottura. Ogni artista sviluppa quindi non necessariamente un’opera ma uno specifico processo, grazie a un progetto formativo ideato su misura e composto da lezioni teoriche e fasi laboratoriali presso scuole, musei, imprese e associazioni, coinvolgendo diversi professionisti del settore.

Il titolo del progetto comprende ironicamente la parola “nothing”, per sottolineare la discrezionalità dell’artista nella realizzazione di un elaborato finale. Ai partecipanti sono offerti brevi periodi di soggiorno, in un arco temporale esteso, da febbraio a novembre 2024, periodo durante il quale sono pianificate anche una serie di attività collaterali (workshop, laboratori, eventi di restituzione), alcuni dei quali aperti al pubblico, presso il Museo Carlo Zauli, e immersi nel verde di Villa Emaldi, come il workshop In principio era il suono, previsto il 20 luglio 2024.

Al termine del progetto (dicembre 2024) sarà presentato un volume di 10 capitoli, uno per artista, che comporrà una sorta di diario collettivo in edizione limitata delle singole esperienze, insieme a nuovi approfondimenti e nuove riflessioni critiche sull’opera di Carlo Zauli raccontate in duplice maniera; dagli artisti protagonisti nel modo a essi più congeniale e dai “docenti” come un vero e proprio manuale ceramico composto da 10 argomenti. Un libro d’artista e al contempo un manuale di tecnica e pratica ceramica, fruibile comemultiplo stampato in edizione limitata e divulgato open source.

 

Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

In collaborazione con Comune di Faenza | AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica

 

Partners

MIC –  Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Museo Civico di Scienze Naturali Malmerendi
ISIA Faenza – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche
Liceo Artistico Torricelli Ballardini, Indirizzo design ceramico
Corso IFTS Tecnico ceramico per innovazione e sostenibilità nei mestieri artigiani Made in Italy
Associazione culturale MAGMA Aps
M.T.G.G. – Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani
Associazione Ex Allievi Istituto Statale d’Arte G.Ballardini
Ente ceramica Faenza
CNA Romagna faentina

Con la collaborazione di

Ana Cecilia Hillar
Antonietta Mazzotti
Bottega Gatti 1928
Ceramica Senio – Alta Ceramica Faentina
Ceramiche Lega e Museo Leandro Lega
Elisa Grillini
Fabiano Sportelli
La Vecchia Faenza
Manifatture Sottosasso
Mirco Denicolò
Modelleria Digitale
Oscar Dominguez
Pantoù ceramics
Simona Serra Restauro ceramica
Terra & Forme

 

 


MUDFULNESS
 – TERRE A DIMORA

Mudfulness
Terre a Dimora

Progetto di Residenza d’Artista con Michele Guido

Installazione con opere di Michele Guido e Carlo Zauli
Fotografie di Cristina Bagnara

A cura di Giulia Ferraresi e Matteo Zauli

Dal 27 novembre al 5 dicembre 2023
Inaugurazione lunedì 27 novembre ore 12.00

Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Viale Aldo Moro n.50 Bologna

Inaugura lunedì 27 novembre l’installazione con opere di Michele Guido e Carlo Zaulifotografie di Cristina Bagnara. La mostra, a cura di Giulia Ferraresi e Matteo Zauli, presso la sede dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna in Viale Aldo Moro n.50 Bologna, sarà visitabile fino al 5 dicembre 2023.
A corredo della mostra un catalogo con testi di Emma Petitti – Presidente Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna, Mauro Felicori – Assessore alla cultura e paesaggio Regione Emilia-Romagna, Manuela Rontini – Consigliera regionale dell’Emilia-Romagna e Presidente della Commissione “Politiche economiche”, Matteo Zauli – Direttore Museo Carlo Zauli, Alice Arabia e Giada Miino – corso per curatori MCZ.

Hanno collaborato al progetto ceramico Manifatture Sottosasso Modelleria Digitale.
Hanno seguito il progetto di Residenza con Michele Guido gli studenti partecipanti al corso per curatori MCZ (Alice Arabia, Isabella Catino, Giada Miino, Giulia Petronio, Carolina Scalas), gli studenti del corso IFTS (Chiara Casalone, Katiuscia Urbinati) e gli studenti ISIA Faenza (Federica Cinquepalmi).

Il progetto di Residenza, realizzato grazie al Bando della Regione Emilia Romagna, L.R. N. 2/2022 – VALORIZZAZIONE DI CASE E STUDI DEGLI ILLUSTRI DELL’EMILIA-ROMAGNA, si inserisce all’interno dei drammatici eventi che hanno colpito l’Emilia-Romagna nell’alluvione del 16 maggio e ha portato, come spiega Matteo Zauli, ad un’inedita installazione che si muove su diversi piani di narrazione, su contesti documentaristici e scultorei, a costruire uno spazio di pensiero che vede il disastro naturale come parte di un processo rivolto ad una polarità positiva, come a non voler tradire il destino della terra stessa, sempre e comunque, anche oltre ogni catastrofe, portatrice di nuova vita.

 


 

Mudfulness
Terre a Dimora
Dal 27 novembre al 5 dicembre 2023
Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna
Viale Aldo Moro n.50 Bologna
La mostra sarà visitabile:
lunedì-venerdì ore 9.00-18.00
chiuso sabato e festivi
Ingresso gratuito
Info: gabinettopresidenteal@regione.emilia-romagna.it
tel. 051 527 5040 – 6869

PROGETTO DI RESIDENZA CON MICHELE GUIDO

Tra fango e nuove argille:
un percorso di residenza per la valorizzazione di inediti materiali,
progetto di Residenza con Michele Guido

 

Il Museo Carlo Zauli ha vinto un importante Bando della Regione Emilia Romagna, L.R. N. 2/2022  – VALORIZZAZIONE DI CASE E STUDI DEGLI ILLUSTRI DELL’EMILIA-ROMAGNA, con un progetto di Residenza inserito all’interno dei drammatici eventi che hanno colpito l’Emilia-Romagna nell’alluvione del 16 maggio.

