Corso per curatori 2017: Roberta Cacciatore

Accademia delle Belle Arti di Bologna

 

Roberta Cacciatore ha riassunto in una intervista la prima volta con la ceramica in una Residenza d’Artista di ben sei mesi di Ornaghi e Pressinar che sconvolgono in ultima analisi l’idea tradizionale di prodotto ceramico.
Il coccio, solitamente simbolo di rottura, è posto alla base dell’opera frutto di questa collaborazione inteso come entità a sé stante ed ispirato alle opere di Carlo Zauli.

Roberta ha anche realizzato la cartolina invito per la unconference dei due artisti.

Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari sono i vincitori del Bando MCZ Residenza d’artista Faenza 2017 promosso da Museo Carlo Zauli e Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza con il sostegno di “SIAE|Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. O&P sono artisti multidisciplinari, alla base delle loro opere c’è la sperimentazione, lo
studio delle tecniche artistiche tra recupero della tradizione e nuove tecnologie. Il loro lavoro nasce dalla passione per la storia dell’arte e il disegno industriale e risulta complessivamente così interessante grazie all’utilizzo sempre rinnovato di materiali e tecniche diverse, mantenendo allo stesso tempo un carattere peculiare legato ad una costante ricerca di equilibrio e disequilibrio, di intimità e quotidianità. L’interesse per l’impiego di tecniche tradizionali, ha portato i due artisti a partecipare alla residenza al MCZ dove, con l’aiuto di esperti del settore, hanno potuto sperimentare per la prima volta l’utilizzo della ceramica, protagonista delle quattro opere che saranno esposte al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Un incontro fortunato che rafforza quell’idea di fragilità e familiarità propri della poetica di Ornaghi e Prestinari.

Come avete vissuto questa nuova esperienza della residenza d’artista?

– Lavorare qui è stato confortevole, come lavorare a casa nostra, il nostro studio. Questo tipo di residenza asseconda infatti la nostra modalità di lavoro, uno spazio domestico per dormire e mangiare con un laboratorio attiguo per sperimentare, così la parte di progettazione è congiunta a quella di creazione. Altre residenze invece mettono a disposizione la casa con uno studio vuoto, il che ti permette di fare solo il progetto per poi trovare un altro posto per realizzarlo.

Una residenza di 6 mesi…

– Il periodo lungo è stato utile: il tempo per l’approccio ad un materiale sconosciuto non si può condensare più di tanto. All’inizio c’è stato lo studio del materiale, le caratteristiche, le lavorazioni possibili, gli eventuali problemi. Questa prima fase ci è servita anche per capire da chi farci aiutare e conoscere tutte le realtà del territorio, come lavorano gli artigiani. Ci capita di rado di collaborare e volevamo capire per quali elementi cercare una collaborazione e capire cosa migliorare.

L’opera che state creando mi ricorda “Esperimento 1”, per la sua caratteristica estetica legata all’olfatto. Anche quest’opera parlerà di intimità, quotidianità?

– L’aspetto del domestico è ripreso volutamente, fa parte del nostro immaginario. In questo caso ci siamo in parte ispirati al vasellame esposto al MIC, che è soprattutto domestico. L’opera sarà composta da terre diverse e tecniche diverse, ci interessa capire la diversità dei materiali, le reazioni, le lavorazioni.

La sensorialità, la destrutturazione della scultura… quest’opera sembra ispirata/influenzata dal lavoro di Zauli…

– Ci interessa molto il lavoro di Zauli, la sua vicinanza al Giappone e l’interesse al mondo orientale. Ci affascina come il lavoro che faceva con la terra si ripercuota nelle opere; l’aspetto della forma legata all’essenza del materiale e il dialogo tra la volontà formale e il trasporto materico, così come la sensualità del materiale e il non voler costringerlo in una forma che non lo appartenga. Ci rispecchiamo particolarmente in questo ultimo aspetto: solitamente progettiamo una forma in base al materiale, di pari passo, senza forzarlo.

L’aspetto della progettazione è molto importante per voi?

– Per noi non c’è una forma subordinata a un concetto che nasce a priori. Non c’è una gerarchia tra forma materiale e concetto. Dialoghiamo molto fra di noi, condividiamo pensieri, immagini, intuizioni. Per questo lavoro siamo partiti ad esempio da un bozzetto di prova, ne abbiamo parlato e il progetto si è poi strutturato di pari passo durante il percorso. Il progetto c’è ma non è mai un progetto a priori, si sviluppa in contemporanea al procedere del pensiero e del fare.