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“Una foto è una foto è una foto” _ Silvia Camporesi

Una foto è una foto è una foto
Silvia Camporesi

Mercoledì 27 maggio ore 18:30 
Museo Carlo Zauli 
MCZ libri – Padiglione Estate 2026 

Mercoledì 27 maggio alle 18:30 la fotografa e autrice Silvia Camporesi presenterà, in dialogo con Davide Ferri, il suo nuovo libro “Una foto è una foto è una foto” (edito da Einaudi) al Museo Carlo Zauli.

Il testo riflette sull’evoluzione della fotografia, oggi resa accessibile a tutti grazie alla democratizzazione digitale, che ha trasformato ogni individuo in parte attiva della cultura visiva contemporanea. Attraverso riflessioni personali, riferimenti storici e citazioni, Silvia Camporesi esplora la complessità e le molteplici sfaccettature della fotografia, rendendole omaggio in un percorso libero e profondo.

Durante la serata, la libreria Giunti Al Punto di Faenza sarà presente con diverse copie del libro e una selezione di testi dedicati alla fotografia.


Silvia Camporesi (Forlí 1973), laureata in filosofia, è fotografa dal 2000. Collabora con «Artribune», la Scuola Holden di Torino e tiene corsi e conferenze in scuole, università e associazioni culturali. Ha realizzato committenze pubbliche come Italia in attesa (DGCC 2020), Atlante Sapienza (MAXXI 2022), Altri sguardi (Direzione Generale Musei, 2022), Architetture inabitabili (Istituto Luce, 2023) e Cantiere d’autore (MAXXI 2024). Ha vinto i premi PAC (2024), Strategia fotografia (2023), La Nuova Scelta Italiana (2022), Cantica21 (2021). Sue opere sono in collezioni pubbliche e private: MAXXI, Collezione Farnesina, MART, MAC Lissone, GNAMC. Ha pubblicato monografie con Skira, Corraini, Trolley Books, Postcart, Sagep. Ricordiamo Doppio sguardo (Contrasto Books 2019), una raccolta di interviste a fotografi contemporanei. Per Einaudi ha pubblicato Una foto è una foto è una foto(2025).


La mappa del Cuore: esplorare l’identità Europea attraverso l’Arte Terapia

La mappa del Cuore: esplorare l’identità Europea attraverso l’Arte Terapia
a cura di Mona Lisa Tina
domenica 10 maggio 2026 ore 10.00 – 13.00

 

 

In occasione del Maggio per l’Europa, si terrà il 10 maggio al Museo Carlo Zauli “La mappa del Cuore: esplorare l’identità Europea attraverso l’Arte Terapia”, laboratorio di arte terapia condotto da Mona Lisa Tina, artista visiva, arte terapeuta e docente alla Scuola Nuove Arti Terapie, Direttore Oliviero Rossi.
 
Un viaggio tra ricordi, simboli e percezioni, per tracciare una mappa personale ed emotiva attraverso l’arte.
Uno spazio aperto di sperimentazione e ascolto, per esplorare ciò che ci unisce e ci distingue, dentro l’idea di Europa.
 
Domenica 10 maggio
Dalle 10.00 alle 13.00
Museo Carlo Zauli, via della Croce 6, Faenza
Costo: € 35,00 
 
Info e prenotazioni: Laura Zauli – laurazauli59@gmail.com – + 39 348 2563192
 
Il workshop è in collaborazione con la Scuola Nuove Arti Terapie.
L’iniziativa Maggio per l’Europa è realizzata da Unione Romagna Faentina e Comune di Faenza.
 

 

Mona Lisa Tina. Artista e arte terapeuta, vive e lavora a Bologna. Nata a Francavilla Fontana (BR) nel 1977, si è diplomata nel 2005 in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e si è specializzata nel 2012 in Arte Terapia presso Art Therapy Italiana. È referente didattico del Corso Triennale “NUOVE ARTI TERAPIE” – indirizzo Arti Visive e Performative – sede di Bologna, Direttore Oliviero Rossi. Conduce numerosi seminari e workshop incentrati sui punti fondamentali della propria ricerca artistica. 
Ha esposto presso diversi musei, spazi e istituzioni in Italia e all’estero.

