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EMPOWERING PEOPLE. L’ARTE DELL’INCLUSIONE.

EMPOWERING PEOPLE. L’arte dell’inclusione.
Presentazione esiti finali del progetto con aperitivo.
11 giugno ore 18,30

a cura di  RicercAzione
in collaborazione con Museo Carlo Zauli

con il contributo di Fondazione Banca del Monte di Bologna e Ravenna
e il sostegno di Asp Romagna Faentina, Consorzio Solco Ravenna, Cooperativa La Casa di Ravenna e Unione della Romagna Faentina

Il museo è stato parte attiva di “L’arte dell’inclusione” il nuovo progetto ideato dalla cooperativa RicercAzione e rivolto a persone in emergenza abitativa e richiedenti asilo del territorio faentino, della Bassa Romagna del ravennate.

“Questo progetto nasce con l’obiettivo di allontanarci dalle logiche di pura assistenza ancora presenti nelle politiche rivolte alle persone in stato di fragilità o vulnerabilità – dichiara Doriana Togni, presidente RicercAzione -.

“L’Arte dell’inclusione” rientra nelle attività denominate di Empowering People, atte cioè a potenziare e valorizzare le capacità delle persone coinvolte, capacità non sono solo manuali e concrete, ma anche personali e relazionali, con l’obiettivo di aumentare l’autostima, la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità e il rispetto per sé e per gli altri”.

Un percorso pedagogico condotto da Giovanna Brondino di RicercAzione, reso possibile grazie al contributo della Fondazione Banca del Monte di Bologna e Ravenna e al sostegno del Consorzio Solco Ravenna, della Cooperativa La Casa di Ravenna e dell’Unione della Romagna Faentina.

L’arte dell’inclusione  prevede un ciclo di incontri, in ognuno dei territori coinvolti dal progetto.

Sul territorio di Faenza e della Bassa Romagna il progetto è sviluppato in partnership con il Museo Carlo Zauli che ha messo a disposizione spazi e esperti ceramisti. A Faenza il percorso pedagogico si è  quindi intrecciato in modo sinergico con quello ceramico condotto da Matteo Zauli e Aida Bertozzi, si è così creata un’opportunità di lasciare nella materia, l’argilla, una traccia creativa di vissuti, bisogni e desideri. La ceramica è divenuta essa stessa strumento di potenziamento e rafforzamento dei partecipanti.

E proprio nel corso della serata, inserita nel calendario di Padiglione Estate 2018, verranno presentati al pubblico i lavori realizzati durante gli incontri al museo, e offerto ai partecipanti un aperitivo.

Nel territorio della Bassa Romagna si è ripetuta l’esperienza in collaborazione con l’Asp Bassa Romagna, la cooperativa Il Mulino, l’ass.ne Farsi prossimo – equipe di Russi, e l’ass.ne di volontariato “il Mantello” di Russi per l’utilizzo degli spazi, mentre a Ravenna il laboratorio si sta svolgendo avendo come elemento materico il cuoio all’interno del progetto Housing First.

 

 

Per maggiori informazioni:
RicercAzione 0546 25025 – info@ricercazione.com


WORKSHOP OP-U EDIZIONE 2018

Workshop Op-U
2 / 3 giugno 2018
Di che pasta siamo fatti? La difficile scelta di essere autentici.

workshop di ceramica con
Monica Zauli e Brigitte Mauel

Dopo il primo workshop dedicato ai meccanismi interni che orientano ciò che decidiamo e facciamo (Ma chi lo dice, Museo Carlo Zauli, 4/5 febbraio 2017), torna il progetto di coaching unito alle sperimentazioni ceramiche.

Il prossimo incontro di Op-U sarà dedicato al sottile equilibrio tra ciò che siamo per natura in base al nostro DNA, al nostro carattere, alla nostro unicità, e ciò siamo per cultura, in base alla nostra educazione, alle nostre esperienza, in cerca di perfezione o anche di affetto, per rispondere ad esigenze esterne o interne.

Durante il workshop cercheremo di capire in che modo essere autentici, cercando di capire come unire con congruenza il nostro essere e il nostro fare. Le riflessioni saranno intervallate da fasi manuali attraverso le quali esprimere le nostre emozioni rispetto al tema, lavorando la creta all’interno del laboratorio ceramico.

La cornice – data dal Museo Carlo Zauli e dal laboratorio dell’artista – ci offrirà una miriade di immagini e metafore per avvicinare il tema con leggerezza e profondità.

Il processo di avvicinamento verso la nostra autenticità e la nostra personale relazione tra cultura o natura avviene a tre livelli:

. Osservazione dal vivo di opere d’arte selezionate di Carlo Zauli, esposte nel Museo Carlo Zauli
. Lavoro artigianale con l’argilla all’interno del vecchio Laboratorio dell’artista Carlo Zauli
. Riflessioni e conversazioni individuali e di gruppo

Il workshop è condotto da Monica Zauli e Brigitte Mauel.

Per approfondimenti sul progetto di coaching vi invitiamo a questo link.

Per info e prenotazioni:
Monica Zauli 339 8559821
Brigitte Mauel 335 364828
opu.mcz@gmail.com


Monica Zauli, figlia d’arte, architetto e artista, introdurrà i partecipanti nel “paradiso” della ceramica, raccontando della bambina che osservava il lavoro del padre e di ciò che ha imparato da lui sia sui materiali che sugli strumenti e le tecniche. Monica seguirà i lavori con la creta fino alla cottura dando consigli, offrendo alternative e ricordando le regole dell’Arte quando è necessario.

Brigitte Mauel lavora con le persone sul cambiamento, fidandosi, come ogni Coach, che ognuno porta il seme delle risposte alle sue domande dentro di sè. I problemi si risolvono facendo chiarezza. Il suo ruolo sarà quello di introdurre i partecipanti nel “paradiso” della propria testa illustrando con poche parole il suo funzionamento. Brigitte guiderà la conversazione sul tema facendo domande ed ascoltando, offrendo punti di vista diversi e ricordando le regole di una comunicazione efficace quando è necessario.


IL LINGUAGGIO DIMENTICATO

IL LINGUAGGIO DIMENTICATO
La riscoperta di sé attraverso il movimento e la scultura
5 maggio 2018 ore 17 / 19

“…invece di comprimere forzatamente e distorcere innaturalmente, cerco di cogliere, il più acutamente possibile, le forme naturali invisibili che al suo interno si celano, che respirano e vogliono essere”.

Carlo Zauli

Programma
Ore 17.00  > Accoglienza pubblico
 > Breve performance per danza e voce in dialogo con le sculture
 > Visita guidata del museo a cura di Laura Zauli
Ore 17.45 > Presentazione ospiti > Interventi dei relatori
Ore 18.30 > Workshop > Proiezione video in loop
Ore 19.00 > Brindisi

Il museo è lieto di ospitare le danzatrici Monica Marcucci e Marinella Freschi e la cantante Catia Gori in un appuntamento che comprende una breve performance, un talk, un video e un workshop dimostrativo per introdurre il pubblico alla Danzaterapia.

Attraverso il corpo, il movimento, l’espressione, la danza, così come accade con la creta, ciò che desidera essere visto, ascoltato, liberato, può prendere forma. Nella frase di Carlo Zauli troviamo il “cuore” del metodo: rimanere presenti, pronti a cogliere, osservare, riconoscere ciò che già esiste, che sta per emergere, istante dopo istante e con un po’ di coraggio essere duttili e disponibili nell’accoglierlo.

Dopo una performance di danza, seguita da una visita guidata al museo, i protagonisti si presenteranno in un breve talk, per poi coinvolgere i partecipanti in un workshop dal titolo La Zolla-Corpo.

Un laboratorio, gratuito e per adulti, per fare una prima conoscenza con i principi cardine del metodo: presenza, osservazione, sospensione del giudizio. La Zolla è la metafora per cominciare ad osservare il corpo, la postura, sperimentare la forma, il movimento e la danza.

Nell’occasione verrà inoltre presentata da Alessandro Latini la onlus Cittadinanza, di cui fa parte da anni Monica Marcucci, come esempio di applicazione dei principi della danzaterapia, o più in generale dell’arteterapia.


La Danzaterapia è un percorso di riscoperta di sé, maturazione interiore e sviluppo della consapevolezza. Il corpo diviene simbolo visibile e concreto del mondo interiore. Le sensazioni, le immagini e le parole non riconoscibili sul piano razionale, prendono forma attraverso il movimento e la danza, per essere comprese. E’ una possibilità di entrare in contatto con il linguaggio sottile che, un passo alla volta, condurrà ad una percezione di se stessi nuova, ma allo stesso tempo antica, alla genuinità originaria, rimasta sepolta e dimenticata. Il movimento, presente in ogni istante della quotidianità, è riconoscibile nella postura, nei gesti, nelle espressioni, nelle parole, nei suoni, nelle azioni e comportamenti. Ogni atto che si realizza sul piano fisico o relazionale, ha un corrispettivo di movimento che avviene sul piano invisibile. Sensazioni inascoltate, emozioni non espresse, pensieri negati, attraverso l’energia muovono impulsi subliminali che condizionano, irrigidiscono, indeboliscono, limitano. L’aspetto terapeutico consiste nel portare attenzione e lasciare esprimere ciò che è rimasto bloccato, favorirne il processo di liberazione, trasformazione e riallineamento.

L’origine della Danzaterapia risale ai primi anni del 900, quando in America, alcune danzatrici e coreografe furono chiamate a prestare ausilio terapeutico ai malati psichici e numerose sono le metodologie che fino ad oggi si sono sviluppate. Il metodo proposto, nasce nel 1996 dalla Dr.ssa Elena Deepti Canfora, che ha unito le sue esperienze in campo artistico, la ricerca nel settore psicologico e il suo percorso di ricerca spirituale iniziato nel 1975 in India. I principi del metodo accomunano alcuni aspetti della psicologia umanistica evolutiva e la visione orientale, legata all’espansione della consapevolezza. Gli strumenti di ricerca che offre la danza contemporanea, il teatrodanza, l’espressività corporea, vengono integrati con tecniche di meditazione, esplorazione interiore ed energetica, in relazione ai chakra. Relazione mente/corpo/emozione e legame movimento/terapia sono temi che avvicinano settori diversi, psicologia, teatro, danza, pittura, scultura, laddove al centro si pone l’esplorazione dell’umano.