Il lavoro di Michele Guido, artista di rilievo internazionale, si inserirà all’interno di un processo di valorizzazione di opere inesplorate degli archivi del Museo, quelle dedicate agli stampi e ai modelli in gesso di Carlo Zauli che non erano ancora stati catalogati poiché sommersi da un’enorme quantità di argilla e che, dopo l’alluvione, sono riemersi dalla più remota cantina per svelare forme ancora inedite dell’opera zauliana.

L’artista ha assistito a questo importante ritrovamento e, attraverso le “argille alluvionate” che sono state recuperate potrà conoscere e studiare approfonditamente questa materia prima che è per noi materiale di archivio, fonte di ispirazione per le opere che realizzerà.

Come spiega  Matteo Zauli, direttore artistico del MCZ, Michele Guido nel suo lavoro fa emergere il rapporto tra architettura, storia e immagine della natura. Sono nati così i “garden project”, progetti interdisciplinari basati sulle analogie formali tra il mondo vegetale e la ricerca scientifica, la loro origine geografica, i flussi migratori e la storia culturale dei luoghi di provenienza. Un lavoro che sento vicino alla ricerca sulla natura compiuta da Carlo Zauli.

La valorizzazione e promozione di questo patrimonio avverrà attraverso la ricerca contemporanea di Michele Guido e un’esposizione, presso la sede dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna in Viale Aldo Moro n.50 Bologna, dal 27 novembre al 5 dicembre 2023, delle opere da lui realizzate unitamente ad un’installazione con una selezione di tale inedito materiale di archivio di Carlo Zauli ritrovato.

Il progetto avrà inoltre una valenza formativa con il coinvolgimento di alcuni giovani studenti selezionati delle Accademie di Belle Arti di Bologna e Ravenna, partecipanti al corso per curatori MCZ, del corso IFTS Tecnico del Prodotto ceramico: Sviluppo, sostenibilità e Design per il Made in Italy di Faenza e ISIA Faenza – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche.

 

Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna.
In collaborazione con: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Comune di Faenza.

 


Michele Guido (Aradeo, LE – 1976); vive e lavora a Milano

Nel 1997 si trasferisce a Milano per studiare presso l’AABB di Brera, si diploma nel 2002 e l’anno successivo frequenta il master in Landscape Design; contemporaneamente al periodo di formazione, nel 1999 viene selezionato per una residenza/studio presso il Centro T.A.M. diretta da Eliseo Mattiacci. Dal 2001 al 2007, ha uno studio presso la Casa degli Artisti di Milano, dove organizza con J. de Sanna e H. Nagasawa: “Discussione Aperta: il Concetto di MA”, che nel mondo orientale indica un passaggio, un intervallo di spazio-tempo. Questi elementi incidono in modo decisivo sulla genesi del suo lavoro; da qui deriva la sezione degli elementi vegetali, la stratificazione del disegno per ricavare l’elemento modulare che appartiene all’impianto genetico delle piante.
Le indagini multidisciplinari si sviluppano con progetti più complessi denominati “garden project” basati sulle analogie formali fra il mondo vegetale e la ricerca scientifica, l’origine geografica delle piante, il loro rapporto con la cultura di quei luoghi, la biodiversità, l’anti specismo ed i cicli legati al seme-pianta-frutto-seme in collaborazione con le banche dei semi.
I suoi progetti sono stati esposti e conservati in diversi luoghi pubblici e privati: Mattatio, Roma | Casa degli Artisti, Milano | ZACentrale, Palermo | Museo del ‘900, Milano | Museo MACTE, Termoli | PAV – Parco Arte Vivente, Torino | Museo della Ceramica, Savova | Museo della Ceramica Monteupo F. (FI) | Palazzo Oneto, Palermo, Manifesta12 | Palazzo Borromeo, Milano | Fondazione Merz, Torino, Meteorite in Giardino 10 | ZonaMacoSur, Città del Messico | Museo Camusac, Cassino | Museo Carlo Zauli, Museo MIC, Faenza | Lia Rumma Gallery, Napoli | Fondazione Plart, Napoli | Accademia di San Luca, Roma.
Tra le mostre personali nella galleria Z2O Sara Zanin Gallery di Roma: taphrina deformans garden project, 2021; il tesoro di atreo garden project _2015 con Hidetoshi Nagasawa; 02.02.13 garden project del 2013 e z2o garden project del 2009. Nel 2020 riceve il premio per artisti del Museo della Ceramica di Savona ed il premio Anna Morettini, nel 2010 il Premio Rotary Brera Christian Marinotti, nel 2008 il II Premio per la Scultura dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro. Tra le residenze: “work” presso la Casa degli Artisti di Milano | “Grand tour en Italie” all’interno di M12 collateral Palermo nel 2018 | “Umana Natura”, visiting professor Hidetoshi Nagasawa nel 2012 | “Made in Filandia” nel 2011.

www.liarumma.it
www.z2ogalleria.it


RESIDENZA D’ARTISTA NUOVO FORNO DEL PANE

Residenza d’Artista Nuovo Forno del Pane
in collaborazione con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

 

Il Museo Carlo Zauli in collaborazione con il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna per una Residenza di produzione ceramica per 5 artisti (Ruth Beraha, Letizia Calori, Mattia Pajè, Vincenzo Simone, Filippo Tappi) nell’ambito del progetto Nuovo Forno del Pane, che il museo bolognese dedica a 12 giovani artisti ospitandoli nei propri spazi museali e trasformando la grande sala delle ciminiere in altrettanti studi d’artista temporanei. Il Nuovo Forno del Pane è infatti un centro di produzione interdisciplinare che trasforma gli spazi e la funzione della Sala delle Ciminiere del MAMbo: non più spazio espositivo ma spazio di produzione, comunità creativa in cui l’arte diventa pane per la mente e il museo si trasforma in forno, incubatore della creatività, spazio che Bologna offre ai suoi artisti per ripartire, per rinascere dopo questa emergenza planetaria.

I 5 artisti realizzeranno un progetto in ceramica negli spazi del Museo Carlo Zauli, tracciando una momento di fusione tra gli spazi e i progetti delle due istituzioni regionali.

RESIDENZA D’ARTISTA CON SHAFEI XIA

Residenza d’Artista con Shafei Xia
in collaborazione con P420

 
 

A partire dal mese di marzo, è iniziata l’esperienza in Residenza per l’artista cinese Shafei Xia (ShaoXing, Cina 1989).
Il progetto Residenza d’Artista è concepito per far incontrare un artista con il mezzo espressivo della ceramica. Attraverso la supervisione di un tutor ceramista, Aida Bertozzi, collaboratrice del MCZ , l’artista ospite realizzerà opere d’arte secondo la propria poetica.
L’esperienza è in collaborazione con P420, galleria d’arte bolognese di prestigio internazionale.

Shafei Xia ha concluso i suoi studi con una tesi dal titolo “Il mondo è il circo”, parafrasando la nota espressione di Federico Fellini. Culla di tutte le forme di spettacolo, capace di provocare grandi risate e profonda commozione, di illuminare a giorno l’interno di un tendone e di far scendere il buio più profondo, il circo è la metafora della vita, «forse soltanto la sua abbreviazione» scrive l’artista stessa, che aggiunge «è un meraviglioso ricordo dell’infanzia e una meravigliosa fantasia del mondo adulto».
“Il tema principale delle sue opere è l’amore” fa notare Maura Pozzati nel testo scritto per la presentazione dell’artista “vissuto come desiderio, gelosia e violenza, rappresentato in maniera esplicita o simbolica a seconda dei casi, ma comunque onnipresente”.
Così il circo di Shafei si popola di una miriade di figure, acrobati svestiti, amanti che consumano l’amore, tigri, ghepardi e animali di ogni genere. E tutto questo è raccontato senza mai perdere la delicatezza nel trattamento dei volti, nella rappresentazione degli ambienti, nella descrizione dei corpi nudi, dei movimenti e delle pose.

Shafei Xia ha conseguito la laurea triennale in scenografia alla ChongQing University.
Si trasferisce a Bologna e si laurea all’Accademia di Belle Arti nel 2020.
Nel 2019 ha vinto il Premio al talento Fondazione Zucchelli per l’Arte.
Nel 2020 prima mostra personale nel nuovo project space P420^2.


RESIDENZA D’ARTISTA 2019

MUSEO CARLO ZAULI
RESIDENZA D’ARTISTA / edizione 2019

Giulia Bonora, Chiara Camoni, Arianna Carossa
a cura di MCZ

in collaborazione con:

Comune di Faenza
AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica
Regione Emilia Romagna
Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza
Crédit Agricole
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Associazione Amici della Ceramica e del MIC
Tiziano Rondinini
Officine Saffi Milano
Podere La Berta

18 ottobre – 18 dicembre
opening 17 ottobre h 21.00

 

Il museo presenta gli esiti delle residenze estive 2019, che hanno visto protagoniste tre artiste, in altrettanti progetti speciali: Giulia Bonora, Chiara Camoni, Arianna Carossa. Con poetiche e percorsi differenti, le artiste si sono confrontate, come sempre negli inviti in residenza, con il lavoro e gli spazi di Carlo Zauli.

La prima è stata Chiara Camoni, invitata a misurarsi con la dimensione del workshop, all’interno di un progetto di formazione che il museo porta avanti con AiCC, Associazione Italiana Città della Ceramica, in una visione della ceramica che tiene insieme il fare con il pensare, superando le divisioni fra arte, artigianato e design.
Il workshop si è concretizzato in 3 giorni in cui produrre, leggere e discutere insieme, intorno alla realizzazione di una grande opera collettiva: Kabira, un cavallo in creta nera, la stessa che utilizzava Zauli. E partendo dall’apertura del deposito delle terre, si sono alternati momenti di modellazione in studio al disegno dal vero dei cavalli al maneggio, esperimenti con crini e letture di libri che hanno costituito le coordinate all’interno delle quali si è sviluppata l’azione delle mani di tutti i partecipanti.
Dopo essicazione e cottura, i pezzi sono stati assemblati nuovamente in maniera condivisa e aperta a tutti, e il cavallo, una struttura portante in legno coperta da lunghe collane di pezzetti in terra, è già esposto al museo, fino alla data dell’opening, per poi partire per una mostra in Galles, ed essere sostituito dal video documentario sulla realizzazione.

La successiva ospite in residenza è stata Giulia Bonora, artista bolognese vincitrice della residenza all’interno del premio internazionale Open To Art, organizzato dalla galleria milanese Officine Saffi, selezionata fra gli oltre 400 candidati.
Giulia Bonora ha lavorato ad una serie di progetti legati alla funzione del contenitore, e in particolare all’idea della raccolta dell’acqua. Anfore, onde, flussi sono le forme realizzate con l’antichissima tecnica del lucignolo, che l’artista utilizza in chiave contemporanea in tutti i propri lavori. Le sculture si caratterizzano quindi per una irregolarità dei volumi che fornisce loro un forte richiamo antropologo e naturalistico. Oltre al lucignolo, i lavori di Bonora si contraddistinguono anche per un preciso codice cromatico, con il costante utilizzo di smalti della gamma dei blu, quale simbolo di profondità e conoscenza. La residenza è stato l’occasione per l’artista per approfondire e sperimentare ulteriormente le infinite sfumature degli smalti ceramici.

Infine è stato il turno di Arianna Carossa, artista genovese che vive e lavora a New York. Dopo anni di approccio tradizionale alla ceramica, Carossa ha intrapreso un percorso incentrato sulla relazione: la sua sfida attuale è infatti individuare legami tra sostanze, concetti e materiali molto distanti tra loro, con l’obiettivo finale di integrare cultura e natura.
Anche a Faenza quindi ha unito in inediti assemblaggi resti organici di animali, a materiali della tradizione scultorea. Favi, corna e conchiglie sono entrati nelle sculture modellate dalla terra nera del Belgio che lo stesso Carlo Zauli utilizzava per le sue steli monumentali.
Nella serata di open studio, oltre a conversare con Luca Bochicchio, curatore che ha scritto un pezzo sull’esperienza faentina, l’artista ha sonorizzato la sala dei forni con un lavoro del 2017, Errante il desiderio si chiama furore. L’ambiente, anticamente stalla per cavalli, ha raccontato così la propria storia attraverso dei nitriti incisi in loop su vinile.

Apertura:
Martedí – sabato dalle 10 alle 13, su appuntamento e in occasione di tutti gli eventi
Ingresso gratuito


Giulia Bonora (1986, Ferrara), vive e lavora a Bologna. Diplomata in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. L’artista indaga il rapporto tra natura e cultura, mescolando diversi linguaggi quali il disegno, la performance, l’installazione e, più recentemente, l’uso della ceramica. Con una tesi di ricerca svolta in Olanda incentrata sul legame tra arte e cibo, ha ideato e sviluppato un metodo di lavoro chiamato Cucina Scultorea. Ha partecipato alla residenza Sundaymorning@ekwc, European Ceramic Work Centre, Oisterwijk, Paesi Bassi (2018), e alla residenza SAC, Fondazione Pino Pascali, Polignano a mare (2014). Recenti mostre collettive: Ceramica contemporanea, Nuovi maestri, Castello di Levizzano (2018), Test Case XVI, EKWC, Oisterwijk (2018), Jewelery, Caroline Van Hoek Gallery, Bruxelles (2016). Recenti mostre personali: Il gesso come la farina, Gallleriapiù, Bologna (2015), Art dinner progetto per EXPO, MLB Home Gallery, Ferrara (2015).

Chiara Camoni (1974) vive a lavora a Fabbiano, in Alta Versilia. Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, lavora per alcuni anni con l’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali di Napoli. Insieme ad altri artisti fonda il Magra – Museo d’Arte contemporanea di Granara. Con Cecilia Canziani sta sviluppando il ciclo di seminari La Giusta Misura, avviato presso le Murate Progetti Arte Contemporanea di Firenze.
Tra le mostre recenti: Vetrine di Libertà, a cura di Francesca Pasini, Fabbrica del Vapore, Milano; Prospettiva Arte Contemporanea, Gallerie d’Italia, Milano; Zinzec, con Anna Barham, a cura di Caterina Avataneo, Arcade Gallery, Londra (2019); La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie, a cura di Marina Dacci, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia; Il disegno del disegno, a cura di Saretto Cincinelli, Museo Novecento, Firenze, Sisters, MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art, Middlesbrough; About a Vase, a cura di Matteo Zauli, Palazzo Podestarile, Montelupo Fiorentino, Firenze; 10 Years of Love, SpazioA, Pistoia; AA VV – Del tempo lineare e del tempo ciclico, ovvero della Storia e della Natura, Centro Arti Plastiche, Carrara; A forest, Arcade Gallery, London (2018).

Nata a Genova, Arianna Carossa vive e lavora a New York. Inizia la sua carriera come pittrice esponendo nel 1999 all’Arc Gallery di Chicago alla Biennale d’arte contemporanea a San Pietruburgo presso il Manage del Museo Ermitage, alla Biennale degli artisti del Mediterraneo in Tunisia; nel 2005 sposta il focus della sua ricerca sulla scultura trasferendosi poi nel 2010 attraverso il premio dell’ISCP a New York dove attualmente vive.
Nel suo lavoro fa uso di una gamma di tecniche diverse, come la pittura, la scultura la performance.
Nel 2014 esce il libro “The aesthetic of my disappearance “ lanciato dal Moma/PS1.
Ha partecipato al sessantesimo premio Faenza per la ceramica. Espone a Documenta 11 kunstbalkon a Kassel, al MACRO di Roma, Lower Manhattan Council di New York, Fondazione Antinori, Firenze, Vittoriano a Roma, Museo di Villa Croce a Genova, Museo dellla Miniera di Citta’ del Messico, Istituto Italiano di cultura di Citta del Messico, Mic Faenza, Ps1 New York.


EMMA HART IN RESIDENZA AL MUSEO CARLO ZAULI

Vincitrice del Max Mara Art Prize for Women, Emma Hart sarà in residenza al Museo Carlo Zauli nell’autunno 2016.

Siamo lieti di annunciare il coinvolgimento di Museo Carlo Zauli nel Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con Whitechapel Gallery. Emma Hart, vincitrice del premio, sarà ospite al Museo Carlo Zauli, durante il suo programma di residenza italiano.

Non è la prima volta che il museo viene coinvolto da importanti istituzioni italiane, operanti nell’arte contemporanea, che hanno la volontà di proporre ai propri artisti esperienze e sperimentazioni legate alla ceramica, o di presentare progetti legati a questo materiale. Recentissime le partnership con Fondazione Bevilacqua La Masa e Via Farini, concretizzatesi in residenze e momenti espositivi a Venezia e Milano, senza dimenticare la mostra commissionata da Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e co- curata da Matteo Zauli, ora esposta presso la sede della Fondazione e il Museo Civico Medievale di Bologna.