 

In partnership con

 

 
 
 

Visita guidata itinerante

Centro storico contemporaneo /
Visita guidata itinerante a tre mostre temporanee
alla Galleria Comunale d’Arte, Pizzeria Italia, Museo Carlo Zauli

Con Matteo Zauli, curatore /organizzatore delle mostre

20 dicembre 2025 ore 17.00

 

Matteo Zauli racconterà tre mostre di arte contemporanea nel centro storico di Faenza organizzate in questo periodo natalizio: “Densità Rarefatta”, “Tranche de Vie”, “Atto Primo”. 
Al termine della visita, al Museo Zauli sarà offerto un momento di ristoro con tisane calde, bisò e ciambella, per brindare alle immanenti festività

Sabato 20 dicembre, ore 17.00, con ritrovo alla Galleria Comunale, Voltone della Molinella 3, Faenza.
La visita è gratuita fino ad esaurimento posti.
Prenotazione obbligatoria scrivendo a museocarlozauli@gmail.com

La visita guidata itinerante a cura di Matteo Zauli, avrà inizio nel centro di Faenza, in Piazza del Popolo / Voltone della Molinella,  alla Galleria Comunale d’arte, per scoprire la mostra “Densità Rarefatta” con le opere pittoriche di Jacopo Casadei e le sculture di Mattia Vernocchi, artisti dalla dimensione e respiro internazionale che hanno in comune l’intensità poetica del proprio universo espressivo. Casadei esprime questa intensità, da sempre, attraverso il mezzo pittorico che amplifica e sottolinea il carattere onirico di una ricerca che danza sul filo di confine tra figurazione ed astratto; Vernocchi la trova specchiando la propria scultura nella dimensione plastica di oggetti spesso obsoleti, privati della propria funzione, che proprio da quel momento si arricchiscono di un’altra vita legata all’esistenza senza tempo delle cose dell’arte.

Il percorso proseguirà poi negli storici spazi della Pizzeria Italia con la visita alla mostra fotografica e testuale “Tranche de Vie, quadrati di esistenza”, che raccoglie dieci fotografie di Alan Guzman abbinate ad altrettanti testi poetici di Teti. L’artista-fotografo italo – sudamericano presenta immagini nuove e di repertorio in un inedito formato quadrato, dove questa dimensione è un evidente e doveroso omaggio all’identità della Pizzeria Italia, storico ed iconografico luogo cult faentino, da oltre quarant’anni punto di riferimento del centro storico manfredo.

La visita si concluderà poi al Museo Carlo Zauli visitando  due progetti espositivi, la mostra “ATTO PRIMO” a cura di Gaspare Luigi Marcone con le opere degli artisti Nina Carini, Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Andrea Francolino, Goldschmied & Chiari, Fabio Roncato. L’esposizione rientra nel Progetto Curatore in Residenza: per la prima volta è stato ospitato in residenza un curatore, Gaspare Luigi Marcone, che ha sviluppato ricerche archivistiche, storico-critiche, riflessioni e perlustrazioni sull’arte e la storia di Carlo Zauli e il relativo Museo, su Faenza e il suo territorio, sui protagonisti del suo contesto ceramico e più largamente culturale e sociale. Il curatore ha deciso di condividere poi queste esperienze selezionando un gruppo di artisti di diverse generazioni, personalità primarie nel mondo dell’arte contemporanea, che hanno realizzato una “polifonia” di visioni e pratiche diverse in relazione alla ricerca artistica di Carlo Zauli.
Il percorso di visita al Museo continuerà con “Carlo Zauli tra scultura e design”, allestimento di un approfondimento dell’opera di Carlo Zauli derivante direttamente dal lavoro di archiviazione che approfondisce la genesi e lo sviluppo della scultura in edizione limitata in Carlo Zauli insieme alle ispirazioni e realizzazioni dello Zauli designer (in mostra anche alla ALTO Gallery, in Piazza La Veneta 18c a Bologna) e si concluderà con un brindisi o una tisana calda nei laboratori del Maestro.


Le mostre sono realizzate con la collaborazione di 
Comune di Faenza |  Regione Emilia-Romagna | Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | LA BCC ravennate, forlivese e imolese

Il progetto “Carlo Zauli tra scultura e design” è stato realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna – ampliamento dell’organizzazione museale regionale, ai sensi della L.R. 18/2000 – piano 2025.


