Corso per curatori 2023: Alice Arabia e Giada Miino

Accademia delle Belle Arti e Laurea Magistrale in Arti Visive Bologna

 

Alice Arabia e Giada Miino hanno realizzato un’intervista all’artista in residenza Michele Guido, approfondendo la sua ricerca e il progetto artistico.

 

Michele, raccontaci un po’ di questo progetto. In quale contesto nasce?
Il mio approccio nel mondo della ceramica nasce nel Luglio del 2017, quando Matteo Zauli mi aveva chiesto di partecipare ad una residenza a Montelupo Fiorentino presso la bottega Ceramiche d’arte Dolfi di Ivana Antonini.
Dopo l’alluvione di maggio che ha colpito molto duramente il museo e la città di Faenza è nata l’idea di un’altra residenza all’interno del Museo Carlo Zauli, svolta come workshop in collaborazione con studenti e artisti dell’Accademia e dell’Università di Bologna, che ha come scopo finale la realizzazione di un lavoro site specific per il giardino del museo e una mostra con i lavori dei partecipanti al workshop.

Entrando più nello specifico di questo progetto, cosa si farà?
Una prima parte del workshop sarà dedicata alla realizzazione di architetture in ceramica che ricordano quelle delle vespe vasaio, l’obbiettivo è quello di installarle nel giardino del museo proprio dove, durante l’alluvione, era arrivato il livello dell’acqua. Parte dell’argilla che verrà utilizzata per realizzare questi lavori sarà l’argilla alluvionata presente all’interno del Museo Zauli.
Il fine di questo lavoro non sarà quello di ricordare l’alluvione, ma le architetture potrebbero essere riutilizzate dagli insetti stessi come una sorta di “casa”.
L’altra parte del workshop invece sarà dedicata alla realizzazione di una galla di quercia: una teca in legno e vetro all’interno della quale sarà inserita la scultura in ceramica. Quest’opera sarà realizzata anche grazie all’uso della stampante 3D, importante per sottolineare il passaggio tra la soggettività della pianta che ha creato l’architettura vegetale e l’oggettività della macchina legata al controllo numerico.
Sicuramente quello che emergerà da questi lavori sarà la dimensione collettiva che all’interno di un workshop come questo è molto importante.

Quali sono le ricerche, gli studi che conduci per realizzare le tue opere?
In un primo momento la mia indagine sul mondo vegetale riguardava solo la struttura interna che veniva rivelata attraverso la sezione di steli, frutti, ecc.
Trovo molto interessante l’idea, espressa dal filosofo Emanuele Coccia, riguardo lo spazio della foresta inteso come una biennale multi specifica; è proprio lo spazio che si trova al di fuori della città che ci consente di scoprire forme e segni che possono avere un’effettiva valenza estetica.
Negli ultimi anni mi sto focalizzando sullo studio che riguarda le architetture vegetali e quelle realizzate dagli insetti perchè possono costituire uno spunto di riflessione per proporre nuove alternative di costruzione.
La realizzazione delle mie opere si sviluppa attraverso un momento iniziale legato al progetto, che spesso viene svolto con l’aiuto di supporti informatici – concepibile come un luogo mentale di creazione – ed un secondo momento in cui il tutto viene trasferito in una dimensione manuale e soprattutto artigianale.
Ad esempio, per l’opera che verrà realizzata negli spazi del Museo Zauli, legata ai nidi delle vespe vasaio, le persone che stanno sviluppando il lavoro manualmente si immedesimano in un’azione che sembra quasi imitare quella degli insetti stessi.