Questa residenza si distinguerà dalle precedenti sia per la durata sia per le sue caratteristiche: per ben tre mesi Hart utilizzerà il laboratorio del Museo Carlo Zauli come proprio studio. Inoltre l’artista sarà guidata dallo staff del museo non solo nella conoscenza e nell’approfondimento delle tecniche della maiolica faentina, ma anche all’interno del sistema di relazioni sociali e culturali della città.

L’annuncio della vincitrice è stato dato durante la cerimonia che si è tenuta presso la Whitechapel Gallery di Londra il 3 febbraio scorso, a cui ha partecipato anche Matteo Zauli, direttore di MCZ.

Il Premio, che ha cadenza biennale ed è stato istituito nel 2005, sostiene artiste che operano nel Regno Unito e che non hanno mai presentato i loro lavori in una mostra antologica, requisiti che lo rendono unico nel campo dei riconoscimenti per le arti visive nel Regno Unito.
La giuria della sesta edizione del Max Mara Art Prize for Women, presieduta da Iwona Blazwick, OBE, direttrice della Whitechapel Gallery, era composta da: Fiona Bradley, direttrice della Fruitmarket Gallery, Edimburgo; Sarah Elson, collezionista e fondatrice di Launch Pad, che commissiona opere a sostegno di artisti emergenti; Helen Sumpter, critico e Senior Editor / Web Editor di ArtReview, e Alison Wilding, artista e membro dell’Accademia Reale.
A nome della giuria del Max Mara Art Prize for Women, la sua presidente Iwona Blazwick, OBE, direttrice della Whitechapel Gallery, ha affermato: “È apparso evidente che la proposta di Emma Hart affronti un tema profondamente personale, essenziale per la sua vita e il suo lavoro: il potere della famiglia. La giuria è stata colpita dalla profondità e dall’ampiezza dei riferimenti nell’approccio di Hart, dalla Scuola di Milano per la psicoterapia familiare ai romanzi di Elena Ferrante, alla tradizione ceramica italiana della maiolica. Il Premio e la residenza in Italia offrono a Hart una rara opportunità in un importante momento della sua carriera, per un arricchimento e l’elaborazione di un nuovo lavoro. L’equilibrio tra l’approfondimento delle abilità formali e la comprensione dei mezzi espressivi da lei scelti, insieme al tempo e allo spazio per elaborare la sua ricerca, entreranno sicuramente a far parte della sua opera.
Luigi Maramotti, presidente di Max Mara, ha dichiarato: “Il progetto di Emma mi entusiasma molto, perché esplora due campi particolarmente ricchi di competenze in Italia: la psicoterapia e la tradizione ceramica, sia storica che contemporanea. La produzione ceramica è sempre stata caratterizzata da una ricerca innovativa, in particolare a Faenza. Siamo particolarmente interessati a seguire come Emma interpreterà questa tradizione nella sua pratica artistica così personale e contemporanea. Questo Premio, di cui siamo profondamente orgogliosi, è unico nel suo genere in quanto offre alle artiste il tempo, lo spazio e la libertà di creare una nuova opera mentre sono immerse nell’estetica e nella tradizione culturale italiana. Sono molto lieto che, ancora una volta, la famiglia dell’artista l’accompagnerà in questo percorso; da un punto di vista sia personale che artistico tutto questo non farà che arricchire la sua esperienza.”

Emma Hart è nata nel 1974 e vive e lavora a Londra.

Trascorrerà sei mesi tra Lombardia, Umbria ed Emilia-Romagna nel 2016, nell’ambito di una residenza personalizzata rispetto al suo progetto, che verrà successivamente esposto in un’importante mostra personale alla Whitechapel Gallery nel 2017, prima di passare alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia che acquisirà il lavoro.
Emma Hart lavora con ceramica, video, fotografia e suono. La sua ricerca, che convoglia elementi autobiografici, ansie e disagio dell’artista nelle sue opere, esplora le modalità con cui le esperienze e le emozioni reali vengono travisate e attenuate quando catturate dalla macchina fotografica. L’artista dispone fotografie e schermi video in contrasto con forme in creta grezza o ceramiche di dimensioni ingrandite in particolareggiate installazioni che saturano i sensi.
La sua proposta per il Max Mara Art Prize for Women si sviluppa attorno a un tema che è centrale per la vita e il lavoro dell’artista: il potere della famiglia. Nella sua esplorazione dell’unicità dell’ethos e delle tradizioni familiari italiane attraverso simboli, beni e oggetti, oltre ai sistemi e alle relazioni della cultura italiana, Hart intende mettere a nudo gli alti e bassi e le realtà quotidiane della vita familiare anche rispetto al modello italiano.
La residenza progettata “su misura”, organizzata dalla Collezione Maramotti, inizierà nel giugno 2016 e si dividerà tra tre diverse città italiane, Milano, Todi e Faenza. A Milano l’artista passerà due mesi presso Via Farini VIR – DOCVA per un programma internazionale di residenze d’artista. Qui esplorerà la Scuola di Milano (Milan Systems Approach), un metodo sistemico-costruttivista di terapia familiare, e il lavoro pionieristico della psichiatra Mara Selvini Palazzoli, che ha elaborato questo modello terapeutico.