Cerimonia del Tè

Cerimonia del Tè 

 心外無法 Singe Muhō

Natura, arte, spirito 

 

1 novembre 2025, dalle 17:00 alle 18:30
Museo Carlo Zauli
 

 

Evento nell’ambito della mostra Takako Hirai “Natura Artificiale”

IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna
XXIII Ottobre Giapponese 

 

Le opere di CARLO ZAULI e TAKAKO HIRAI esprimono una profonda connessione con la natura e rappresentano silenziosamente paesaggi interiori. Il detto zen “Shinge Muhō” insegna che verità e bellezza non vanno cercate all’esterno, perché sono già presenti dentro e fuori di noi.
In questa cerimonia del tè, toccheremo il legame tra il mondo di questi due artisti e la cerimonia del tè, che unisce natura e spirito, materia e mente. Attraverso una tazza di tè, ogni partecipante potrà vivere un momento in cui natura, arte e sé si incontrano. 

 

Organizzatore: CIAZENICIMI 
Maestra della cerimonia del tè giapponese: MIKI HOMMA
In collaborazione con MIYAJIMASTORE 

Partecipazione gratuita. Ogni contributo volontario a sostegno dell’iniziativa è benvenuto. 

 

Evento su prenotazione, posti limitati. 
Per prenotazioni scrivere a museocarlozauli@gmail.com


Takako Hirai _ Natura Artificiale

Takako Hirai
Natura Artificiale
a cura di Paolo Trioschi e Matteo Zauli
IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna
XXIII Ottobre Giapponese 

 

inaugurazione sabato 11 ottobre 2025 alle ore 19.00
fino al 5 novembre 2025 
Museo Carlo Zauli 

 

 

Sabato 11 ottobre alle ore 19.00  la IX Biennale di Mosaico Contemporaneo di Ravenna inaugura il primo episodio di collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza con la mostra “Natura Artificiale”  dedicata all’artista Takako Hirai. La presenza della mosaicista  giapponese, che da tempo vive ed opera a  a Ravenna, evidenzia una volta di più il forte legame che l’opera di Carlo Zauli intrattiene con il Giappone. Le opere di Hirai dialogano con scultura e mosaico negli stessi ambienti di lavoro del maestro faentino scomparso nel 2002, condividendo con lui una predilezione assoluta per l’essenzialità delle forme e delle soluzioni cromatiche. Questo confronto artistico dà vita a un’armonia tra materia e colore negli storici laboratori del Museo Carlo Zauli, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di incontro tra culture, tecniche e visioni contemporanee. 

 

Nella vicenda artistica di Carlo Zauli il contatto con la cultura e l’espressione artistica giapponese rappresenta senza dubbio uno dei momenti più intensi ed importanti. Furo-no le tematiche naturalistiche a schiudergli le porte del paese nipponico all’inizio de-gli anni degli anni settanta: il curatore che ne scoprì l’opera, Yoshiaki Inui, scrisse, presentandone la mostra personale a Kyoto nel 1973, che al primo contatto con la sua opera, entrando in quella che oggi è la sala delle opere anni settanta, percepiva il silenzio della Grande Natura. Ed è questo silenzio e questo respiro che ritroviamo oggi nelle opere di Takako Hirai, artista giapponese che interpreta in maniera poetica e intensa, attualizzando e persona-lizzando la tecnica del mosaico, quell’attenzione alle piccole che ci circondano o a quelle cose che ad altri occhi paiono insignificanti o rovinate, cose che paiono margi-nali o pronte per essere buttate. I suoi assemblaggi di materiali poveri ed apparentemente esausti dialogano così con le opere di Zauli dentro gli spazi del vecchio laboratorio accordandosi sulle frequenze silenziose di una dimensione senza tempo e alimentandosi, come scrive Paolo Trio-schi, di un nutrimento primario e complicato, che vive con gentilezza rara in ogni istante, con attrazione e immedicabile dubbio.

