Carlo Zauli: Inedite Policromie
Carlo Zauli: Inedite Policromie
Festa della Ceramica di Nove e Portoni Aperti
Alla Festa della Ceramica di Nove e Portoni Aperti, l’Antico Mulino Pestasassi Baccin-Cecchetto, ora Stringa, celebra i cento anni dalla nascita di Carlo Zauli, tra i ceramisti scultori più importanti del secolo scorso.
Dalla formazione nella maiolica policroma al grès e alla monocromia ad alta temperatura, Zauli ha maturato un linguaggio intriso di atmosfere informali e naturalità dirompente, portandolo al successo internazionale con opere oggi presenti in quaranta musei nel mondo.
“Noto internazionalmente per le sue sculture ceramiche rigorosamente monocromatiche, Carlo Zauli in realtà ha passato i primi dieci anni di carriera sperimentando centinaia di soluzioni cromatiche. E anche quando la propria ricerca si è contraddistinta anche per i celebri smalti “bianco di Zauli” e nero, è sempre rimasto intimamente legato alla propria formazione policroma. Una passione per il colore che poi è riemersa prepotentemente nei primi anni ottanta ed ha caratterizzato tutta la tipologia delle “genesi” e delle “sensualità sconvolte”, due delle sue ultime evoluzioni creative.”
A cura dell’Associazione Nove Terra di Ceramica
Antico Mulino Pestasassi Baccin-Cecchetto ora Stringa, Via Munari, 19 – Nove (VI)
Dall’11 al 13 settembre 2026 – mostra visibile dall’esterno del cortile (vetrine)
Il progetto di studio, archiviazione e catalogazione delle opere di Carlo Zauli è stato realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna – ampliamento dell’organizzazione museale regionale, ai sensi della L.R. 18/2000 – piano 2026
Diario dal Giappone
Da oggi vi porteremo con noi in Giappone, attraverso il diario di viaggio del nostro direttore, Matteo Zauli.
Un racconto fatto di incontri, musei e opere
che testimoniano il profondo legame tra Carlo Zauli e questo Paese.
In questa intensa stagione dedicata al Centenario della nascita di Carlo Zauli,
un importante progetto espositivo ci ha riportati in Giappone.
Un’occasione per ritrovare opere che non vedevamo da molti anni,
scoprirne di nuove e incontrare persone che hanno contribuito a costruire questa storia.
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | Seconda 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
Ogni museo visitato aggiunge un nuovo tassello al lungo dialogo tra Carlo Zauli e il Giappone, rivelando quanto quella storia sia ancora viva.
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | Terza 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
𝗗𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗚𝗶𝗮𝗽𝗽𝗼𝗻𝗲 | Quarta 𝗧𝗮𝗽𝗽𝗮
Il progetto di studio, archiviazione e catalogazione delle opere di Carlo Zauli è stato realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna – ampliamento dell’organizzazione museale regionale, ai sensi della L.R. 18/2000 – piano 2026
ATTO PRIMO _ mostra progetto Curatore in Residenza
ATTO PRIMO
atti audiovisivi, esplorativi, performativi, scultorei di
Nina Carini
Stefano Comensoli_Nicolò Colciago
Andrea Francolino
Goldschmied & Chiari
Fabio Roncato
a cura di Gaspare Luigi Marcone
dal 9 novembre 2025 al 9 febbraio 2026
inaugurazione: sabato 8 novembre 2025 ore 18.30

ATTO PRIMO è – contemporaneamente e temporaneamente – l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega, di un contesto più articolato e potenzialmente infinito; il progetto espositivo ATTO PRIMO rientra nel Progetto Curatore in Residenza voluto da Matteo Zauli direttore del Museo Carlo Zauli di Faenza. Per la prima volta, infatti, è stato ospitato in residenza un curatore, Gaspare Luigi Marcone, che ha sviluppato ricerche archivistiche, storico-critiche, riflessioni e perlustrazioni sull’arte e la storia di Carlo Zauli e il relativo Museo, su Faenza (neonominata “città creativa” dall’Unesco) e il suo territorio, sui protagonisti del suo contesto ceramico e più largamente culturale e sociale. Il curatore, partendo da questi presupposti, ha deciso di condividere queste esperienze selezionando un gruppo di artisti di diverse generazioni, formazioni ed estrazioni che attuano pratiche artistiche eterogenee, ma legati da alcuni denominatori comuni.
