Takako Hirai
Natura Artificiale
a cura di Paolo Trioschi e Matteo Zauli
IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna
XXIII Ottobre Giapponese 

 

inaugurazione sabato 11 ottobre 2025 alle ore 19.00
fino al 5 novembre 2025 
Museo Carlo Zauli 

 

 

Sabato 11 ottobre alle ore 19.00  la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna inaugura il primo episodio di collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza con la mostra “Natura Artificiale”  dedicata all’artista Takako Hirai. La presenza della mosaicista  giapponese, che da tempo vive ed opera a  a Ravenna, evidenzia una volta di più il forte legame che l’opera di Carlo Zauli intrattiene con il Giappone. Le opere di Hirai dialogano con scultura e mosaico negli stessi ambienti di lavoro del maestro faentino scomparso nel 2002, condividendo con lui una predilezione assoluta per l’essenzialità delle forme e delle soluzioni cromatiche. Questo confronto artistico dà vita a un’armonia tra materia e colore negli storici laboratori del Museo Carlo Zauli, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di incontro tra culture, tecniche e visioni contemporanee. 

 

Nella vicenda artistica di Carlo Zauli il contatto con la cultura e l’espressione artistica giapponese rappresenta senza dubbio uno dei momenti più intensi ed importanti. Furo-no le tematiche naturalistiche a schiudergli le porte del paese nipponico all’inizio de-gli anni degli anni settanta: il curatore che ne scoprì l’opera, Yoshiaki Inui, scrisse, presentandone la mostra personale a Kyoto nel 1973, che al primo contatto con la sua opera, entrando in quella che oggi è la sala delle opere anni settanta, percepiva il silenzio della Grande Natura. Ed è questo silenzio e questo respiro che ritroviamo oggi nelle opere di Takako Hirai, artista giapponese che interpreta in maniera poetica e intensa, attualizzando e persona-lizzando la tecnica del mosaico, quell’attenzione alle piccole che ci circondano o a quelle cose che ad altri occhi paiono insignificanti o rovinate, cose che paiono margi-nali o pronte per essere buttate. I suoi assemblaggi di materiali poveri ed apparentemente esausti dialogano così con le opere di Zauli dentro gli spazi del vecchio laboratorio accordandosi sulle frequenze silenziose di una dimensione senza tempo e alimentandosi, come scrive Paolo Trio-schi, di un nutrimento primario e complicato, che vive con gentilezza rara in ogni istante, con attrazione e immedicabile dubbio.

Matteo Zauli 

 

“Natura Artificiale” già nel nome coinvolge l’elemento essenziale e più complesso della ricerca artistica di Takako Hirai. E poichè il titolo di questa mostra potrebbe aprirsi a fraintendimenti, proveremo a definire meglio questa antinomia solo apparente nella coesistenza delle due parole. Ne parliamo con lei, a soli due giorni dal suo rientro dal Giappone,  oggi  6 ottobre,  nel suo studio di Ravenna, circondata dalla sua dotazione  più preziosa:  vetri, lunghi filamenti di metallo, matite, disegni, tanti fogli, appunti, colori. Dal tavolo a centro stanza, spuntano quattro  piccoli frammenti di asfalto di strada sostenuti da piccole radici, gracili come zampette flessuose;  quattro inquieti  animaletti, che forse solo lei è in grado di trasformare in qualcosa di incantevole. Loro attivano pensieri, mentre stavolta le sue riflessioni nascono da parole ascoltate  in movimento, udite anche da tutti noi chissà quante e quante volte: “L’asfalto è fatto male, si frantuma subito!” oppure in antitesi: “ Guarda queste radici dei pini come rovinano l’asfalto! “.  “Ma in realtà io vorrei proteggere entrambi – ci dice Takako – io  li amo entrambi; l’asfalto sul quale l’ essere umano  cammina e le stesse radici dell’albero che sono ragione di vita… e questi brandelli che io chiamo Natura artificiale sono creature smarrite: smarrite come me”.
La mente scorre  ad una frase di devastante complessità, che lei stessa pronunciò in un incontro precedente: “Io sono un essere della natura. Allora come devo vivere?” Non è un mistero che Takako Hirai viva da sempre nel richiamo interiore della natura. Un nutrimento primario e complicato, che vive con gentilezza rara in ogni istante, con attrazione e immedicabile dubbio.
Serve riparo, serve protezione,  il suo rifugio più impervio è la sua flebile corazza: è la sua arte. Un atto quotidiano cui si  dedica con fedeltà sincera, indirizzato anche a “chi si guarda dentro”, chi si specchia nel piccolo come nel profondo. Nei suoi errori, nei suoi limiti, fino a calarsi dentro: ancora più giù, fino ai più  grandi  e temibili  dubbi.
“Forse non esiste nessun essere vivente come l’umano così attento a queste cose…  eppure;  io non ho risposte, ma soltanto domande “ – riprende Takako – noi sappiamo che tutto quello che costruiamo deriva dalla terra, e allora, come mai le sue modificazioni finiscono per confliggere con la natura ?”. Una contraddizione in essere, che ci trascina ancora di più nella dolce vertigine di Natura Artificiale.