Matteo Zauli 

 

“Natura Artificiale” già nel nome coinvolge l’elemento essenziale e più complesso della ricerca artistica di Takako Hirai. E poichè il titolo di questa mostra potrebbe aprirsi a fraintendimenti, proveremo a definire meglio questa antinomia solo apparente nella coesistenza delle due parole. Ne parliamo con lei, a soli due giorni dal suo rientro dal Giappone,  oggi  6 ottobre,  nel suo studio di Ravenna, circondata dalla sua dotazione  più preziosa:  vetri, lunghi filamenti di metallo, matite, disegni, tanti fogli, appunti, colori. Dal tavolo a centro stanza, spuntano quattro  piccoli frammenti di asfalto di strada sostenuti da piccole radici, gracili come zampette flessuose;  quattro inquieti  animaletti, che forse solo lei è in grado di trasformare in qualcosa di incantevole. Loro attivano pensieri, mentre stavolta le sue riflessioni nascono da parole ascoltate  in movimento, udite anche da tutti noi chissà quante e quante volte: “L’asfalto è fatto male, si frantuma subito!” oppure in antitesi: “ Guarda queste radici dei pini come rovinano l’asfalto! “.  “Ma in realtà io vorrei proteggere entrambi – ci dice Takako – io  li amo entrambi; l’asfalto sul quale l’ essere umano  cammina e le stesse radici dell’albero che sono ragione di vita… e questi brandelli che io chiamo Natura artificiale sono creature smarrite: smarrite come me”.
La mente scorre  ad una frase di devastante complessità, che lei stessa pronunciò in un incontro precedente: “Io sono un essere della natura. Allora come devo vivere?” Non è un mistero che Takako Hirai viva da sempre nel richiamo interiore della natura. Un nutrimento primario e complicato, che vive con gentilezza rara in ogni istante, con attrazione e immedicabile dubbio.
Serve riparo, serve protezione,  il suo rifugio più impervio è la sua flebile corazza: è la sua arte. Un atto quotidiano cui si  dedica con fedeltà sincera, indirizzato anche a “chi si guarda dentro”, chi si specchia nel piccolo come nel profondo. Nei suoi errori, nei suoi limiti, fino a calarsi dentro: ancora più giù, fino ai più  grandi  e temibili  dubbi.
“Forse non esiste nessun essere vivente come l’umano così attento a queste cose…  eppure;  io non ho risposte, ma soltanto domande “ – riprende Takako – noi sappiamo che tutto quello che costruiamo deriva dalla terra, e allora, come mai le sue modificazioni finiscono per confliggere con la natura ?”. Una contraddizione in essere, che ci trascina ancora di più nella dolce vertigine di Natura Artificiale.

Non sono solitarie oggi le opere di Hirai, hanno dialogo e buona compagnia con la scultura e gli spazi di Carlo Zauli (1926-2002), condividendo una sintomatica predilezione per l’essenzialità delle forme e delle soluzioni cromatiche.  Non a caso questo percorso raccoglie materiali, sostanze, “terre” quanto mai distinte e di altri paesi;  come la resina e la cenere di pino dal Giappone, le argille preparate e cotte  dai ceramisti di Kumamoto (la città originaria di Hirai)  o da Matteo Zauliqui, negli originali forni di cottura ceramica del padre. Frontiera, Infantile, Foresteria, Natura, Artificiale,  Shinringenkai…  Sono belli, multipli, identificativi i nomi di battesimo per le nuove opere. Metallo, radice, calcestruzzo, asfalto, elementi  lapidei, smalti, argilla, malta, ossido colorato sono i materiali che si uniscono insieme per sentirsi anch’essi rafforzati, accolti,  consolati: “Il mosaico è unione tra distanze” per dirla con altre meditate parole della nostra artista, che ha scelto di aprire il cammino della mostra con  Compromesso nuovo video indirizzato ad una tematica terribilmente sostanziale: chi decide i confini della sopravvivenza in natura? I muri o i confini dei nostri giardini come possono definire o annullare la  possibilità di esistere di una pianta? La possibilità di continuare ad esserci; quella di vivere? Domande che sono incredibilmente radicate anche al  nostro momento storico e a quel profondo bisogno di riconoscimento, appartenenza  e dignità  umana.

Natura artificiale si delinea come una “grande storia di smarrimento” raccontata in dieci opere e che troverà sicuramente nuovi occhi, raccoglimento nel valore di stare qui, in silenzioso ascolto. Uno sguardo sul mondo per fermarsi dentro un tempo proprio e nel  quale  sentire il fluire delle cose come intima possibilità, come principio vitale. Più banalmente, l’opposto preciso della solita rincorsa quotidiana. Un gesto di attenzione, una preghiera  scritta a mani nude nel fango, per risvegliarci a tutto quanto ci è stato donato sulla terra.