ATTO PRIMO è un “atto” che diviene un “attimo”. Un attimo che diviene eternità. Un atto e un attimo che sono fugaci e persistenti, leggeri e profondi. ATTO PRIMO può evocare un’atmosfera teatrale, una “messa in scena” come progetto allestitivo, ma è anche realtà e concretezza operativa, può profumare di filosofia aristotelica o scolastica, ma ogni artista crea una propria nuova filosofia.
Quasi tutti gli artisti invitati dal curatore erano al loro primo confronto con la ceramica o alla prima esperienza di lavoro con Faenza e il suo territorio. ATTO PRIMO è, dunque, un titolo polisemico, è il primo atto del progetto che potrà estendersi per altre vie, è “primitivo” e “primordiale” come la storia della ceramica, come l’atto di lavorare e plasmare l’argilla. Molti artisti invitati, inoltre, hanno concretizzato veri e propri “atti artistici” (rotture, calchi, registrazioni, esplorazioni, restituzioni). Il progetto si è sviluppato come un laboratorio, con continui soggiorni, da parte del curatore e degli artisti, presso Faenza, in un processo di collaborazione attiva con gli esponenti del Museo Carlo Zauli e altre realtà e figure del territorio come Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani, Ceramica Gatti, Manifatture Sottosasso, Paola Nuovo Gomez / Studio Lemure, Elio Secondo, Pier Paolo Garavini Ceramiche. Questa matrice laboratoriale è indicativa nella prima sala espositiva, la sala dei forni del Museo al piano terra, nella parte più storica dell’edificio, concepita in modo sinfonico, dove sono raccolti alcuni lavori di tutti gli artisti coinvolti nel progetto, per poi estendersi, come note su un pentagramma, nelle altre sale del Museo in dialogo con i lavori di Carlo Zauli.
Nina Carini (Palermo, 1984) ha sviluppato con la sua consueta forza e delicatezza un progetto articolato in tre atti, assorbendo e amalgamando con la sua raffinata sensibilità, quasi per osmosi, paesaggi e sculture, suoni e materie, memorie e pensieri nei giorni di permanenza nel territorio faentino. I tre lavori potrebbero essere visti come tre micro-installazioni o anche “installazioni intime” che riflettono su tre grandi protagonisti dell’arte del Novecento. Paysage intime – A fable to Etel Adnan (2025) è un lavoro audio composto da estratti del suo diario e registrazioni sonore – avvenute in uno dei contesti operativi dell’artista ovvero presso le Manifatture Sottosasso di Brisighella – che creano un dialogo a distanza tra le due artiste. Paysage intime – A fable to Ettore Spalletti (2025) composta da una lastra sottilissima di porcellana paper clay, sculture in alabastro azzurro e ovatta di cotone è un omaggio lirico al maestro del colore, simulando i “gesti” delle mani e delle braccia dei due artisti coadiuvati dalle forme montuose del paesaggio. Infine, Paysage intime – A fable to Carlo Zauli (2025) è un nuovo dialogo tra gli artisti e la natura; una forma in porcellana di Limoges che evoca una montagna e un corpo femminile – ottenuta modificando un’ideale scultura di Zauli mai realizzata il cui gesso è stato danneggiato dall’alluvione di Faenza del 2023 – accoglie lo stampo di un fossile ingigantito come ciclico percorso di origine, gestazione, eterno ritorno nel lungo, e a volte drammatico, percorso geologico e dunque artistico.
Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Milano, 1990 – Garbagnate Milanese, 1988) sono esploratori, avventurieri, artisti-raccoglitori che riformulano oggetti, memorie, scenari. Perlustrando vari paesaggi del territorio faentino – musei, fabbriche, siti archeologici e naturalistici – hanno prodotto un notevole nucleo di lavori dove il processo-oggetto ceramico si armonizza – concettualmente e materialmente – nella loro prassi canonica. I nuovi esemplari di Fiori fuori posto (MIC), (2025) si innestano in un ciclo già noto, dove, in questo caso, piastrelle trovate, vecchie cartoline del MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza e incisioni al laser, diventano un memoriale sui generis della città e dei suoi luoghi culturali e produttivi. In Terraforma (2025) oggetti dell’evo moderno sono divenuti forme in argilla azzurra poi restituite, con un atto performativo, nel ventre dei calanchi faentini; dell’operazione restano i gusci vuoti degli stampi in gesso e le fotografie come documenti dell’azione poetica. Nella serie Sigillo (Ancora una volta), (2025) partendo da una vecchia scatola di derivazione in porcellana, recuperata in una delle loro perlustrazioni, hanno riconvertito la forma e la funzione dell’oggetto industriale; gli elementi ottenuti in terracotta sono l’epicentro da cui si diramano tubi, colorati e aggrovigliati, che trasmettono e convogliano energia creativa.
Andrea Francolino (Bari, 1979) ha sviluppato, seguendo una delle direttrici primarie del suo percorso, lavori “frantumati”, crepe e rotture che riformulano la violenza e la ferita in elementi generativi alla ricerca degli equilibri tra l’essere umano e la natura in senso universale. Vaso infinito (2025), in tre versioni diverse ovvero date da tre dimensioni differenti dei vasi originari, è un lavoro sviluppabile potenzialmente all’infinito. Partendo da due vasi in terracotta, dalle forme semplici, tradizionali, quotidiane, uno è stato frantumato lasciandolo cadere al suolo; da uno dei frammenti è stata elaborata la forma di una seconda coppia di vasi (uno dei due vasi contiene all’interno il frammento che li ha generati); di questa nuova coppia un esemplare è stato a sua volta frantumato e dal cui frammento è stata generata una terza coppia di vasi avviando così una successione dialettica tra distruzione e ricreazione. Nelle nuove Crepe (2025) vagando per le vie di Faenza, Francolino ha realizzato un’altra versione di un suo ciclo ormai noto, ricalcando le rotture e le ferite del manto urbano, ma in questo caso usando un materiale inedito del suo lessico ovvero sottili strati di porcellana paper clay, frammenti impuri di un atto puro, che “mappano” – grazie anche alle coordinate satellitari, date, luoghi e orari – le vere tracce della città. Minuto #16 (2025) è una videoproiezione di sessanta fotografie digitali di crepe, raccolte sul territorio durante la residenza, scandita sulla fotografia panoramica dei calanchi che diventa quinta e scenario dell’installazione lanciando un messaggio sull’equilibrio ambientale e sociale, filosofico.
Goldschmied & Chiari (Sara Goldschmied, Arzignano, 1975 – Eleonora Chiari, Roma, 1971) hanno elaborato opere fitomorfe e zoomorfe che riformulano alcuni lavori concepiti nel corso degli ultimi anni con nuove riflessioni e suggestioni maturate nella residenza faentina. Sacerdotesse laiche della gioia e della vita, nel ciclo Magnifica (2025) hanno tradotto, con sovrapposizione di smalti a base borica e selenio su grès, forme sensuali e mostruose che evocano bocche e labbra, di piante e di donne, amalgamando stimoli eterogenei – dall’Inno a Iside, datato variamente tra il IV e il II secolo a.C., all’idea di una natura lussuriosa e lussureggiante – entrando, indirettamente, in dialogo anche con alcuni celebri lavori di Carlo Zauli come i vasi “sconvolti”. Il nuovo lavoro Superfici sensibili (2025) parte anch’esso da una riflessione ancestrale, sacrale, da esperienze vissute con il corpo e con la visione, ovvero dalla figura primordiale del “serpente”, figura polivalente foriera di innumerevoli concetti e messaggi; le “piastrelle” che compongono questo lavoro in divenire si possono estendere all’infinito, in una partenogenesi tutta creativa. Un progetto che nasce da una riflessione sulla pelle come soglia sensibile e come narrazione prelinguistica: il sentire diventa un modo di conoscere e di raccontare prima ancora delle parole.
