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progetto OTRart – residenza di Valentina Canseco ed Elio Secondo

L’European Route of Ceramics è  coinvolta attivamente nel progetto OTRart, co-conducendo, insieme a Déchets d’Arts, la direzione artistica della residenza in Italia, ospitata a Faenza presso il Museo Carlo Zauli. 

OTRart project è un’iniziativa internazionale che riunisce sei duo di artisti per riflettere sulla transizione ecologica attraverso l’arte e la creatività.
A gennaio, l’artista Valentina Canseco (FR/BR/CL) si è unita a Elio Secondo (IT) per una residenza artistica di 10 giorni, lavorando insieme a una nuova opera d’arte ceramica.
Il progetto utilizza l’argilla raccolta dai fanghi che hanno colpito l’Emilia-Romagna nell’alluvione della primavera 2023, trasformandola in un’opera d’arte che riflette sui cambiamenti climatici, sulla crescente intensità delle calamità naturali e sull’impatto ambientale dell’estrazione delle materie prime.
La residenza rappresenta la fase artistica finale del progetto OTRart ed evidenzia come la ceramica possa diventare un potente mezzo per esplorare le sfide ambientali e sociali.
 
Appuntamenti: 
– 27 gennaio h 18.30 
Valentina Canseco, Elio Secondo
Artist residence Welcome party
 
– 8 febbraio h 18.00
“Le Lacrime della Terra mi vestono” evento finale della residenza OTRart.
Durante la serata, gli artisti Valentina Canseco ed Elio Secondo hanno presentato la scultura realizzata durante la loro residenza, frutto di un’intensa collaborazione artistica sviluppata all’interno del progetto OTRart.
Nelle scorse settimane, la residenza è diventata anche spazio di scambio con le giovani generazioni: il 29 gennaio, 30 gennaio e 3 febbraio, gli studenti del Liceo Artistico Torricelli-Ballardini hanno visitato il museo, scoprendo la Route Europea della Ceramica, il progetto OTRart e incontrando gli artisti residenti attraverso presentazioni, sessioni di domande e risposte e visite guidate.
L’evento finale è stato un momento significativo per condividere le opere d’arte e l’esperienza di residenza con la comunità locale e i partner del progetto.

– 20 febbraio h 15.00 – 18.00
“Ceneri, polveri e ossidi: esperimenti di alchimia circolare”, workshop con Paola Nuovo Gómez. 

Nel workshop si sperimenta il riuso dei materiali ceramici degli storici depositi del Museo Carlo Zauli, sopravvissuti e trasformati dopo l’alluvione del 2023.
Un’esperienza tra ceramica, sostenibilità ed economia circolare, guidata da Paola Nuovo Gómez, da anni impegnata nella ricerca su questi materiali e nelle attività di residenza del Museo.
 

ATTO PRIMO _ mostra progetto Curatore in Residenza

ATTO PRIMO
atti audiovisivi, esplorativi, performativi, scultorei di

Nina Carini 
Stefano Comensoli_Nicolò Colciago 
Andrea Francolino 
Goldschmied & Chiari 
Fabio Roncato

 

a cura di Gaspare Luigi Marcone
dal 9 novembre 2025 al 9 febbraio 2026
inaugurazione: sabato 8 novembre 2025 ore 18.30

 

 

ATTO PRIMO è – contemporaneamente e temporaneamente – l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega, di un contesto più articolato e potenzialmente infinito; il progetto espositivo ATTO PRIMO rientra nel Progetto Curatore in Residenza voluto da Matteo Zauli direttore del Museo Carlo Zauli di Faenza. Per la prima volta, infatti, è stato ospitato in residenza un curatore, Gaspare Luigi Marcone, che ha sviluppato ricerche archivistiche, storico-critiche, riflessioni e perlustrazioni sull’arte e la storia di Carlo Zauli e il relativo Museo, su Faenza (neonominata “città creativa” dall’Unesco) e il suo territorio, sui protagonisti del suo contesto ceramico e più largamente culturale e sociale. Il curatore, partendo da questi presupposti, ha deciso di condividere queste esperienze selezionando un gruppo di artisti di diverse generazioni, formazioni ed estrazioni che attuano pratiche artistiche eterogenee, ma legati da alcuni denominatori comuni.

ATTO PRIMO è un “atto” che diviene un “attimo”. Un attimo che diviene eternità. Un atto e un attimo che sono fugaci e persistenti, leggeri e profondi. ATTO PRIMO può evocare un’atmosfera teatrale, una “messa in scena” come progetto allestitivo, ma è anche realtà e concretezza operativa, può profumare di filosofia aristotelica o scolastica, ma ogni artista crea una propria nuova filosofia.

