Corso per Curatori 2020: Federica Vennitti

Accademia delle Belle Arti di Bologna

 

Le creature della giungla urbana di Marco Ceroni

Il progetto che ho creato per il corso per curatori del Museo Carlo Zauli di Faenza, ha l’obbiettivo di indagare la poetica di uno degli artisti più particolari e attuali entrato all’interno delle mura del museo, tramite la residenza per artisti: Marco Ceroni.
Marco Ceroni nasce a Forlì nel 1987, da subito coltiva una passione estrema per l’arte. Deciderà, infatti, di studiare pittura all’Accademia d’Arte di Bologna.

Nel suo percorso artistico fin da subito si contraddistingue per rendere l’ordinario straordinario, utilizzando una propria poetica che è in definitiva quella “urbana”.
I temi caratteristici della sua arte, infatti, appartengono al mondo urbano e al proprio vissuto al suo interno, gli elementi chiave sono: motorini rigorosamente smontati, carene, booster, la strada e la vita organica che si palesa in questi scenari metropolitani. Il totale è poi elaborato dalla mente dell’artista, che fonde questi elementi al proprio vissuto, generando esplosioni che palesano contrasti.
Il contrasto, e il gioco tra forze opposte più o meno sacre, sono la base della sua poetica. Probabilmente anche del suo modo di pensare, visto che nonostante questo stile artistico di background, decide comunque di andare oltre e di avvicinarsi a uno dei materiali forse più opposti alla composizione fisica della sua metropoli urbana. Stiamo parlando della ceramica, il cui nome stesso ci riporta alla terra (letteralmente dal greco antico “terra da vasaio”) e a qualcosa di naturale. Nonostante ciò Marco decide di sperimentare, con il suo solito instancabile spirito, e di gettarsi verso questo nuovo materiale. Ed è qui che inizia la sua esperienza all’interno del Museo Carlo Zauli di Faenza.

L’indagine inizia tramite un’intervista diretta all’artista, dov’è Marco stesso a raccontare la sua poetica, la sua esperienza all’interno del museo, e ciò che ha letteralmente partorito grazie a quel luogo. Grazie alle parole dell’artista viviamo l’esperienza con lui, torniamo indietro nel tempo e ci proiettiamo anche in avanti.
Nell’ascoltarlo, diviene immediatamente chiaro, che le sculture che ha fatto nascere non sono solo opere d’arte statiche, ma sono creature vive e contestualizzate.
Abbiamo ben 19 creature che compongono la famiglia “SLAG”, e anche un esemplare unico nel suo genere “LACOSTE”.

 

Da qui nasce anche l’altra parte del mio personale progetto, un “Bestiario” che descrive e ipotizza i caratteri dei 19 componenti di “SLAG”, la mia è una rilettura personale basata sull’ispirazione che l’artista mi ha dato.
Il libro è una nuova contestualizzazione, del concetto di bestiario medievale portato nel metropolitano, assorbendo lo stile di chi lo ha ispirato. Una decontestualizzazione simile a quella che la ceramica ha avuto nelle mani di Marco.

L’unico modo per raccontare questo artista è portare ciò che sembra antico e organico, nel contemporaneo e nell’urbano, dandogli una nuova vita.

 

Guarda l’intervista a Marco Ceroni
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“Bestiario”