Paolo Trioschi 


Takako Hirai nasce a Kumamoto in Giappone, nel 1975. Nel 1999 si laurea in Pittura alla Facoltà d’Arte della Hiroshima City University.  Il ricordo incisivo del primo incontro con il mosaico, avvenuto nel 1997 in occasione di un viaggio universitario a Roma, porterà cinque anni dopo Takako in Italia. Nel 2003 inizia a studiare la tecnica musiva a Ravenna dove, dal 2005, vive e lavora stabilmente. Espone in Italia, Francia, Spagna, Israele, Taiwan, Svezia, Giappone e Giordania. Due sue opere musive fanno parte della collezione permanente del MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Tra le principali esposizioni ricordiamo: 2013- G.A.E.M – Giovani Artisti E Mosaico, a cura di L.Kniffitz e D.Torcellini, MAR, dove  vince il Premio Orsoni.  2017-  Il Senso Segreto della Natura. Takako Hirai, a cura di L.Kniffitz, MAR.  2019 – Giardino Segreto / installazione site specific, a cura di L.Kniffitz e P.Trioschi, Loggetta MAR e Giardini Pubblici, Ravenna.  2021- Nature inquiete – Sguardi d’artista sul paesaggio / installazione Giardino Segreto dedicato al Castagno Miraglia, a cura di G.Gardini, Camaldoli, Arezzo.  2021- XXVIII Biennale di muro dipinto di Dozza, Imola.  2022- The Red Dot – , a cura di N.Ricci e F.Giannini, Vôtre spazi contemporanei, Carrara. 2023-, Divenire mosaico, a cura di P.Trioschi, Palazzo Rasponi dalle Teste, Ravenna.


Ventunesima Giornata del Contemporaneo

Ventunesima Giornata del Contemporaneo
4 ottobre 2025 

Promossa da AMACI con il sostegno della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Direzione Generale per Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 

Anche quest’anno il Museo Carlo Zauli partecipa alla ventunesima edizione della Giornata del Contemporaneo, una grande manifestazione culturale che vedrà musei in tutta Italia aprire le proprie porte il 4 ottobre con mostre, laboratori e iniziative.
 
Il Museo Carlo Zauli parteciperà con quattro eventi e sarà aperto dalle 10.00 alle 13.00 con ingresso gratuito: 
 
  • Cottura Primitiva Contemporanea, evento parte del calendario del Festival dei Calanchi e delle Argille Azzurre
    Ore 17.00 Manifatture Sottosasso, via Gabellotta 22, Brisighella
 
  • Le ceramiche del Nord Ovest
    Mostra dei lavori realizzati durante il workshop tenuto a Mondovì al Museo della Ceramica, a cura del Museo Carlo Zauli, con Christiana Fissore, Matteo Zauli, Sandra Baruzzi, Gabriele Resmini. In collaborazione con AiCC Associazione italiana Città della Ceramica
    Museo Carlo Zauli, dalle ore 10.00 alle 13.00
 
 

 


Petra Weiss _ “La bellezza esiste”

Padiglione Estate MCZ

Petra Weiss
La bellezza esiste
Installazione scultorea con interventi poetici e musicali

 

Didgeridoo: Paride Russo
Riprese video: Benjamin Weiss
Domenica 28 settembre, ore 11.30
Spiaggia Pineta Ramazzotti / Parco del Delta del Po
Ingresso c/o Camping Ramazzotti, viale Paolo e Francesca, Lido di Dante.
Percorso a piedi in pineta di 1.8 km o possibilità di noleggio biciclette presso il Camping Classe, in Viale Catone 80, Lido di Dante.
Si consiglia di munirsi di protezione antizanzare e di un copricapo
Evento a cura di Museo Carlo Zauli, realizzato in collaborazione con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Punta Marina, che ringraziamo sentitamente.

 

II parte
a cura di Museo Carlo Zauli
Martedì 30 settembre, ore 18.30
con un intervento musicale di Domenico Banzola (flauto)

Museo Carlo Zauli
Via della Croce 6 Faenza

 

Da sempre, in accordo con le tematiche naturalistiche presenti nell’opera di Carlo Zauli, la relazione tra uomo e natura e la valorizzazione delle aree naturalistiche peculiari del nostro territorio sono parte fondamentale della nostra programmazione. Con questo spirito abbiamo ideato “La bellezza esiste”, installazione scultorea della  ceramista svizzera Petra Weiss, a cura del Museo Carlo Zauli.

Domenica 28 settembre le sculture di Petra Weiss saranno installate nella più bella spiaggia della Romagna, quella del Parco Naturale del Delta del Po. Nella seconda parte del progetto, il 30 settembre, saremo negli storici spazi del Museo Carlo Zauli, in cui la presenza dell’artista ticinese si confrontarà e dialogherà con l’opera di Carlo Zauli. 
 

Petra Weiss nasce nel 1947 a Cassina d’Agno. La madre, Mix Weiss (Emilia Iten) è scrittrice; il padre è lo scultore Max Weiss. Vive a Tremona, dove dal 1970 è attiva nel proprio atelier quale ceramista-scultrice. La sua formazione avviene fra il 1965 e il 1970: dapprima presso il ceramista Antoine de Vinck a Bruxelles, in seguito presso Jean-Claude de Crousaz a Bernex/Ginevra; entra poi nello studio di Carlo Zauli a Faenza, divenendone collaboratrice. I contatti con Faenza si prolungano oltre gli anni di studio. Considerevole il percorso espositivo, avviato nel 1970 e che tocca il Ticino, la Svizzera, numerosi paesi europei – fra i quali Italia, Francia, Germania, Grecia, Spagna, Portogallo – ma anche Cina, Giappone e Stati Uniti. Nel 2003, a cura del Museo Vela di Ligornetto e del Musée Ariana di Ginevra, si tiene la mostra antologica “Petra Weiss. Racconto di forme e colori”, accompagnata da un importante catalogo. A Siena nel 2015 la mostra “Terramar, le strade senza confini di Petra Weiss” sancisce il conferimento del premio alla carriera da parte dell’Associazione Arte dei Vasai della Nobile Contrada del Nicchio, premio che viene a sommarsi a vari altri riconoscimenti andati all’artista. Dal 1976 realizza numerose opere inserite in edifici pubblici e privati, tra le quali il rilievo murale di 11 metri di larghezza per 28 di altezza, compiuto tra il 1990 e il 1992 per l’Ospedale Universitario di Zurigo. A partire dal 2003, crea eventi estemporanei, coinvolgendo musicisti e danzatori in un dialogo attorno alle sue sculture. Documenta queste azioni nei cortometraggi “D’improvviso a Milano” e “Il viaggio dell’alfabeto”. Nel 2008-2009 esegue lavori con il marmo di Arzo e con l’argilla di Riva San Vitale; due feconde fasi di ricerca che illustra in altrettanti filmati.
La raccolta di sue poesie “Poche parole per dire” viene pubblicata nel 2003 dalle Edizioni Ulivo; nel 2007 presso Pagine d’Arte esce “Il viaggio dell’alfabeto”, diario delle esperienze vissute dal 2000 al 2007 nell’avventuroso itinerario intrapreso con la sua articolata scultura “L’alfabeto”. Quest’anno affida alle edizioni curate da Massimo Fiameni (M&FD/ Milano), due libretti di carattere letterario: “La famiglia allargata” e “Blues per un locatore”.
Petra Weiss è stata presidente dell’Associazione ceramisti svizzeri e esperta di ceramica nell’ambito del Concorso federale di design.
Sue opere si trovano in musei e in collezioni pubbliche e private, in Svizzera e all’estero.

 
 
 

Cinemadivino al Museo Carlo Zauli

Padiglione Estate MCZ

Cinemadivino al Museo Carlo Zauli 

Mercoledì 27 agosto 2025 

 

Film in programmazione:

Big Eyes (2014)
Regia: Tim Burton
Cast: Amy Adams, Christoph Waltz, Danny Huston, Krysten Ritter
Sceneggiatura: Scott Alexander & Larry Karaszewski
Genere: Biografico / Drammatico / Artistico
Durata: 106 minuti
Golden Globe alla miglior attrice (Amy Adams)

Trama breve:
Negli anni ’50 e ’60, i quadri di bambini dagli occhi enormi conquistano il mercato dell’arte, firmati da Walter Keane. Ma dietro quelle tele si nasconde in realtà il talento della moglie Margaret, artista silenziosa e invisibile. Big Eyes racconta la vera storia di una delle più clamorose frodi artistiche del secolo scorso, tra inganni, rivalsa e lotta per l’identità creativa.