Quasi tutti gli artisti invitati dal curatore erano al loro primo confronto con la ceramica o alla prima esperienza di lavoro con Faenza e il suo territorio. ATTO PRIMO è, dunque, un titolo polisemico, è il primo atto del progetto che potrà estendersi per altre vie, è “primitivo” e “primordiale” come la storia della ceramica, come l’atto di lavorare e plasmare l’argilla. Molti artisti invitati, inoltre, hanno concretizzato veri e propri “atti artistici” (rotture, calchi, registrazioni, esplorazioni, restituzioni). Il progetto si è sviluppato come un laboratorio, con continui soggiorni, da parte del curatore e degli artisti, presso Faenza, in un processo di collaborazione attiva con gli esponenti del Museo Carlo Zauli e altre realtà e figure del territorio come Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani, Ceramica Gatti, Manifatture Sottosasso, Paola Nuovo Gomez / Studio Lemure, Elio Secondo, Pier Paolo Garavini Ceramiche. Questa matrice laboratoriale è indicativa nella prima sala espositiva, la sala dei forni del Museo al piano terra, nella parte più storica dell’edificio, concepita in modo sinfonico, dove sono raccolti alcuni lavori di tutti gli artisti coinvolti nel progetto, per poi estendersi, come note su un pentagramma, nelle altre sale del Museo in dialogo con i lavori di Carlo Zauli. 

Nina Carini (Palermo, 1984) ha sviluppato con la sua consueta forza e delicatezza un progetto articolato in tre atti, assorbendo e amalgamando con la sua raffinata sensibilità, quasi per osmosi, paesaggi e sculture, suoni e materie, memorie e pensieri nei giorni di permanenza nel territorio faentino. I tre lavori potrebbero essere visti come tre micro-installazioni o anche “installazioni intime” che riflettono su tre grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Paysage intime – A fable to Etel Adnan (2025) è un lavoro audio composto da estratti del suo diario e registrazioni sonore – avvenute in uno dei contesti operativi dell’artista ovvero presso le Manifatture Sottosasso di Brisighella – che creano un dialogo a distanza tra le due artiste. Paysage intime – A fable to Ettore Spalletti (2025) composta da una lastra sottilissima di porcellana paper clay, sculture in alabastro azzurro e ovatta di cotone è un omaggio lirico al maestro del colore, simulando i “gesti” delle mani e delle braccia dei due artisti coadiuvati dalle forme montuose del paesaggio. Infine, Paysage intime – A fable to Carlo Zauli (2025) è un nuovo dialogo tra gli artisti e la natura; una forma in porcellana di Limoges che evoca una montagna e un corpo femminile – ottenuta modificando un’ideale scultura di Zauli mai realizzata il cui gesso è stato danneggiato dall’alluvione di Faenza del 2023 – accoglie lo stampo di un fossile ingigantito come ciclico percorso di origine, gestazione, eterno ritorno nel lungo, e a volte drammatico, percorso geologico e dunque artistico.

Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Milano, 1990 – Garbagnate Milanese, 1988) sono esploratori, avventurieri, artisti-raccoglitori che riformulano oggetti, memorie, scenari. Perlustrando vari paesaggi del territorio faentino – musei, fabbriche, siti archeologici e naturalistici – hanno prodotto un notevole nucleo di lavori dove il processo-oggetto ceramico si armonizza – concettualmente e materialmente – nella loro prassi canonica. I nuovi esemplari di Fiori fuori posto (MIC), (2025) si innestano in un ciclo già noto, dove, in questo caso, piastrelle trovate, vecchie cartoline del MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e incisioni al laser, diventano un memoriale sui generis della città e dei suoi luoghi culturali e produttivi. In Terraforma (2025) oggetti dell’evo moderno sono divenuti forme in argilla azzurra poi restituite, con un atto performativo, nel ventre dei calanchi faentini; dell’operazione restano i gusci vuoti degli stampi in gesso e le fotografie come documenti dell’azione poetica. Nella serie Sigillo (Ancora una volta), (2025) partendo da una vecchia scatola di derivazione in porcellana, recuperata in una delle loro perlustrazioni, hanno riconvertito la forma e la funzione dell’oggetto industriale; gli elementi ottenuti in terracotta sono l’epicentro da cui si diramano tubi, colorati e aggrovigliati, che trasmettono e convogliano energia creativa.

Andrea Francolino (Bari, 1979) ha sviluppato, seguendo una delle direttrici primarie del suo percorso, lavori “frantumati”, crepe e rotture che riformulano la violenza e la ferita in elementi generativi alla ricerca degli equilibri tra l’essere umano e la natura in senso universale. Vaso infinito (2025), in tre versioni diverse ovvero date da tre dimensioni differenti dei vasi originari, è un lavoro sviluppabile potenzialmente all’infinito. Partendo da due vasi in terracotta, dalle forme semplici, tradizionali, quotidiane, uno è stato frantumato lasciandolo cadere al suolo; da uno dei frammenti è stata elaborata la forma di una seconda coppia di vasi (uno dei due vasi contiene all’interno il frammento che li ha generati); di questa nuova coppia un esemplare è stato a sua volta frantumato e dal cui frammento è stata generata una terza coppia di vasi avviando così una successione dialettica tra distruzione e ricreazione. Nelle nuove Crepe (2025) vagando per le vie di Faenza, Francolino ha realizzato un’altra versione di un suo ciclo ormai noto, ricalcando le rotture e le ferite del manto urbano, ma in questo caso usando un materiale inedito del suo lessico ovvero sottili strati di porcellana paper clay, frammenti impuri di un atto puro, che “mappano” – grazie anche alle coordinate satellitari, date, luoghi e orari – le vere tracce della città. Minuto #16 (2025) è una videoproiezione di sessanta fotografie digitali di crepe, raccolte sul territorio durante la residenza, scandita sulla fotografia panoramica dei calanchi che diventa quinta e scenario dell’installazione lanciando un messaggio sull’equilibrio ambientale e sociale, filosofico.