Nella seconda parte della residenza, Hart si trasferirà per tre settimane a Todi, dove avrà tempo per consolidare la sua ricerca presso lo studio dell’artista concettuale Alighiero Boetti, ora gestito dal figlio Matteo Boetti. Hart avrà inoltre l’opportunità di entrare in contatto con le diverse istituzioni culturali della regione, in particolare la Fondazione Burri.Visiterà anche Deruta, la cittadina nota nel mondo per le sue ceramiche.
La residenza terminerà proprio a Faenza, dove Hart studierà e sperimenterà fra settembre e novembre la produzione di ceramiche presso il Museo Carlo Zauli, che dal 2002 porta avanti un programma di residenze internazionali proprio basate sull’incontro fra il materiale della tradizione del territorio e gli artisti contemporanei. Insieme allo staff di MCZ conoscerà la città nei suoi diversi aspetti, con una particolare attenzione alla produzione artigianale, e potrà visitare inoltre il Museo Internazionale delle Ceramiche, luogo unico al mondo, dove avrà l’occasione di studiare le tecniche ceramiche antiche e contemporanee.
Visiterà inoltre le città di Roma e Napoli per soggiorni più brevi per ampliare la sua ricerca.

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• Emma Hart vive e lavora a Londra. Le sue recenti mostre personali includono: big MOUTH, Grand Union, Birmingham (2015); Sticky, Austrian Cultural Forum, Londra (2015); Spread, Art Exchange, Colchester (2015); Giving It All That, Folkestone Triennial, Folkestone (2014); Dirty Looks, Camden Arts Centre, Londra (2013); M20 Death Drives, Whitstable Biennale, Whitstable (2012); TO DO, Matt’s Gallery, Londra; Word Processor, Stanley Picker Gallery, Londra (2012). Tra le sue recenti mostre collettive: SUCKERZ, L’etrangere, Londra (2015), insieme a Jonathan Baldock; Only the Lonely, La Galerie-CAC, Noisy-Le-Sec, (2015); Dear Luxembourg, Nosbaum Reding, Lussemburgo (2015); Hey I’m Mr.Poetic, Wysing Arts Centre, Cambridge (2014); Bloody English, OHWOW Gallery, Los Angeles (2013); The World Turned Upside Down, Mead Gallery, Coventry (2013). Nel 2015 ha ricevuto il premio Hamlyn Foundation per le Arti Visive. Hart è stata finalista per i Jarman Awards nel 2013 e ha ricevuto una commissione Random Acts. Nel 2012 è stata finalista per Jerwood / Film and Video Umbrella Awards: Tomorrow Never Knows, con una mostra a Jerwood Space, Londra. Hart è stata residente al Camden Arts Centre con il suo Question Department nel 2009 e nella residenza Forest al Wysing Arts Centre nel 2012. Ha ottenuto un MA in Belle Arti presso la Slade nel 2004 e ha completato il PhD in Belle Arti presso la Kingston University nel 2013. Hart insegna presso la Central Saint Martins per il BA in Belle Arti.

Le precedenti vincitrici del Max Mara Art Prize for Women sono Corin Sworn (2013–2015), Laure Prouvost (2011–2013), Andrea Büttner (2009-2011), Hannah Rickards (2007-2009) e Margaret Salmon (2005-2007).
• Il Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel Gallery, è un premio biennale istituito nel 2005. È l’unico premio per le arti visive dedicato ad artiste del Regno Unito che ha come finalità la loro promozione e valorizzazione, e consente loro di sviluppare le proprie potenzialità usufruendo di tempo e spazio per elaborare i propri progetti artistici. Alla vincitrice è offerto un periodo di residenza in Italia della durata di sei mesi, a misura della sua ricerca artistica e della proposta presentata per il Premio. Durante la residenza, che è organizzata dalla Collezione Maramotti in collaborazione con Max Mara e Whitechapel Gallery, l’artista ha l’opportunità di realizzare un nuovo e ambizioso progetto che sarà successivamente esposto in occasione di due importanti personali alla Whitechapel Gallery di Londra e alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Il Premio è aperto ad artiste con base nel Regno Unito che lavorano con svariati mezzi espressivi e che non hanno ancora esposto le proprie opere in una mostra antologica. Partner del premio sono Max Mara, Whitechapel Gallery e Collezione Maramotti, che collaborano in ogni fase del progetto. Ogni anno una giuria presieduta dalla direttrice della Whitechapel Gallery Iwona Blazwick, e comprendente una gallerista, una critica d’arte, un’artista e una collezionista, sceglie una rosa di cinque finaliste prima di assegnare il premio alla vincitrice in base al valore del progetto presentato. Il Max Mara Art Prize for Women ha ricevuto il riconoscimento del British Council Arts & Business International Award nel 2007 e ha permesso alle artiste premiate di compiere importanti progressi nella loro carriera. Le artiste che hanno vinto le edizioni precedenti del Max Mara Art Prize for Women sono: Corin Sworn (2013-2015) – Sworn (nata nel 1975) ha creato un’opera ispirata alle rappresentazioni della Commedia dell’Arte sviluppatesi in Italia nel XVI secolo. È possibile vedere il lavoro realizzato dall’artista presso la Collezione Maramotti fino al 28 febbraio 2016. Sworn ha ricevuto il Premio Leverhulme nel 2015, il riconoscimento per lavori di ricerca di eccezionale valore di artisti che hanno già riscosso un certo successo internazionale e la cui carriera futura appare estremamente promettente. Laure Prouvost (2011-2013) – Laure Prouvost ha creato un’ambiziosa installazione di grandi dimensioni per la mostra del Max Mara Art Prize, per la quale ha ricevuto il Turner Prize nel 2013. Andrea Büttner (2009-2011) – Una parte dell’opera di Andrea Büttner creata per la mostra del Max Mara Art Prize, The Poverty of Riches, e intitolata Untitled (Paintings) (2011) ha partecipato alla grande mostra allestita dalla Whitechapel Gallery, Adventures of the Black Square nel 2015. Hannah Rickards (2007-2009) – Questo riconoscimento ha consentito ad Hannah Rickards di realizzare l’opera ambiziosa che stava preparando prima di vincere il Premio. Rickards ha inoltre ricevuto il Premio Leverhulme nel 2015 e le sue opere sono state presentate in un’importante mostra presso il Modern Art Oxford nel 2014. Margaret Salmon (2005-2007) – Margaret Salmon ha viaggiato in Italia e ha creato un trittico di film in bianco e nero che esplorano i temi della maternità. Ha poi partecipato alla Biennale di Venezia nel 2007.

• Il Gruppo Max Mara è stato fondato nel 1951 da Achille Maramotti e ora è guidato dalla nuova generazione. È una delle aziende di moda prêt-à-porter più importanti al mondo, con 2462 negozi in oltre 100 paesi.

• La Collezione Maramotti ha aperto al pubblico nel 2007 a Reggio Emilia. È una collezione privata di arte contemporanea con un’importante collezione storica (1950-2000); espande la sua attività con nuove commissioni e progetti realizzati da artisti internazionali emergenti o a metà carriera. Per ulteriori informazioni, si prega di visitare www.collezionemaramotti.org

• Da oltre un secolo Whitechapel Gallery presenta opere inedite di artisti di fama mondiale, dai maestri dell’arte moderna a quelli contemporanei. La Galleria è famosa per il suo lavoro di ricerca e promozione di artiste emergenti o affermate e ha organizzato importanti mostre personali di Barbara Hepworth (1955), Eva Hesse (1979), Frida Kahlo (1982), Nan Goldin (2002), Sophie Calle (2009), Gillian Wearing (2012) e Sarah Lucas (2013). La Galleria è un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea e svolge un ruolo centrale nel panorama culturale londinese; la sua presenza è essenziale per la crescita continua del distretto d’arte contemporanea più vitale al mondo.


JONATHAN MONK. CLAYMATION.

RESIDENZA D’ARTISTA
12° edizione
ceramica nell’arte contemporanea

JONATHAN MONK. Claymation
a cura di Guido Molinari

opening 5 ottobre ore 21.00

6 ottobre – 5 dicembre 2015

finissage e presentazione catalogo 5 dicembre ore 18.00

Il Museo Carlo Zauli presenta Claymation, mostra di Jonathan Monk nata dall’edizione 2015 del progetto Residenza d’Artista, a cura di Guido Molinari.
La mostra, presentata in occasione della Settimana del Contemporaneo faentina, esporrà opere in ceramica prodotte dall’artista nell’ambito della sua residenza a Faenza e inaugurerà il 5 ottobre alle ore 21 nella sede del Museo (via Della Croce 6, Faenza – fino al 6 dicembre 2015).
La collaborazione con Monk prosegue il percorso che il Museo Carlo Zauli ha avviato nel 2003 con l’obiettivo di esplorare il rapporto tra ceramica e arte contemporanea, coinvolgendo artisti di rilievo internazionale che abitualmente non utilizzano questo materiale ma che sono attratti dal suo fascino arcano e familiare.
Residenza d’Artista ogni volta diviene un’avventura sperimentale, un processo creativo guidato da un artista che non conosce le regole ceramiche, con esiti sempre unici e sorprendenti dal punto di vista artistico, tecnico e relazionale.

In questo caso Monk ha deciso di confrontarsi con oggetti e processi tipici del fare ceramica, seguendo la prospettiva della propria ricerca che, come scrive Guido Molinari, curatore di questa edizione, “attinge a piene mani al percorso storicizzato dell’arte concettuale. Questa ricerca, che si articola in un ambito ben specifico, risulta innovare fortemente le coordinate di partenza aprendo alla dimensione della leggerezza, dello spirito ludico, dell’improvvisazione creativa per consegnarci l’aria del nostro tempo. Un’apparente semplicità di base connota queste opere che racchiudono complessi riferimenti alla realtà e alla storia dell’arte contemporanea”.
Nel processo di produzione delle opere, Jonathan Monk è stato assistito da Aida Bertozzi, ceramista di grande esperienza e già assistente di Carlo Zauli dal 1979 al 1995, che ha reso possibile la traduzione e la realizzazione dei progetti dell’artista, confrontandosi in alcuni casi anche con una grande complessità, testando e perfezionando nuovi metodi e donando così alla residenza un interesse anche dal punto di vista tecnico.

Come in passato, la residenza rappresenta anche la possibilità per gli studenti di vivere in prima persona l’avventura della nascita di un’opera a fianco dell’artista e del maestro ceramista. In questa edizione alcuni ragazzi selezionati dalle Accademie di Bologna e Ravenna hanno seguito Jonathan Monk all’interno del progetto Corso per Curatori, che da tre anni forma, attraverso un’esperienza sul campo, giovani interessati a questo percorso di studio.

Jonathan Monk e’ nato a Leicester nel 1969 e vive e lavora a Berlino. Ha conseguito il BFA al Leicester Polytechnic (1988) e il MFA alla Glasgow School of Art (1991). Fra le mostre personali segnaliamo Centro De Arte Contemporáneo (CAC) Málaga (2013), Kunstraum Dornbirn, Austria (2013), Palais de Tokyo and Musee d’Art Moderne, Paris (2008), Kunstverein Hannover (2006), Institute of Contemporary Art, London (2005) and Museum Kunst Palast, Dusseldorf (2003). Il suo lavoro e’ stato incluso in molte collettive, tra cui Whitney Biennial (2006), la 50ma e 53ma Biennale di Venezia (2003, 2009), Berlin Biennale (2001) e Taipei Biennial (2000). Ha ricevuto il Prix du Quartier Des Bains, Geneva in 2012.