Prenotazioni:

Cinemadivino: 3665925251 da lunedì a venerdì

Accoglienza dalle ore 19.00
Visita guidata ore 19.30  
Proiezione film ore 21.00

Vini in degustazione: Tenuta Uccellina

Prezzi:

Intero: (con degustazione di tre calici di vino): 16€
Solo Film: 8€
Cauzione per tasca e calice 5€
Ridotto under 18 e cittadini di nazionalità non italiana (solo film): 6€

www.cinemadivino.net

 


Gli eventi di Padiglione Estate sono possibili grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna.

Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna  | Comune di Faenza | Unione della Romagna Faentina | AiCC Associazione Italiana Città della Ceramica | Gruppo Tampieri e Finceramica Faenza | Comitato Faventia 3.0  | Podere La Berta


Made in Italy – le mostre

In occasione di Made in Italy, l’importante mostra-mercato della ceramica italiana, giovedì 4 settembre alle ore 21.00 inaugurano al Museo Carlo Zauli diversi progetti espositivi all’interno del programma di PADIGLIONE ESTATE MCZ. 

 

AiCC e Museo Carlo Zauli insieme per la Ceramica Contemporanea
Le ceramiche del Nord Ovest.
Baia della Ceramica, Castellamonte, Mondovì

 

Mostra dei lavori realizzati durante il workshop tenuto a Mondovì al Museo della Ceramica, a cura del Museo Carlo Zauli, con Christiana Fissore, Matteo Zauli, Sandra Baruzzi, Gabriele Resmini. In collaborazione con AiCC Associazione italiana Città della Ceramica.

Opere di: Gesebel Barone, Daniela Bella, Lorenza Bessone, Rosanna La Spesa, Silvia Mauro, Simona Panetta, Gioele Perano, Olena Protsenko, Mirela Strora, Mihaela Šuman, Tiziana Turco, Maria Pia Zacchi

 

TERZO PAESAGGIO
i Bianchi di Faenza
Mostra di Andrea Salvatori 

 

Questo è un viaggio che va a ritroso nel tempo, alla ricerca di quel punto di contatto fra uomo e Natura dove ancora la Natura poneva all’uomo il limite ed era considerata nella sua deità.
Oggi questo limite non è più percepito; si tratta di un grande rimosso collettivo, eppure più lo neghiamo più la Natura ci mostra il suo volto più arcigno, dispiegando tutta la sua potenza distruttiva.
Richiamandosi alla tradizione delle maioliche faentine e ai Bianchi di Zauli, Terzo Paesaggio attraversa qui una sorta di purificazione che permette di osservare in maniera più attenta le minute tracce lasciate da insetti e animali, crepe e fessure che sottendono al continuo passaggio di una biodiversità in evoluzione.

Oltre al Museo Carlo Zauli, l’artista presenta anche altre due mostre in diversi luoghi di Faenza: “Un piede per terra” presso Bottega Bertaccini e  “Terzo Paesaggio” presso il Museo Diocesano.

 

PLUZ “Materia interna”
 
PLUZ – Alessandro Placci, artista faentino, si è avvicinato alla ceramica dopo un percorso non accademico, ma ricco di esperienze espressive.
Il suo lavoro si distingue per l’uso della ceramica ad alta temperatura, elemento che lo pone in un dialogo ideale con l’eredità lasciata da Carlo Zauli, maestro riconosciuto della scultura ceramica del Novecento.
PLUZ espone opere inedite che si inseriscono nelle sue serie principali — Involuzione, Solitudo, Ceramica Punk — affrontando temi legati all’identità, alla trasformazione e alla tensione tra forma e deformazione. Le superfici crude e i volti amorfi delle sue sculture evocano una sensibilità istintiva e contemporanea, ma radicata in una profonda conoscenza tecnica.
 
 

Le mostre saranno visitabili fino al 4 ottobre 2025. 