5 maggio 2018 ore 17 / 19
IL LINGUAGGIO DIMENTICATO
Museo Carlo Zauli
Ingresso gratuito
Il laboratorio, su prenotazione, si rivolge ad adulti e richiede un abbigliamento comodo.

per informazioni e prenotazioni
Marinellafreschi@libero.it
335 7801029

ph Cristina Patuelli


Marinella Freschi danzatrice e terapeuta laureata in Danse-Thérapie presso l’Universitee Europeénne Jean Monnet A.I.S.B.L. (Bruxelles). La sua esperienza nasce in campo artistico con la danza classica, moderna, urbana, poi contemporanea, affiancando un lungo percorso di teatro e di ricerca interiore. L’indole sperimentale spinge verso una ricerca continua che si espande sempre di più verso la totalità dell’espressione, verso l’approfondimento delle componenti che realizzano il movimento sul piano fisico, meccanico e fisiologico, artistico e soprattutto nella relazione che intercorre fra l’agire e gli aspetti interiori. Lavora nelle scuole e centri di supporto formativo, con bambini, ragazzi e adulti guidando laboratori di crescita, integrazione e socializzazione, incontri di danzaterapia, meditazione, esplorazione energetica, espansione della percezione e della creatività.

Monica Marcucci, laureata in Lingue e Letterature Straniere moderne presso l’Università di Bologna con la tesi “The Natural Language of the Soul; Isadora Duncan e la Danza come Gesto fuori dal Sè”, si è diplomata insegnante di danza presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma. Dopo aver insegnato danza classica e al contempo ballato ruoli del repertorio classico nel 1989 incontra l’insegnante e coreografa americana Teri J. Weikel con la quale inizia a collaborare e nella cui compagnia entra a far parte stabilmente nel 1995 sia come danzatrice che come coreografa. Ha lavorato con musicisti dell’area jazz e contemporanea focalizzando nella ricerca il suo lavoro di danzatrice e coreografa.

Catia Gori, insegnante cantante professionista con laurea in canto jazz e linguaggi musicali del nostro tempo, presso il Conservatorio B. Maderna di Cesena , ha seguito anche un percorso accademico di studi di pianoforte presso il Conservatorio Frescobaldi di Ferrara. Da tempo impegnata nella promozione dello studio della musica nella scuola primaria, è direttrice di cori di voci bianche e giovanili. Ha approfondito studi legati al progetto Abreu presso la scuola di musica di Fiesole con il maestro Antonello Farulli. Ha partecipato con i cori che dirige a diverse produzioni teatrali, ed eventi nazionali ed internazionali. Da anni è curatrice del progetto Pazzi di Jazz, promosso da Ravenna Jazz, che coinvolge migliaia di studenti e la vede collaborare con musicisti e di fama internazionale quali Paolo Fresu, Ambrogio Sparagna, Tommaso Vittorini, Alien Dee. Il progetto ha ricevuto diversi riconoscimenti ed è stato definito dalla federazione del jazz italiano un modello di valenza pedagogica e musicale di eccellenza sul territorio nazionale.


ARTE SUPERIORE AL LICEO ARCANGELI DI BOLOGNA

NARCISO / Quello brutto sei tu

Mostra finale
Centro Studi Didattica delle Arti
Via Cartoleria 9, 40124 Bologna

22 marzo ore 18,30

Narciso è la mostra finale della tappa bolognese del progetto Arte Superiore, un percorso destinato alle scuole di Museo Carlo Zauli, in collaborazione con Artbreakers e Intesa Sanpaolo.

Dopo l’esperienza con il Liceo Torricelli di Faenza, conclusa con la mostra in occasione della notte dei licei, gli studenti di 3E indirizzo Ceramica e di 4N indirizzo Scultura del Liceo Artistico F. Arcangeli espongono le loro opere, nate dal confronto reciproco sul tema di Narciso e dell’immagine che essi stessi hanno di loro come artisti.

La mostra conclude il percorso di confronto e teoria portato avanti in aula in questi ultimi mesi.

L’epoca contemporanea è caratterizzata da una tendenza narcisistica all’auto-rappresentazione di sé, iper-alimentata dal facile accesso e utilizzo dei social, che diventano così un palcoscenico globale di vita quotidiana.

Come tutti, anche gli artisti hanno una buona dose di narcisismo e gli studenti-artisti hanno scelto di mostrarsi tramite le proprie opere, portando all’estremo il narcisismo comune e autoreferenziale tipico dell’epoca contemporanea. L’arte può e deve poter rappresentare anche una via d’uscita da questo mondo prettamente personale: l’artista infatti, tramite la propria opera, oltre a soddisfare sé stesso, si mette in gioco e si espone a diversi punti di vista.

La mostra Narciso è un’opportunità per i ragazzi di andare oltre il proprio riflesso e non affogarci dentro, così da superare l’indifferenza verso tutto ciò che esula dalle nostre pratiche quotidiane. Questo non significa accettare o apprezzare tutto a priori (il sottotitolo è, ironicamente, “quello brutto sei tu”) ma andare controcorrente ed essere in grado di dialogare con l’altro, così da non rimanere sempre e solo fissi davanti a sé, come Narciso.

Tutto il progetto è documentato dal profilo instagram @mcz_artesuperiore.


CORSO PER CURATORI 2018: NINA BOVIO

Corso per curatori 2018: Nina Bovio

Accademia delle Belle Arti di Bologna

Un a tu per tu di Nina Bovio con Francesco Simeti, attraverso gli aspetti più fondamentali della sua poetica e le influenze dettate dal suo vissuto, che traspaiono attraverso l’opera da lui realizzata durante la Residenza d’Artista al Museo Zauli ed articolata intorno al binomio arte-natura e uomo- natura.


INTERVISTA CON FRANCESCO SIMETI

 

Francesco Simeti nasce a Palermo nel 1968 ed attualmente vive tra New York e la Sicilia. Si è imposto nel panorama dell’arte contemporanea grazie a sculture, installazioni e interventi di arte pubblica che ha esposto in Italia e all’estero. A Luglio di quest’anno è stato invitato da Matteo Zauli a produrre un’opera tra le mura del Museo dedicato al ceramista italiano Carlo Zauli, utilizzando la particolare argilla nera ancora conservata al museo, eredità del maestro. L’opera realizzata durante la “residenza” dell’artista a Faenza verrà presentata prossimamente ed in attesa di questo momento Francesco racconta se stesso e la sua ricerca. 

La prima fase della tua carriera artistica è caratterizzata dall’utilizzo della carta da parati. Quando e perchè hai deciso di iniziare a lavorare con la ceramica?

In realtà ho studiato scultura in Accademia, non esclusivamente ceramica, e quindi i primi anni il mio lavoro fu incentrato sulla scultura. Quando ho deciso di trasferirmi a New York ho fatto questo passaggio alla carta da parati, per ragioni principalmente concettuali. Il lavoro manuale, tridimensionale, però, mi è sempre mancato e la ceramica è stata una sorta di sbocco abbastanza naturale. Ho trovato un corso di ceramica qui a New York, una specie di corso serale, e ho iniziato a frequentarlo proprio per la necessità di tornare a lavorare con le mani. Questo intorno al 2010. I lavori sembravano funzionare anche in relazione ai wallpaper e alle installazioni ambientali. La prima proposta, la prima uscita pubblica con la ceramica è stata nel 2013 ad Art Basel Miami. Da lì l’interesse è cresciuto sia da parte mia che del pubblico e ha acquisito un posto sempre più prominente nella mia produzione. Per i primi anni ho continuato a lavorare nello studio dove facevo il corso, poi mi sono spostato in studio da me, e ho incominciato anche a fare delle cotture a legna in un forno giapponese comunitario appena fuori New York.

Sei nato a Palermo, hai studiato a Bologna e dal 1996 vivi a New York. In che modo e quanto hai portato di queste differenti esperienze sociali, umane e artistiche nel tuo lavoro?

Sono nato a Palermo è vero, però sono per metà americano di nascita. Sono cresciuto in un certo senso con una crisi d’identità. In Sicilia negli anni ’70 il fatto che io fossi per metà americano mi rendeva diverso. L’Italia non era ancora una meta di emigrazione e soprattutto al Sud c’erano solo italiani cattolici. Io ero l’unico non cattolico di tutta la mia scuola e lo sono stato dalla prima elementare fino alla fine del liceo. Ero quindi il più diverso che si potesse trovare. Per me non è mai stato importante definirsi come parte di una sola cultura, e il poter attingere in maniera libera a tradizioni culturali eterogenee è sempre stato, dal mio punto di vista, un vantaggio. Questo essere bastardo in qualche modo è stato un punto di forza. Molte volte nel mio lavoro viene letto il mio essere siciliano per quelle analogie con il barocco siciliano che caratterizzano le mie opere e probabilmente è anche vero. Io credo che un artista sia una sorta di spugna, dove va assorbe ed è innegabile che sia vissuto in Sicilia, abbia studiato a Bologna e che viva a New York. Si assorbe da tutto, per questo si viaggia: per arricchirsi. Come si utilizza questa ricchezza dipende dalle esperienze individuali e da chi siamo. Io assorbo per poi riversare ciò che ho assorbito nel mio lavoro, senza che io me ne renda conto, in maniera del tutto spontanea.

La tua opera si articola intorno al binomio arte – natura e uomo – natura. Come intendi questo binomio e come lo interpreti?

Il rapporto tra l’uomo e la natura è assolutamente disfunzionale, snaturato.   L’uomo ad un certo punto ha deciso di essere altro rispetto alla natura. Si considera al di fuori della natura, non si considera parte integrante di un meccanismo, di qualcosa di più grande che è la natura. La guarda dall’esterno. C’è la presunzione di potersi chiamare fuori. Adesso questo sta diventando evidente a tutti però per molto tempo questa problematica è continuata a rimanere invisibile. Nel mio parlare e lavorare con la natura ho sempre cercato di creare una sorta di malessere. Parlare di queste problematiche non in maniera troppo diretta, troppo didattica. Queste mie interpretazioni della natura sono espresse nei lavori che allo stesso tempo parlano di bellezza, la descrivono, però sono anche fuori registro. Spero possano trasmettere una sorta d’inquietudine, di sconforto, di fastidio. Vorrei creare un cortocircuito che possa portare ad avere uno spirito più critico rispetto a questo nostro modo di relazionarci. Far iniziare una riflessione non didattica.

Il tuo percorso di artista è sempre stato improntato anche sulla volontà di porre l’accento sulla consapevolezza delle problematiche attuali. In che modo, dal tuo punto di vista, l’arte può essere propositiva?

Questo modo di lavorare si trova anche nelle mie opere precedenti in cui mi concentravo più esplicitamente su soggetti come la guerra o le migrazioni forzate, quindi delle tematiche che venivano interpretate come più propriamente politiche. Io ho sempre usato questo stratagemma della decorazione per poter parlare di alcuni argomenti che altrimenti sarebbero stati troppo plateali. Troppo didattici e poco efficaci. Ad un certo punto io ho fatto uno slittamento, una traslazione anche se continuo a lavorare su questi temi, soprattutto sulle migrazioni forzate obbligate da guerre e povertà. Quando ci fu l’attacco alle “Torri gemelle” mi è sembrato che si fosse raggiunta una certa consapevolezza e quindi ho iniziato a lavorare scegliendo la natura come soggetto e sul rapporto con la natura perché mi sembrava che questo aspetto fosse completamente trascurato. I cambiamenti climatici, la distruzione della natura sono problemi politicamente urgenti ma di cui nessuno si preoccupa, che nessuno sembra tenere in considerazione. Una delle critiche che mi è stata mossa, quando ho iniziato a parlare della natura è che stavo perdendo il mio ruolo politico, sono convinto invece che il mio lavoro rimane strettamente politico, magari in maniera più sottile.

La tua visione nei confronti dell’azione umana sul mondo naturale, e quindi sul futuro che ci stiamo riservando è ottimista o meno?

Questo tirarsi fuori dalla natura, e considerarsi al di sopra di essa, genera un clamoroso errore che noi pagheremo caro; non capiamo che quando distruggiamo l’ambiente non distruggiamo la natura perché la natura sa reinventarsi. Non sarà la natura a soccombere ma saremo noi, perché distruggiamo ciò che ci permette di vivere. È un suicidio questo non un omicidio. La mia visione è ottimista in senso che sono sicuro che la natura sopravvivrà. Se saremo in grado noi di farlo non lo so, anche se penso che ci sia ancora una possibilità. Io credo che ci sia un auspicio di rinascita, un sopravvento della vita rispetto alla morte, questo è il messaggio che vorrei emergesse soprattutto dalle mie tele di lino con questi fiori giganteschi che nascono dalle tenebre degli sfondi neri.

Che cosa hai portato in questa nuova esperienza artistica dal tuo precedente lavoro in collaborazione con Matteo Zauli per Materia Montelupo? E queste esperienze, quanto pensi influenzeranno le tue produzioni future?

Questo progetto da Matteo lo considero un inizio e un esplorazione che si ricollega ad un aspetto del mio lavoro precedente alla natura, ovvero quello dell’intreccio delle culture e dell’esotismo. Quest’idea di raccogliere foglie ovvero cifre stilistiche decorative che appartengono a culture diverse, in questo mio lavoro sarà solo appena accennato, mi piacerebbe, invece, creare una sorta di alfabeto che interessi un’ area geografica molto grande, che comprenda per esempio Cina, Portogallo, Olanda, luoghi di grandi tradizioni in questo campo. Nell’esperienza di Montelupo in collaborazione con Tuscany Art avevo fatto delle sculture con elementi botanici ma senza quell’aspetto più concettuale. Nella bottega di Sergio Pilastri avevo elaborato a partire dalla collezione del Museo un disegno che è stato poi trasferito su un vaso e un piatto. In fondo il piatto rientra più nel mio lavoro di collage che generalmente mi impegna con i wallpaper. Al Museo invece per la prima volta ho utilizzato immagini trovate nell’ambito tridimensionale, da qui la mia volontà di esplorare più a fondo il soggetto. Sarebbe bello poter creare questa sorta di albero che appartenga a tutti. Il lavoro al Museo Zauli mi è servito proprio a capire questo progetto, credo sia stato un passo fondamentale per la mia ricerca.

Quanto ha influito e in che modo, l’utilizzo dell’argilla nera di Carlo Zauli conservata al museo? Credi che ti abbia creato un particolare legame con la storia, l’esperienza artistica di Zauli, del museo o della città in generale? 

L’argilla nera per me è stata un matrimonio perfetto. Ha qualità tecniche plastiche che sono fantastiche. Il colore e l’estetica si prestano moltissimo a questo tipo di discorso. Si crea questa specie di dualismo tra bellezza/vita e decadenza/morte. C’è una sorta di battaglia tra queste due pulsioni, queste due forze. Il nero opaco è molto ambiguo in questa sua natura. Poi il segno di Zauli, pur essendo più astratto rispetto al mio, più naturalistico-organico, lo sento molto affine nelle forme e nel modo di lavorare. È stato sicuramente un vantaggio poter vedere e conoscere di più la sua produzione artistica e poterci lavorare accanto.


CORSO PER CURATORI 2017: ELEONORA SCHIANCHI

Corso per Curatori 2017: Eleonora Schianchi

Accademia delle Belle Arti di Bologna

Bente Skjøttgaard, ceramista danese si racconta in un’intervista, incontro/scontro con le opere di Zauli. Per entrambi tutto si basa sul lavorare con forma, colore, terra e fuoco in una ricerca inarrestabile ed in continua evoluzione.