Goldschmied & Chiari (Sara Goldschmied, Arzignano, 1975 – Eleonora Chiari, Roma, 1971) hanno elaborato opere fitomorfe e zoomorfe che riformulano alcuni lavori concepiti nel corso degli ultimi anni con nuove riflessioni e suggestioni maturate nella residenza faentina. Sacerdotesse laiche della gioia e della vita, nel ciclo Magnifica (2025) hanno tradotto, con sovrapposizione di smalti a base borica e selenio su grès, forme sensuali e mostruose che evocano bocche e labbra, di piante e di donne, amalgamando stimoli eterogenei – dall’Inno a Iside, datato variamente tra il IV e il II secolo a.C., all’idea di una natura lussuriosa e lussureggiante – entrando, indirettamente, in dialogo anche con alcuni celebri lavori di Carlo Zauli come i vasi “sconvolti”. Il nuovo lavoro Superfici sensibili (2025) parte anch’esso da una riflessione ancestrale, sacrale, da esperienze vissute con il corpo e con la visione, ovvero dalla figura primordiale del “serpente”, figura polivalente foriera di innumerevoli concetti e messaggi; le “piastrelle” che compongono questo lavoro in divenire si possono estendere all’infinito, in una partenogenesi tutta creativa. Un progetto che nasce da una riflessione sulla pelle come soglia sensibile e come narrazione prelinguistica: il sentire diventa un modo di conoscere e di raccontare prima ancora delle parole.

Fabio Roncato (Rimini, 1982) ha lavorato, come da sua poetica, sulle “energie” della natura e dell’arte. Un grande ciclo di lavori, sculture sinuose e aptiche, in varie cromie e dimensioni – usando anche materiali, polveri, ossidi raccolti nei decenni da Carlo Zauli – intitolato Sleeping Motors (2025) è un distillato del suo percorso. L’artista ha operato aggredendo la morbida argilla con strumenti usati tradizionalmente per lavorare i metalli (ceselli, mole elettriche); la sproporzione di energia cinetica rispetto alla delicatezza della terra genera un’azione penetrante e tagliente, e il suo slancio fisico, corporeo, ha paradossalmente concretizzato le ferite in forme armoniche, avvolgenti e coinvolgenti, che possono evocare venti, onde, nubi, monti. La terra, infine, appare dormiente, con una forma che si fa contenitrice di un’energia che l’ha attraversata per un istante soltanto.

Nel corso dell’allestimento di ATTO PRIMO il curatore ha diffuso nello spazio espositivo la cenere ottenuta bruciando i suoi appunti manoscritti del progetto. Un atto solitario che contiene moltitudini.

 

photo credit: Fabio Liverani 


Per la realizzazione del progetto il curatore e gli artisti desiderano ringraziare: i membri e lo staff del Museo Carlo Zauli, Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani, Ceramica Gatti, Manifatture Sottosasso, Paola Nuovo Gomez / Studio Lemure, Podere La Berta, Elio Secondo, Pier Paolo Garavini Ceramiche, Deborah Bandini, Annalisa Conte, Miriam Fabietti, Hernan Lombardo, Marco Malavolti, Annalisa Marcone, Lorella Morgantini, Karina Popova, Roberto Reali, Simona Serra, Davide Servadei, Riccardo Servadei, Erica Stanzani.

Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza |  LA BCC ravennate, forlivese e imolese

 

 

 

 

 


Progetto Curatore in Residenza – artisti Stefano Comensoli_Nicolò Colciago  

Progetto Curatore in Residenza 
Artisti Stefano Comensoli_Nicolò Colciago 

 

Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Milano, 1990; Garbagnate Milanese, 1988), lavorano e ricercano insieme dal 2014, sono co-fondatori del progetto Spazienne e docenti presso NABA Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

La loro pratica ha una forte componente data dall’esplorazione del paesaggio di natura industriale o naturale, spesso abbandonato. Da esso recuperano i materiali che sono alla base dei loro lavori e dei progetti site specific che ne derivano. Attraverso sperimentazione, lavoro e confronto, esplorano possibilità e unicità.

Tra le ultime mostre e progetti: Tropical Mind, Museo di Geogradia dell’Università di Padova, Padova, 2025, a cura di Giada Peterle e Giovanni Donadelli; Fragmenta, RIBOT gallery, Milano, 2024, a cura di Gaspare Luigi Marcone e Maria Villa; Walking Mountains, Museo Nazionale della Montagna, Torino, 2024, a cura di Andrea Lerda; Far brillare la polvere, Cittadella degli Archivi, Milano, 2024, a cura di Rossella Farinotti per Progetto Ludovico; Visioni di un oltre (Haboob), The Open Box, Milano, 2023, a cura di Maria Villa; Mind Your Step, De Bouwput, Amsterdam, 2023; Round Trip – Fluidum, Fabbrica del Vapore, Milano, 2023 e Pavillon am Milchhof, Berlino, 2023; Lontano dal resto, Riss(e), Varese, 2022, a cura di Davide Dal Sasso; Space in Mirror Is Closer Than It Appears, Mucho Mas!, Torino, 2021; Zauber und Paranoia, Super Bien!, Berlino, 2021.

 

 


Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza |  LA BCC ravennate, forlivese e imolese


Progetto Curatore in Residenza – artista Andrea Francolino

Progetto Curatore in Residenza 
Artista Andrea Francolino 

 

Andrea Francolino (Bari, 1979) vive e lavora a Milano.
La sua ricerca evolve dalla rottura – fisica, concettuale, ambientale – come spazio aperto di riflessione sul rapporto tra uomo e natura.
Coniuga etica, ecologia ed estetica in un linguaggio personale. Definisce econcrethic tutte le opere realizzate con materiali naturali e interventi site-specific nella natura. Un pensiero forte, radicato nella materia e aperto alla trasformazione.

Artista multidisciplinare e co-fondatore di The Open Box, spazio d’arte no-profit con sede a Milano, ha esposto in mostre personali in tutta Europa, tra cui: Fondazione Castellani, Milano (2024); Galerie der Stadt Tuttlingen, Germania (2024); Mazzoleni, Torino (2022); Museo Novecento, Firenze (2020/21), dove ha realizzato una performance tra Palazzo Vecchio e il museo; Spazio Contemporanea, Brescia (2020); The Open Box, Milano (2018); e Kristin Hjellegjerde Gallery, Londra (2016). Ha inoltre partecipato a numerose collettive internazionali presso istituzioni come il Lentos Kunstmuseum Linz, il Courtauld Institute di Londra, il Forum Austriaco di Cultura di Roma e la Fondazione Magnani Rocca di Parma.

 

Crediti fotografici: Elio Secondo


Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza |  LA BCC ravennate, forlivese e imolese

 


Progetto Curatore in Residenza – artisti Goldschmied & Chiari 

Progetto Curatore in Residenza 
Artisti Goldschmied & Chiari 

 

Goldschmied & Chiari è un duo artistico formato nel 2001 da Sara Goldschmied (1975) ed Eleonora Chiari (1971). Lavorano a Milano utilizzando fotografia, performance, video e installazioni per esplorare temi di storia, memoria, sessualità e identità femminile, con un approccio provocatorio e ironico.

Le loro opere sono state presentate in mostre personali e collettive in istituzioni di rilievo nazionale e internazionale, tra cui Biennale di Venezia, Museo Novecento di Firenze, MAXXI di Roma, Museion di Bolzano, Castello di Rivoli, e numerosi spazi in Europa, USA e Asia.

Il duo ha ottenuto riconoscimenti come il Premio Castello di Rivoli per giovani artisti (2012) e il Premio Arte in Cantiere (2007), distinguendosi per un linguaggio che fonde ironia, critica sociale e riflessione sulla condizione femminile.

 


Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza |  LA BCC ravennate, forlivese e imolese


Progetto Curatore in Residenza – artista Fabio Roncato

Progetto Curatore in Residenza 
Artista Fabio Roncato 

 

La pratica di Fabio Roncato sonda i confini e le possibilità della materia scultorea come espressione autonoma di forme e processi. Egli riflette sulla percezione e rappresentazione del tempo; le opere di Roncato raccontano di una temporalità sospesa, granulare; il ‘momento’ è la misura di un tempo che non è scandito dai nostri orologi ma che trascende la vita degli umani per contemplare un ciclo che include la natura.

Le opere di Roncato prendono avvio da una riflessione sull’utilizzo delle forme naturali, reinterpretate in un contesto immaginativo differente. L’intento è quello di lavorare sull’immaginazione come strumento per la conoscenza e l’esplorazione di paesaggi inaccessibili. L’utilizzo dell’argilla ha un significato preciso: il legame concettuale fra forma e materiale. Egli si muove tra natura e artificio, tra osservazione e trasformazione. L’operazione si configura come un esercizio immaginativo, dove lo sguardo dell’osservatore è chiamato a costruire ogni volta una nuova narrazione scultorea.


Fabio Roncato (Rimini, 1982) studia pittura all’Accademia di Brera, Milano e svolge in seguito una residenza alla Jan van Eyck Academie, Maastricht (2018) e alla East China Normal University, Shanghai per il “Premio Shanghai” (2017). Mostre personali si sono tenute presso: Ingrid Deuss Gallery, Antwerp(2020); The Open Box, Milano (2019); Mars, Milan Artist Run Space, Milano (2019); Musei Civici di Bassano del Grappa (2018). Fra le collettive si ricordano: Fondazione Bevilacqua la Masa (2021); GAMEC, Bergamo (2020); Muse, Trento (2020); TRA, Treviso (2015).

 

 


Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza |  LA BCC ravennate, forlivese e imolese


Progetto Curatore in Residenza – artista Nina Carini

Progetto Curatore in Residenza 
Artista Nina Carini 

Nina Carini sviluppa al Museo Carlo Zauli un progetto articolato in tre atti, in cui esplora il rapporto tra l’artista e il paesaggio. Il punto di partenza è lo studio dell’opera di Carlo Zauli, in particolare dei suoi lavori dedicati ai Calanchi. Da qui si apre una connessione con altri due artisti centrali nella sua ricerca: Ettore Spalletti ed Etel Adnan, entrambi legati, nella loro pratica artistica, a una profonda relazione poetica con l’ambiente naturale. 

Partendo infatti dallo studio sull’artista Carlo Zauli, Nina Carini ha deciso di approfondire il rapporto che l’artista crea con il paesaggio che lo circonda: i Calanchi diventano protagonisti nella forma. Elemento centrale è la montagna in relazione al tempo (finito e infinito), nella sua accezione di forma simbolica che si protende verso l’inifnito, punto di riferimento visivo di alcuni artisti che hanno influenzato la sua ricerca come Etel Adnan e Ettore Spalletti. Carlo Zauli e questi ultimi avevano un reale rapporto emotivo con il paesaggio che li circondava, la montagna (i calanchi per Carlo Zauli) acquisiva una specie di personificazione – non era solamente un elemento naturale che i loro occhi guardavano tutti i giorni, Etel Adnan con il Monte Tamalpais, Ettore Spalletti con il Monte Prena (Gran Sasso, Abruzzo – Appenino), Carlo Zauli con i Calanchi.

A prima vista, sembrano paesaggi molto diversi, ma in realtà hanno qualcosa in comune: la loro forma è stata modellata dal tempo, dall’erosione, dalla relazione tra la terra e gli agenti atmosferici e dai cambiamenti climatici.
La trasformazione lenta e continua della montagna è un fenomeno naturale inevitabile, ed è sia un processo necessario alla vita della Terra che, in certi casi, una sfida per gli ecosistemi.
Le montagne non sono strutture fisse, ma vengono continuamente modificate da diversi processi ed è per associazione la stessa cosa che accade a noi umani, esseri finiti.
Il tema del cambiamento lento e inevitabile sarà rappresentato con materiali che si trasformano nel tempo (come l’argilla cruda), o anche attraverso l’esplorazione dell’idea di forme che sembrano eterne (come la presenza di un accenno al mito) … o il ritrovamento di un fossile.
Il lavoro è dunque pensato come opera in tre atti: tre tributi.

La montagna, nel mondo simbolico, è uno degli elementi più ricchi di significati e spesso viene vista come l’opposto dell’orizzonte, ma anche come il suo complemento. Se l’orizzonte è un infinito orizzontale, la montagna rappresenta un infinito verticale. Entrambi suggeriscono un’idea di grandezza, di viaggio e di trasformazione.
Confine tra cielo e terra: le montagne toccano il cielo, sono il punto di contatto tra il mondo materiale e quello spirituale. Per questo sono sacre in molte tradizioni.
Protezione e isolamento: le montagne possono essere rifugi, ma anche barriere. Nelle fiabe e nei miti, spesso separano il mondo conosciuto da quello sconosciuto.
Se l’orizzonte è un infinito orizzontale, sempre irraggiungibile e aperto, la montagna è un infinito verticale, un limite che sembra solido ma che può essere superato.

 

Nina Carini (Palermo, 1984). Formatasi nelle Accademie di Belle Arti di Verona e Milano e presso l’École nationale supérieure des beaux-arts de Lyon, l’artista ha mosso i suoi primi passi in ambito pittorico, per superare rapidamente la specificità dei singoli linguaggi e per reinventare il senso e lo scopo del medium, che di volta in volta ha utilizzato. Ognuno dei suoi lavori è preceduto da un tempo lungo di preparazione, dedicato alla conoscenza dei fenomeni che sta esaminando. Le sue non sono forme fisse nel tempo, chiuse in sé stesse, varcano, anzi, i propri limiti. Un modus operandi che è stato decisivo per fare arte servendosi di mezzi alternativi a quelli tradizionali e per continuare a sperimentare soprattutto con il suono, le installazioni e il video. Tra le recenti mostre in cui ha esposto le sue opere si ricordano: “Straperetana” (Palazzo Maccafani, Pereto, 2024), “Materia sonora” (Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Madrid, 2024), “Premio Cairo”(Museo La Permanenente, Milano, 2023), “Aperçues” (Basilica di San Celso, Milano, 2023), “Meteorite in giardino 13″ (Fondazione Merz, Torino 2021), “For 24h CALL ME POET! Let’s meet on the horizon” (Casa Testori e Casa degli Artisti, Milano 2020), “VIII Premio Fondazione VAF”, “Passione 12 progetti per l’arte italiana”, (MART Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, 2019), “Are my eyes distracting my hearing?” (NM Contemporary, Monaco 2019). È stata finalista durante l’VIII Premio Fondazione VAF con l’opera “Confine” (2017) oggi in collezione al MART Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

 

 


Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza |  LA BCC ravennate, forlivese e imolese


Progetto Curatore in Residenza

Progetto Curatore in Residenza
Museo Carlo Zauli 

 

Il nuovo “Progetto Curatore in Residenza” del Museo Carlo Zauli di Faenza vuole proporre sguardi e metodologie diverse e complementari sull’idea di residenza organizzata dal Museo Zauli negli ultimi vent’anni. Per la prima volta un curatore e storico dell’arte è il residente/regista culturale dello sviluppo e delle ricerche sul lavoro di Carlo Zauli (Faenza, 1926-2002) e su vari artisti contemporanei.

Il primo curatore selezionato è Gaspare Luigi Marcone (Terlizzi, 1983) che già da alcuni mesi ha iniziato una ricerca ad ampio raggio sui materiali d’archivio del Museo, le opere in collezione e i luoghi della ceramica e del contesto culturale faentino.
La residenza segue dunque diversi binari: un lavoro storico-critico sulle fonti e sul territorio e un lavoro critico-curatoriale nelle relazioni tra gli artisti contemporanei che si confronteranno a loro volta con la figura di Carlo Zauli e la storia di Faenza.

Gli artisti selezionati da Gaspare Luigi Marcone sono personalità primarie nel mondo dell’arte contemporanea avendo partecipato a prestigiose mostre personali e collettive, in musei e istituzioni, in Italia e all’estero, oltre a diverse biennali, residenze e progetti di respiro internazionale. Il curatore ha volutamente selezionato artisti multimediali e dalle pratiche artistiche eterogenee – ovvero non esclusivamente “scultori” o “ceramisti” – per offrire sguardi e stimoli diversificati anche attraverso opere installative, fotografiche, video, sonore e processuali. Uno dei concetti fondamentali che struttura il progetto è quello di avere una “polifonia” che armonizzi visioni e pratiche diverse in relazione ai “contesti” di Carlo Zauli (opere, scritti, luoghi) e allo scenario faentino (artistico, culturale, geografico, antropico).
La mostra conclusiva del progetto ATTO PRIMO sarà allestita negli spazi del Museo Carlo Zauli. 

Artisti invitati:
Nina Carini
Stefano Comensoli_Nicolò Colciago 
Andrea Francolino 
Goldschmied & Chiari 
Fabio Roncato 

 

Gaspare Luigi Marcone (Terlizzi, 1983) vive e lavora a Milano. Laureato in Storia e critica dell’arte all’Università degli Studi di Milano dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca in Scienze del patrimonio letterario, artistico e ambientale e ha collaborato con il Dipartimento di Storia dell’Arte.
Dal 2015 è cofondatore e Direttore artistico di The Open Box – Milano. Ha curato mostre e pubblicato testi critici su vari artisti del XX e XXI secolo per musei pubblici, istituzioni e gallerie private. Tra i suoi libri si ricordano: Piero Manzoni. Scritti sull’arte, Abscondita, Milano 2013; Piero Manzoni. Diario, Electa, Milano 2013; Fontana, Baj, Manzoni 1958 – 2018, Carlo Cambi Editore, Poggibonsi – Siena 2018; Piero Manzoni: Writings on Art, Hauser & Wirth Publishers, Zürich 2019.
Tra i recenti progetti curatoriali istituzionali: Lucio Fontana. Autoritratto (con S. Roffi, W. Guadagnini; Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo – Parma, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2022); Piero Manzoni. Solo (Museo Novecento, Firenze, Carlo Cambi Editore, Poggibonsi – Siena 2018).
Ha collaborato con alcune voci al Dizionario Lucio Fontana, a cura di L.P. Nicoletti in collaborazione con Fondazione Lucio Fontana, Quodlibet, Macerata 2023.
Nel 2024 ha co-curato il progetto annuale Faventia. Ceramica italiana contemporanea, coinvolgendo 12 artisti in 12 mesi protagonisti con 12 opere in ceramica presso Building Gallery – Milano (gennaio/dicembre 2024).


Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza | LA BCC ravennate, forlivese e imolese


La mostra “Terra che rinasce / Reborning Clay”

La mostra “Terra che rinasce / Reborning Clay”

Auréline Caltagirone
Myrto Patramani 
Elio Secondo
Silvia Ileana Listorti

inaugurazione 6 maggio ore 19.00

 

Martedì 6 Maggio alle ore 19.00, presso il Museo Carlo Zauli di Faenza – in collaborazione con la Strada Europea della Ceramica – ci sarà la restituzione espositiva del progetto “Terra che rinasce / Reborning Clay”, finanziato nell’ambito del PNRR dall’Unione europea – Next Generation EU e focalizzato su un differente modo di produrre artigianato artistico ceramico diffondendo e valorizzando buone pratiche di sostenibilità e responsabilità ambientale.

In mostra le opere di Auréline Caltagirone, Myrto Patramani ed Elio Secondo. Ad esse si aggiunge Silvia Ileana Listorti, vincitrice di una menzione di merito della giuria e di un invito come ospite dalla città di Faenza.

La residenza d’artista è stata in questo caso realizzata in collaborazione con istituzioni e ceramisti del territorio: Manifatture Sottosasso, che ha seguito dall’inizio l’iter realizzativo, Aida Bertozzi, Studio Lemure, Terra e Forme, Ceramic & Colours.
Un particolare ringraziamento va ad ISIA Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Faenza, per la collaborazione al progetto.
Si ringrazia inoltre il Gruppo Disabilità Faenza.

L’intero progetto è stato digitalizzato su una nuova sezione dedicata del sito del Museo Carlo Zauli, a cura di Stefano Sangiorgi.

 


School of Nothing

School of Nothing

Scuola di ceramica per artisti

In occasione del ventennale del progetto
Residenza d’artista


a cura di Viola Emaldi

 

Sergio Breviario, Francesco Cavaliere,
Christian Holstad, Mino Luchena,
Lorenzo Mason, Enrico Minguzzi,
Margherita Morgantin, 
Marta Pierobon,
Sissi, Italo Zuffi

 

 

Il Museo Carlo Zauli di Faenza, attivo dal 2002, rappresenta oggi un punto di riferimento nella produzione e nella divulgazione dell’arte contemporanea declinata sul medium ceramico, grazie a conferenze, rassegne, percorsi didattici, workshop e al progetto Residenza d’Artista, nato nel 2003 da una proposta di Viola Emaldi a Matteo Zauli, che insieme declinarono come un modus operandi, al tempo stesso produttivo e didattico.

In occasione del ventennale delle sue residenze d’artista, il Museo Carlo Zauli di Faenza presenta School of Nothing, un nuovo progetto di residenza diffusa a cura di Viola Emaldi, che nel corso del 2024 vuole mettere in dialogo 10 artisti multidisciplinari – accomunati dall’avere una conoscenza pregressa del medium ceramico – con il Museo Carlo Zauli e il “sistema Faenza” per la ceramica: una scuola diffusa e coesa, che comprende una filiera formativa, una rete museale, oltre a un insieme di associazioni, co-working e aziende concentrate in un piccolo territorio. Nell’ambito del progetto, gli artisti si confronteranno anche con l’opera di Carlo Zauli, approfondendo alcune tematiche a lui care, connesse ai materiali ed ai processi da lui utilizzati, dando vita ad un apparato di conoscenze e nuove interpretazioni della sua ricerca tecnica ed artistica.
Grazie alla collaborazione virtuosa di AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica, il progetto coinvolgerà anche alcune aziende ceramiche colpite dall’alluvione, tra le quali anche Bottega Gatti, manifattura di riferimento in Italia per la produzione di opere in ceramica per l’arte contemporanea.

Come afferma Viola Emaldi: “Con School of Nothing si vuole mettere in atto un nuovo tipo di residenza che non è finalizzata alla produzione di un’opera, ma all’apprendimento e messa in pratica di un processo ceramico specifico, utile all’espressione individuale di ogni artista coinvolto, concentrandosi sullo studio, la sperimentazione, la prototipazione; un seme attivo che inneschi nuove espressioni artistiche e che insieme produca nuove connessioni con i player della ceramica faentina, quali artigiani, docenti, tecnici e studenti. Il fine del progetto è anche quello di promuovere e dare valore all’artigianalità e alla cultura del fare, con le mani e con il pensiero”.

Matteo Zauli, direttore del Museo Carlo Zauli sottolinea quanto il progetto School of Nothing “voglia rafforzare uno degli obiettivi principali per cui il Museo è nato, ovvero la conoscenza del linguaggio artistico di Carlo Zauli presso artisti e curatori contemporanei nazionali e internazionali, la promozione e diffusione della sua eredità culturale insieme allo studio di tecniche ceramiche declinate sul contemporaneo”.

La città di Faenza è di fatto protagonista del ritorno della ceramica nelle arti visive a partire dagli anni Novanta, con la creazione di un articolato sistema culturale ed economico, le cui basi risalgono agli inizi del Novecento, con la fondazione del MIC Museo internazionale delle ceramiche in Faenza e della nota Scuola d’Arte Ceramica: un sistema fatto di Genius loci e di saperi artigianali che si incontrano con le arti visive per generare nuove azioni e produzioni culturali. È esattamente qui che si inserisce l’attività del Museo Carlo Zauli che, in oltre venti anni di residenze, ha promosso il ritorno da parte degli artisti a un approccio diretto con i materiali, da autodidatti o con l’assistenza di tecnici, sostenendo apertamente il lavoro artigiano in arte, creando opere, scrivendo e favorendo momenti di condivisione.
Dalla lettura contemporanea del rinnovato fare artistico, oggi sempre più connesso a materiali caldi e praticato in modo diretto – non solo (non più) delegando la produzione dell’opera a tecnici esperti – nasce l’idea di una “scuola” speciale, che permetta a una classe di artisti di sviluppare competenze specifiche utili alla libera creazione. Per fare ciò School of Nothing si pone come un progetto di apprendimento attraverso l’esperienza, dando rilievo all’applicazione pratica delle conoscenze, sul modello learning by doing, oggi più che mai attuale e già impiegato dall’avanguardia artistica nell’ambito di “scuole” sperimentali e votate ad un approccio interdisciplinare, quali il Black Mountain College, fondato nel 1933 in North Carolina sull’esperienza del Bauhaus tedesco. Nello specifico, l’artista è il soggetto al centro del processo, là dove le attività esperienziali e laboratoriali acquisiscono rilevanza, proprio perché l’apprendimento efficace non è composto solo di conoscenze, ma anche di abilità e competenze che vanno promosse attraverso la sperimentazione attiva.

Seguendo questa filosofia, School of Nothing ha scelto di invitare Sergio Breviario, Francesco Cavaliere, Christian Holstad, Mino Luchena, Lorenzo Mason, Enrico Minguzzi, Margherita Morgantin, Marta Pierobon, Sissi e Italo Zuffi ad approfondire un “argomento” ceramico di loro preferenza da declinare a livello artistico: dalla foggiatura al tornio alla modellazione 3D, dalla decorazione alla cottura. Ogni artista sviluppa quindi non necessariamente un’opera ma uno specifico processo, grazie a un progetto formativo ideato su misura e composto da lezioni teoriche e fasi laboratoriali presso scuole, musei, imprese e associazioni, coinvolgendo diversi professionisti del settore.

Il titolo del progetto comprende ironicamente la parola “nothing”, per sottolineare la discrezionalità dell’artista nella realizzazione di un elaborato finale. Ai partecipanti sono offerti brevi periodi di soggiorno, in un arco temporale esteso, da febbraio a novembre 2024, periodo durante il quale sono pianificate anche una serie di attività collaterali (workshop, laboratori, eventi di restituzione), alcuni dei quali aperti al pubblico, presso il Museo Carlo Zauli, e immersi nel verde di Villa Emaldi, come il workshop In principio era il suono, previsto il 20 luglio 2024.

Al termine del progetto sarà presentato un volume di 10 capitoli, uno per artista, che comporrà una sorta di diario collettivo in edizione limitata delle singole esperienze, insieme a nuovi approfondimenti e nuove riflessioni critiche sull’opera di Carlo Zauli raccontate in duplice maniera; dagli artisti protagonisti nel modo a essi più congeniale e dai “docenti” come un vero e proprio manuale ceramico composto da 10 argomenti. Un libro d’artista e al contempo un manuale di tecnica e pratica ceramica, fruibile comemultiplo stampato in edizione limitata e divulgato open source.

Sabato 29 marzo 2025 alle ore 12.00, Museo Carlo Zauli: Restituzione finale del progetto e presentazione della pubblicazione.

A questo link i progetti dei singoli artisti. 

 

 

Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022

In collaborazione con Comune di Faenza | AiCC – Associazione italiana Città della Ceramica

 

Partners

MIC –  Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Museo Civico di Scienze Naturali Malmerendi
ISIA Faenza – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche
Liceo Artistico Torricelli Ballardini, Indirizzo design ceramico
Corso IFTS Tecnico ceramico per innovazione e sostenibilità nei mestieri artigiani Made in Italy
Associazione culturale MAGMA Aps
M.T.G.G. – Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani
Associazione Ex Allievi Istituto Statale d’Arte G.Ballardini
Ente ceramica Faenza
CNA Romagna faentina
Casa Museo Villa Emaldi

Con la collaborazione di

Antonella Ravagli
Antonietta Mazzotti
Bottega Gatti 1928
Ceramica Senio – Alta Ceramica Faentina
Elisa Grillini
Fabiano Sportelli
Manifatture Sottosasso
Mirco Denicolò
Modelleria Digitale
Pier Paolo Garavini
Pantoù ceramics
Orazio Bindelli
Terra & Forme
Ceramiche Vignoli

 

 


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