Durante le giornate di Made in Italy l’ingresso al Museo sarà gratuito ed osserverà i seguenti orari: 

venerdì 5 settembre:  10.00 – 13.00 | 15.00 – 19.00 | 21.00 – 23.00 
sabato 6 e domenica 7 settembre: 10.00 – 13.00 | 15.00 – 18.00


Azzurro fragile

Azzurro fragile
omaggio alle antiche terre di Faenza nell’arte contemporanea

A cura di Matteo Zauli

 

Opere di
Sergia Avveduti, Claudio Betti, Riccardo Calamandrei, Gaia Carboni,
Jacopo Casadei, Marco Ceroni, Silvia Chiarini, Barbara De Ponti, Oscar Dominguez,
Gruppo Fotografia Aula 21, Pietro Lenzini, Filippo Maestroni, Francesco Nonni, Giovanni Pini,
Cesare Reggiani, Andrea Salvatori, Marco Samorè, Juan Sandoval, Noriko Yamaguchi,
Carlo Zauli, Monica Zauli, Italo Zuffi

 

5 Settembre – 14 Settembre
Inaugurazione: 5 settembre, ore 18:00
Palazzo del Podestà, Faenza
14 settembre ore 18.30: visita guidata a cura di Matteo Zauli
  

 

In occasione di Made in Italy, l’importante mostra-mercato della ceramica italiana, il 5 settembre nella prestigiosa cornice di Palazzo del Podestà inaugura Azzurro fragile, omaggio alle antiche terre di Faenza nell’arte contemporanea, un progetto espositivo itinerante e in continua evoluzione con opere in molti casi prodotte appositamente e realizzate con diverse tecniche espressive.

La mostra sarà visitabile fino al 14 settembre nei seguenti orari: 

6 settembre, ore 10:00-22:00;
7 settembre, ore 10:00-20:00
9, 11, 13 e 14 settembre, ore 10:30-12:30, 16:30-19:00
10 e 12 settembre, ore 16:30-19:00

 


C’è un momento preciso, nella storia, in cui scienza, arte e leggenda si fondono attorno ai paesaggi brulli e terrosi dei calanchi romagnoli: è l’inizio del sedicesimo secolo e Cesare Borgia, da poco diventato Duca di Romagna, si rivolse all’ingegnere – architetto militare allora più in voga per ammodernare le strutture difensive: Leonardo da Vinci.
E Leonardo, dopo essere transitato per lunghi periodi tra l’estate e l’inverno del 1503 ne annota alcune caratteristiche in un taccuino, poi diventato uno dei libri più preziosi della storia dell’uomo, il Codice Hammer. Ne parla come di un suolo ricco di fossili marini, lo definisce poeticamente azzurrigno terren di mare e ne specifica la vocazione fittile, riferendosi specificatamente all’arte di fare boccali della vicina città di Faenza.
E così, quelle colline costituite da rocce formate da depositi sedimentari detritici, quella memoria di un mare preistorico originatasi tra cinque e un milione di anni fa, quel territorio che comprende terrazze panoramiche, scorci mozzafiato, argille rare – da quel momento chiamate Argille Azzurre – nonchè fonti di acqua termale, vigne e coltivazioni pregiate ha iniziato ad essere un panorama di grande interesse anche per lo sguardo degli artisti.

Azzurro fragile, omaggio alle antiche terre di Faenza nell’arte contemporanea è un progetto espositivo in continua evoluzione che ha l’obiettivo di indagare il fascino che sugli artisti contemporanei hanno questi splendidi scorci di paesaggio.
La mostra è un susseguirsi di visioni a volte quasi documentaristiche, a volte introspettive, a volte decisamente astratte, a volte spiccatamente concettuali, in alcuni casi oniriche e in altre liriche che poste una accanto all’altra ci restituiscono un’esaltante idea del territorio come luogo di identità, di espressione di un sé talvolta immedesimato nel paesaggio, nelle sue storie, nelle sue consolidate od inedite mitologie. 
Espressione artistica, dunque, che esalta e trasfigura il contesto naturalistico, che abbiamo scelto di ripercorrere con lo sguardo di chi queste terre le abita quotidianamente o ci è nato, o le ha scelte come luogo di vita; artiste ed artisti presenti in questo percorso con opere in molti casi prodotte appositamente e realizzate con diverse tecniche espressive. Dalla pittura alla fotografia, dal disegno alla scultura, dalla performance, al video e all’installazione, la mostra è un viaggio nei calanchi – antiche terre di Faenza, affidato a molteplici linguaggi, che riflette tutta l’eterogeneità dell’arte contemporanea.

Matteo Zauli 

 


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