Forma, colore terra e fuoco: Carlo Zauli e Bente Skjøttgaard

Perchè è appunto dall’incontro tra forma e colore, tra terra (allo stato di zolla argillosa), fuoco (il gran fuoco dei 1200°C come elemento fecondante) e colore, […] che può prendere vita e diventare duratura e perenne, quella che inizialmente era soltanto la larva d’un’idea, l’immagine ancora impalpabile d’un sogno plastico.

Due realtà all’apparenza completamente differenti come quella di Carlo Zauli (Faenza, 1926) e Bente Skjøttgaard (Copenhagen, 1961) si incontrano quindi grazie ai tre denominatori caratterizzanti della ceramica di cui parla Gillo Dorfles: terra, colore e fuoco.

La connessione dei due ceramisti con argilla e smalti, è anche materia di ricerca in continua evoluzione. Il grumo d’argilla è materia primordiale, natura in stato di potenza aristotelico che le mani del ceramista sono capaci di trasformare in atto: l’opera.

Lo stesso Zauli scriverà: Profondamente sono un uomo che ama un ‘grumo’ di argilla, che vuole vitalizzarlo, dargli piano piano forma, esaltando e riordinando i suoi infiniti ritmi e le sue misteriose tensioni che in esse si nascondono. La vita è infatti secondo il ceramista faentino insita nell’argilla ancora prima della sua lavorazione, perché essa porta con sé tracce di un passato a noi sconosciuto; impressioni di altre esistenze che si fondono con il fare dell’artista.

La malleabilità del grumo materico viene riscoperta invece da Bente Skjøttgaard ogni volta in maniera differente grazie alla pressione esercitata da mani, dita e polpastrelli, che creano forme affusolate all’interno dei cui solchi e rientranze lo smalto si accumula e sedimenta con modalità sempre inedite.

Le sue forme vengono create dall’interazione tra intuizione e controllo: lei stessa considera l’imprevedibilità dei risultati ottenuti tramite la cottura un dono, e sottolinea che scegliere come usarli stia sempre a chi crea.

Lo smalto, invece, non è solo una copertura, come mi ripete severamente la ceramista danese mentre parliamo dei suoi lavori. Lo smalto è molteplicità di strati sovrapposti e potenzialmente infiniti, è imprevedibilità del risultato delle mescolanze dei colori esposti ad alte temperature, è sfida e ricerca continua.

Caratteristica ancor oggi derivante dalla sua collaborazione con la Royal Copenghagen è invece il dosaggio delle polveri che Skjøttgaard utilizza per creare i suoi smalti, che poi fa colare sulle sue opere da diverse direzioni sulle sue opere. Le superfici irregolari delle sue opere necessitano molteplici stratificazioni, alcune parti quasi rigettano lo smalto facendolo scivolare via mentre altre ne accumulano grandi quantità.

L’opera si muove, si contorce, il liquido si accumula in vere e proprie nicchie oppure si sedimenta nei “Floor vases”, vasi a pavimento, quasi fossero schiacciati dal peso dello smalto stesso. La cottura (a 1200°C per Zauli e a 1280°C per Skjøttgaard) determina e sigilla il passaggio da natura in potenza a natura in atto, includendo nel processo l’elemento dell’imprevedibilità.

Skjøttgaard ingloba questi elementi all’interno della sua stessa poetica, in quanto le reazioni chimiche della materia in cottura danno risultati inediti e che, come lei stessa dice, Sicuramente mi hanno permesso di ottenere qualcosa che non sarei stata in grado di fare da sola con modalità studiate ed in un ambiente controllato.

Molti lavori vengono distrutti subito dopo la cottura, gli stessi processi replicati più volte e spesso sono necessari molteplici tentativi prima di riuscire nell’intento. Skjøttgaard ne è consapevole e considera il tutto parte di un processo necessario e fondamentale per la creazione delle sue opere. Ogni lavoro è un microcosmo di intento e razionalità che si fondono perfettamente con l’imprevedibile, l’ignoto.

Le opere dei due ceramisti sono riflessi di un universo paradossalmente armonioso e caotico allo stesso tempo: due facce della stessa medaglia visibili con un unico colpo d’occhio. I loro elaborati hanno come punto di partenza la natura, potenza creatrice dall’intrinseca bellezza ed armonia ma anche tetra e misteriosa.

La sua complessità permette a Zauli e Skjøttgaard di farsi ispirare, per poi lasciarsi andare ad una creazione dettata da impressioni e sensazioni. Ne è esempio la produzione di Skjøttgaard a partire dal 2009, quando tenta di togliere alla materia il suo stesso peso lasciandosi ispirare liberamente dai cumulonembi e dal loro naturale fluttuare nell’atmosfera. Queste ultime non sono altro che nubi a forte sviluppo verticale che si generano in condizioni di instabilità atmosferica, caratterizzate dall’accumularsi in formazioni sempre più grandi e complesse: la ceramista danese si dirige verso questa direzione realizzando strutture sempre più imponenti ed intricate.

L’interesse per fenomeno in quanto punto di partenza scientifico è solo il punto di partenza, per poi giungere a composizioni immaginarie di nuvole la cui conformazione e colore cambia continuamente. Sono elementi colorati, dalle tonalità arancio, rosa e viola: i colori del cielo e, ancora una volta, quelli della natura. L’equilibrio e la sinuosità delle forme iniziali per entrambi gli artisti andrà presto a misurarsi con questa duplice valenza della natura che sfocerà in approcci differenti.