Non sono solitarie oggi le opere di Hirai, hanno dialogo e buona compagnia con la scultura e gli spazi di Carlo Zauli (1926-2002), condividendo una sintomatica predilezione per l’essenzialità delle forme e delle soluzioni cromatiche.  Non a caso questo percorso raccoglie materiali, sostanze, “terre” quanto mai distinte e di altri paesi;  come la resina e la cenere di pino dal Giappone, le argille preparate e cotte  dai ceramisti di Kumamoto (la città originaria di Hirai)  o da Matteo Zauliqui, negli originali forni di cottura ceramica del padre. Frontiera, Infantile, Foresteria, Natura, Artificiale,  Shinringenkai…  Sono belli, multipli, identificativi i nomi di battesimo per le nuove opere. Metallo, radice, calcestruzzo, asfalto, elementi  lapidei, smalti, argilla, malta, ossido colorato sono i materiali che si uniscono insieme per sentirsi anch’essi rafforzati, accolti,  consolati: “Il mosaico è unione tra distanze” per dirla con altre meditate parole della nostra artista, che ha scelto di aprire il cammino della mostra con  Compromesso nuovo video indirizzato ad una tematica terribilmente sostanziale: chi decide i confini della sopravvivenza in natura? I muri o i confini dei nostri giardini come possono definire o annullare la  possibilità di esistere di una pianta? La possibilità di continuare ad esserci; quella di vivere? Domande che sono incredibilmente radicate anche al  nostro momento storico e a quel profondo bisogno di riconoscimento, appartenenza  e dignità  umana.

Natura artificiale si delinea come una “grande storia di smarrimento” raccontata in dieci opere e che troverà sicuramente nuovi occhi, raccoglimento nel valore di stare qui, in silenzioso ascolto. Uno sguardo sul mondo per fermarsi dentro un tempo proprio e nel  quale  sentire il fluire delle cose come intima possibilità, come principio vitale. Più banalmente, l’opposto preciso della solita rincorsa quotidiana. Un gesto di attenzione, una preghiera  scritta a mani nude nel fango, per risvegliarci a tutto quanto ci è stato donato sulla terra.

Paolo Trioschi 


Takako Hirai nasce a Kumamoto in Giappone, nel 1975. Nel 1999 si laurea in Pittura alla Facoltà d’Arte della Hiroshima City University.  Il ricordo incisivo del primo incontro con il mosaico, avvenuto nel 1997 in occasione di un viaggio universitario a Roma, porterà cinque anni dopo Takako in Italia. Nel 2003 inizia a studiare la tecnica musiva a Ravenna dove, dal 2005, vive e lavora stabilmente. Espone in Italia, Francia, Spagna, Israele, Taiwan, Svezia, Giappone e Giordania. Due sue opere musive fanno parte della collezione permanente del MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Tra le principali esposizioni ricordiamo: 2013- G.A.E.M – Giovani Artisti E Mosaico, a cura di L.Kniffitz e D.Torcellini, MAR, dove  vince il Premio Orsoni.  2017-  Il Senso Segreto della Natura. Takako Hirai, a cura di L.Kniffitz, MAR.  2019 – Giardino Segreto / installazione site specific, a cura di L.Kniffitz e P.Trioschi, Loggetta MAR e Giardini Pubblici, Ravenna.  2021- Nature inquiete – Sguardi d’artista sul paesaggio / installazione Giardino Segreto dedicato al Castagno Miraglia, a cura di G.Gardini, Camaldoli, Arezzo.  2021- XXVIII Biennale di muro dipinto di Dozza, Imola.  2022- The Red Dot – , a cura di N.Ricci e F.Giannini, Vôtre spazi contemporanei, Carrara. 2023-, Divenire mosaico, a cura di P.Trioschi, Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna.