Carlo Zauli
Vaso stele (calanchi)

in occasione dei vent’anni dalla fondazione del Museo Carlo Zauli
realizzato da Manifatture Sottosasso 

Perfetti esperimenti di incrocio tra arte, artigianato e design, e cioè tra le diverse anime culturali di Carlo Zauli – considerato uno dei maggiori scultori ceramisti del Novecento – le sue edizioni limitate lo accompagnano in un arco creativo compreso tra il 1971 e il 1987.
Nate dapprima su commissione di prestigiose aziende come la Motta o la Rosenthal, nella seconda metà degli anni ottanta sono liberamente disegnate dall’artista per sè, in prospettiva di una produzione, da lui stesso coordinata, rimasta poi interrotta.

Vaso stele (calanchi) è un’opera di questo periodo, in evidente dialogo con opere monumentali realizzate in quegli anni e ispirate al tema dei calanchi, da sempre considerati dall’artista una potente fonte di ispirazione. Questo vaso – scultura è realizzato da Manifatture Sottosasso seguendo le indicazioni dello stesso Zauli in tiratura limitata di 30 esemplari numerati e timbrati dal Museo Carlo Zauli.
Il ricavato dalle vendite dell’edizione contribuirà a finanziare le celebrazioni del ventennale dalla scomparsa dell’artista e della nascita del Museo a lui dedicato.

Per informazioni e prenotazioni: museocarlozauli@gmail.com
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Carlo Zauli è considerato uno dei maggiori scultori ceramisti del Novecento. Dopo aver vinto i maggiori riconoscimenti dedicati all’arte ceramica, i primi anni Sessanta lo vedono evolvere verso un’interpretazione marcatamente scultorea del proprio mestiere. In questo periodo matura il suo linguaggio artistico, intriso di atmosfere informali intrecciate ad un’armoniosa ma dirompente “naturalità”. Sono gli anni di un crescente successo internazionale: dal 1958, quando realizza il grande fregio per la reggia di Baghdad, vede la propria fama crescere continuamente, fino a spingersi, tra gli anni Settanta e Ottanta, a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord. Le sue opere sono presenti in trentanove musei in tutto il mondo.

“L’artista e la sua materia, la sua terra nello spettro tutto delle significazioni dell’espressione, sono una sola cosa, non convenzionalmente uniti da un’identità indissolubile” (Flaminio Gualdoni, 2011).