Gli Sconvolti sono la risposta di Zauli, che comincia ad impartire violenze, lacerare ed a piegare i vasi. Anche quella della ceramista danese è una rottura consapevole con la ceramica dei vasi e ciotole, “porto sicuro” per i ceramisti e che aveva caratterizzato, come per Zauli, la sua produzione iniziale: le strutture si fanno ora labirintiche, caotiche. La loro turbolenza sembra portare alle estreme conseguenze i fragili equilibri dei Fremiti Naturali del maestro faentino; le forme si curvano su se stesse, si attorcigliano in nervose protuberanze ed escrescenze grumose che ricordano rami strappati, radici sinuose o nuvole.

Il fremito continuo del cambiamento non è solo caratteristica delle opere ma anche della ricerca artistica, inesauribile ed in continuo approfondimento. Secondo Zauli Un artista deve ricercare continuamente; se si ferma a un clichè è finito, allora farebbe meglio a smettere di lavorare. Lo dimostra il suo utilizzo di argille provenienti dai luoghi più disparati perché incapace di continuare ad accontentarsi di quelle faentine: la sua ricerca si estende dall’Inghilterra alla Francia, dalla Cecoslovacchia alla Germania Centrale. Né si accontenta degli smalti, tanto da iniziare ad utilizzare materie quali la cenere di legno, stagno, zirconio, silice e quarzi per ottenere il suo “bianco Zauli”.

Dal canto suo Skjøttgaard si lascia ispirare da elementi della natura sempre differenti: da nuvole a rami, da concentrazioni di nuvole oppure oppure dalle forme di vita proveniente dalle profondità degli abissi. I suoi smalti, infine, sono esperimenti continui con diversi dosaggi di polveri; le sue innumerevoli prove vengono catalogate al momento della colatura. Le fonti di ispirazione e l’istante della creazione non sono quindi soltanto piacevoli, non esiste copia mimetica della natura per i due ceramisti né punto fisso e di eterno ritorno all’interno della loro ricerca.

Tutto è in continuo divenire, ogni opera ha alla base il ricordo di quelle precedenti, in uno sperimentalismo che caratterizza le loro intere produzioni.

Bibliografia e Sitografia
Zauli racconta Zauli di Fiorenza Sarzi Amadè

http://museozauli.it
http://www.skjoettgaard.dk/
http://www.skjoettgaard.dk/text-1.htm
http://www.skjoettgaard.dk/text-2.htm http://www.skjoettgaard.dk/img/BS_PRESSE_CC_UK_2014.pdf  http://museozauli.it/antologia-critica/


CORSO PER CURATORI 2018: CATERINA D’ANCONA

Corso per Curatori 2018: Caterina D’Ancona

Accademia delle Belle Arti di Bologna

La ricerca di Caterina D’Ancona verte sul processo di creazione di Francesco Simeti durante la permanenza in Residenza d’Artista al Museo Zauli.

La documentazione fotografica è testimone di difficoltà e sfide affrontate dall’artista in fase di realizzazione, riassunte in una presentazione e in un video.

 


ARTE SUPERIORE AL LICEO TORRICELLI DI FAENZA

PLASTICA / Homo faber ruinae suae

Mostra finale
Liceo Torricelli-Ballardini,
Via Santa Maria dell’Angelo, 1 – Faenza
12 gennaio ore 21

Arte Superiore è il progetto del Museo Carlo Zauli, in collaborazione con Artbreakers, concepito per le classi di scuole superiori e gli adolescenti, dall’attitudine fortemente didattica e formativa, in una visione di rete e progettazione culturale condivisa.

Nell’anno scolastico 2017-2018 Arte Superiore è in corso presso il Liceo Classico Torricelli di Faenza e il Liceo Artistico Arcangeli di Bologna.

Il primo evento espositivo si terra’ a Faenza in occasione della notte dei licei.

Opere di:
Giorgia Chiarini, Giulia Conti, Giovanni Paolo Gargiulo, Gioele Melandri, Agnese Placci, Claudia Placci, Anna Ricciardelli, Gloria Valtancoli
A cura di:
Giulia Maranesi, Gioele Melandri, Carolina Ricci, Lorenzo Tani
Allestimenti:
Leonardo Bandini, Rita Capelli, Angela Dalmonte, Matilde Liuzzi, Marco Visani
Comunicazione:
Matilde Liuzzi, Giulia Maranesi, Maria Rafuzzi, Marco Visani

 

“Guardo questo nostro mondo andare in pezzi ogni giorno, perdendo la propria essenza. Stiamo collassando: per questo bel teatro è arrivato il momento degli applausi. Non c’è più spazio per il singolo, eppure abbiamo tutti la pretesa di esseri originali, unici ed inimitabili. Non ci rendiamo conto di essere una massa di corrotti incapaci, di essere ormai puramente egoisti: anche i peggiori sentimenti vengono da noi privati della loro “purezza”. Restano dunque soltanto le apparenze, delle quali nutrirsi per colmare il tremendo vuoto lasciato da questa società insensibile.
In questa visione fatalista si inserisce “Plastica”, una mostra senza pretese, evento raro ma da ricercare nel mondo dell’arte, che vuole riflettere sul “nuovo Barocco” che ha irrimediabilmente impregnato questa epoca. Plastica: un nome, un oggetto, un materiale, un aggettivo dal quale tutto ha origine. Questa parola ci rispecchia e forse ci identifica a tal punto che sembriamo quasi divertirci sostituendola assurdamente alla nostra carne. Plastica costituisce un ottimo isolante. Plastica è una posa statica. Plastica è il nuovo marmo di Carrara. Plastica è un filtro di indifferenza nei confronti di tutte le problematiche alle quali siamo assuefatti. Una crisi mondiale e morale, dunque, si cela alle spalle di questo incommensurabile sviluppo tecnico-scientifico, che terminerà tramutandoci tutti in insignificanti nani da giardino.”