Residenza d’artista 2015
Jonathan Monk. Claymation
a cura di Guido Molinari
6 ottobre – 6 dicembre 2015
inaugurazione lunedi 5 ottobre ore 21.00

Museo Carlo Zauli
Via della Croce 6, Faenza
orari: martedi-sabato dalle 10.00 alle 13.00 e in tutti gli altri orari su appuntamento

info
museocarlozauli@gmail.com | +39 333 8511042
museozauli.it

ufficio stampa
Maddalena Bonicelli
maddalena.bonicelli@gmail.com | +39 335 6857707

nella foto:
Jonathan Monk al museo
ph Martina Di Toro

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Il progetto Residenza D’Artista e’ realizzato grazie a:

Partners istituzionali

Comune di Faenza
Regione Emilia Romagna

Partners ufficiali

Fondazione Banca del Monte e Cassa Risparmio Faenza
Cassa di Risparmio Cesena
Coop. Ceramica D’Imola

Partners sostenitori

Fondazione del Monte Bologna e Ravenna
Associazione Amici della Ceramica e del MIC
CNA Faenza
Zerocento
Coop Adriatica
Coop Terre Emerse
Assicoop

e in collaborazione con:

Accademia Belle Arti Bologna
Accademia Belle Arti Ravenna


RESIDENZA D’ARTISTA 2015: JONATHAN MONK

RESIDENZA D’ARTISTA
12° edizione
ceramica nell’arte contemporanea

JONATHAN MONK
a cura di Guido Molinari

giugno / ottobre 2015

Il Museo Carlo Zauli è lieto di annunciare l’arrivo in residenza dell’artista inglese Jonathan Monk, a Faenza dal 22 giugno per la 12ma edizione del suo progetto curatoriale finalizzato alla produzione contemporanea di opere in ceramica.

L’artista rimarrà a Faenza fino al 24 giugno per impostare il proprio progetto, per poi tornare nei prossimi mesi e intervenire nelle fasi produttive portate avanti da Aida Bertozzi, già assistente di Carlo Zauli e ora responsabile tecnico del museo dal 2009. La residenza terminerà in ottobre per la restituzione dell’esperienza al pubblico, evento concepito insieme all’artista e totalmente frutto della sperimentazione vissuta sul territorio, in un momento espositivo spesso realizzato in luoghi inconsueti della città.

Il museo nasce dalla trasformazione dell’atelier dello scultore Carlo Zauli in un contenitore dedicato ai linguaggi contemporanei basato su due parole chiave che ne hanno caratterizzato l’esistenza fin dal 1949: incontro e sperimentazione. Ispirandosi alle parole di Carlo Zauli, che scrisse di essere diventato davvero lo scultore che conosciamo dopo aver frequentato alcuni artisti importanti, come Lucio Fontana, Leoncillo o Alberto Burri, Residenza d’Artista crea occasioni di scambio e conoscenza fra l’ospite invitato, che non conosce normalmente il territorio e il materiale, gli artisti locali, gli artigiani, gli studenti, e tutta la città attraverso modalità che vanno dalla mostra, ai talk o laboratori, passando da cineforum a incursioni in spazi sconosciuti.

jonathan_monk_web

Residenza d’Artista è ogni volta un’avventura sperimentale: un team di persone che mai si sono incontrate prima si cimenta in un processo creativo guidato da un artista che non conosce le regole e ceramiche, con esiti sempre unici e sorprendenti dal punto di vista artistico, tecnico e relazionale.

Dal 2003 Residenza d’Artista ha contribuito alla diffusione del mezzo ceramico fra gli artisti contemporanei attraverso lavori realizzati ed esposti in contesti internazionali. Ha portato inoltre alla creazione di una collezione che affianca quella dedicata a Zauli all’interno del museo, esposta per la prima volta nel 2014 occasione di una mostra collettiva presso Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia.

Come in ogni edizione viene offerta la possibilità agli studenti di vivere in prima persona l’esperienza: saranno alcuni ragazzi selezionati delle Accademie di Bologna e Ravenna a seguire Jonathan Monk, all’interno del progetto Corso per Curatori, che da tre anni forma attraverso una esperienza sul campo i giovani interessati a questo percorso di studio.

Open studio: mercoledì 24 giugno h 11.00

Jonathan Monk e’ nato a Leicester nel 1969 e vive e lavora a Berlino. Ha conseguito il BFA al Leicester Polytechnic (1988) e il MFA alla Glasgow School of Art (1991). Fra le mostre personali segnaliamo Centro De Arte Contemporáneo (CAC) Málaga (2013), Kunstraum Dornbirn, Austria (2013), Palais de Tokyo and Musee d’Art Moderne, Paris (2008), Kunstverein Hannover (2006), Institute of Contemporary Art, London (2005) and Museum Kunst Palast, Dusseldorf (2003). Il suo lavoro e’ stato incluso in molte collettive, tra cui Whitney Biennial (2006), la 50ma e 53ma Biennale di Venezia (2003, 2009), Berlin Biennale (2001) e Taipei Biennial (2000). Ha ricevuto il Prix du Quartier Des Bains, Geneva in 2012.

Per approfondimenti sull’artista vi rimandiamo al sito di Lisson Gallery.

Residenza d’Artista e’ un progetto Museo Carlo Zauli

realizzato con il sostegno di:
Comune di Faenza
Banca di Romagna Gruppo Cassa di Risparmio di Cesena
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio Faenza

in collaborazione con:
Accademia di Belle Arti di Bologna
Accademia di Belle Arti di Ravenna

nelle foto:

Jonathan Monk al Museo Carlo Zauli – foto MCZ
All the possible combinations of twelve lights lighting (one at a time) – 
Macro Roma 2015

 

 

scarica il  comunicato stampa in italiano e in inglese

 


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