ARTE SUPERIORE: UN PROGETTO FORMATIVO PER GLI ADOLESCENTI

Il Museo Carlo Zauli entra nei licei con Arte superiore.

Arte Superiore è un progetto del Museo Carlo Zauli, in collaborazione con Artbreakers, concepito per le classi di scuole superiori e gli adolescenti, dall’attitudine fortemente didattica e formativa, in una visione di rete e progettazione culturale condivisa.

Il grave distacco delle nuove generazioni dall’arte, si unisce alla diffusa esclusione della nicchia degli adolescenti dalle strategie museali tradizionali, generalmente polarizzate verso il mondo degli adulti e dei più piccoli. Il progetto vuole essere anche un banco di prova per un potenziale pubblico a cui rivolgersi con nuove modalità.

 

 

 

Si dipana in incontri in aula finalizzati all’acquisizione di nuove competenze e alla formazione degli studenti in un ambito, quello dell’arte contemporanea, poco affrontato all’interno del percorso scolastico.
I momenti educativi di suddividono in una prima parte teorica, con lezioni frontali, finalizzata, da una parte, all’acquisizione da parte degli studenti di conoscenze sull’arte contemporanea, fornendo loro gli strumenti per comprenderla e capirla e, dall’altra, di capacità pratiche per poter organizzare e progettare in ogni sua fase un evento culturale.
La seconda parte prevede un momento pratico, dove gli studenti, dopo aver acquisito le basi e le conoscenze necessarie, sono chiamati ad ideare un evento espositivo in ogni sua fase: dall’organizzazione, alla comunicazione e realizzazione pratica.

Il progetto è modulabile a seconda delle esigenze della classe ma in ogni caso è finalizzato ai medesimi obiettivi:
• valorizzare la fruizione artistica attraverso una nuova capacità di comprensione dei linguaggi contemporanei
• far conoscere la storia dell’arte contemporanea alle nuove generazioni
• fornire gli strumenti necessari per poter ideare, organizzare e comunicare un evento culturale
• stimolare le dinamiche di gruppo, l’attribuzione di ruoli e responsabilità rispetto ad un obiettivo


Nell’anno scolastico 2017-2018 Arte Superiore è in corso presso il Liceo Classico Torricelli di Faenza e il Liceo Artistico Arcangeli di Bologna.

Mostre finali

PLASTICA / Homo faber ruinae suae
12 gennaio ore 21
Liceo Torricelli-Ballardini,
Via Santa Maria dell’Angelo, 1 – Faenza

NARCISO / Quello brutto sei tu
opening 22 marzo ore 18,30
CENTRO STUDI DIDATTICA delle ARTI
Via Cartoleria 9, 40124 Bologna


Il materiale raccolto in classe è documentato nel profilo instagram @mcz_artesuperiore.

Per info scrivi a mcz.artesuperiore@gmail.com.


MCZ DIDATTICA: IL MESTIERE DEL BURATTINAIO

Torna la seconda edizione del corso finanziato per coloro che voglio imparare un mestiere all’interno del teatro di figura, un campo sempre piu’ collegato anche al mondo dell’arte contemporanea.

Il corso, organizzato da ECIPAR in collaborazione con

ASSOCIAZIONE GIOCOAMICO ONLUS – TEATRO DEL DRAGO Soc. Coop Soc. Onlus – ATELIER DELLE FIGURE / SCUOLA PER BURATTINAI E CANTASTORIE – SOCIETA’ SCUOLA DI TEATRO “ALESSANDRA GALANTE GARRONE” – ISTITUTO PER I BENI MARIONETTISTICI E IL TEATRO POPOLARE – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA (CORSO IN COMUNICAZIONE E MEDIA CONTEMPORANEI PER L’INDUSTRIA CREATIVA) – OGGETTIVA MENTE Soc. Culturale – PANEBARCO Di Daniele Panebarco C. sas – COORDINAMENTO TEATRO CARCERE EMILIA ROMAGNA Ass. di promozione sociale – CNA EMILIA ROMAGNA – CAPAS Centro per le attività e le professioni delle arti e dello spettacolo dell’Università degli studi di Parma – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA (DIPARTIMENTO DI DISCIPLINE UMANISTICHE, SOCIALI E DELLE IMPRESE CULTURALI – LA BARACCA Soc. Cooperativa Sociali Onlus

e’ totalmente GRATUITO, della durata di 500 ORE, di cui 150 di stage e si svolge nel periodo novembre 2017 – novembre 2018.

Iscrizioni entro il: 15/11/2017

Per tutte le info vi invitiamo al sito di Ecipar.


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