Fabio Roncato (Rimini, 1982) ha lavorato, come da sua poetica, sulle “energie” della natura e dell’arte. Un grande ciclo di lavori, sculture sinuose e aptiche, in varie cromie e dimensioni – usando anche materiali, polveri, ossidi raccolti nei decenni da Carlo Zauli – intitolato Sleeping Motors (2025) è un distillato del suo percorso. L’artista ha operato aggredendo la morbida argilla con strumenti usati tradizionalmente per lavorare i metalli (ceselli, mole elettriche); la sproporzione di energia cinetica rispetto alla delicatezza della terra genera un’azione penetrante e tagliente, e il suo slancio fisico, corporeo, ha paradossalmente concretizzato le ferite in forme armoniche, avvolgenti e coinvolgenti, che possono evocare venti, onde, nubi, monti. La terra, infine, appare dormiente, con una forma che si fa contenitrice di un’energia che l’ha attraversata per un istante soltanto.
Nel corso dell’allestimento di ATTO PRIMO il curatore ha diffuso nello spazio espositivo la cenere ottenuta bruciando i suoi appunti manoscritti del progetto. Un atto solitario che contiene moltitudini.
photo credit: Fabio Liverani
Per la realizzazione del progetto il curatore e gli artisti desiderano ringraziare: i membri e lo staff del Museo Carlo Zauli, Associazione Mondial Tornianti Gino Geminiani, Ceramica Gatti, Manifatture Sottosasso, Paola Nuovo Gomez / Studio Lemure, Podere La Berta, Elio Secondo, Pier Paolo Garavini Ceramiche, Deborah Bandini, Annalisa Conte, Miriam Fabietti, Hernan Lombardo, Marco Malavolti, Annalisa Marcone, Lorella Morgantini, Karina Popova, Roberto Reali, Simona Serra, Davide Servadei, Riccardo Servadei, Erica Stanzani.
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022
Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Comune di Faenza | LA BCC ravennate, forlivese e imolese
Visita guidata itinerante
Centro storico contemporaneo /
Visita guidata itinerante a tre mostre temporanee
alla Galleria Comunale d’Arte, Pizzeria Italia, Museo Carlo Zauli
Con Matteo Zauli, curatore /organizzatore delle mostre
20 dicembre 2025 ore 17.00
Matteo Zauli racconterà tre mostre di arte contemporanea nel centro storico di Faenza organizzate in questo periodo natalizio: “Densità Rarefatta”, “Tranche de Vie”, “Atto Primo”.
Al termine della visita, al Museo Zauli sarà offerto un momento di ristoro con tisane calde, bisò e ciambella, per brindare alle immanenti festività
Sabato 20 dicembre, ore 17.00, con ritrovo alla Galleria Comunale, Voltone della Molinella 3, Faenza.
La visita è gratuita fino ad esaurimento posti.
Prenotazione obbligatoria scrivendo a museocarlozauli@gmail.com
La visita guidata itinerante a cura di Matteo Zauli, avrà inizio nel centro di Faenza, in Piazza del Popolo / Voltone della Molinella, alla Galleria Comunale d’arte, per scoprire la mostra “Densità Rarefatta” con le opere pittoriche di Jacopo Casadei e le sculture di Mattia Vernocchi, artisti dalla dimensione e respiro internazionale che hanno in comune l’intensità poetica del proprio universo espressivo. Casadei esprime questa intensità, da sempre, attraverso il mezzo pittorico che amplifica e sottolinea il carattere onirico di una ricerca che danza sul filo di confine tra figurazione ed astratto; Vernocchi la trova specchiando la propria scultura nella dimensione plastica di oggetti spesso obsoleti, privati della propria funzione, che proprio da quel momento si arricchiscono di un’altra vita legata all’esistenza senza tempo delle cose dell’arte.
Il percorso proseguirà poi negli storici spazi della Pizzeria Italia con la visita alla mostra fotografica e testuale “Tranche de Vie, quadrati di esistenza”, che raccoglie dieci fotografie di Alan Guzman abbinate ad altrettanti testi poetici di Teti. L’artista-fotografo italo – sudamericano presenta immagini nuove e di repertorio in un inedito formato quadrato, dove questa dimensione è un evidente e doveroso omaggio all’identità della Pizzeria Italia, storico ed iconografico luogo cult faentino, da oltre quarant’anni punto di riferimento del centro storico manfredo.
La visita si concluderà poi al Museo Carlo Zauli visitando due progetti espositivi, la mostra “ATTO PRIMO” a cura di Gaspare Luigi Marcone con le opere degli artisti Nina Carini, Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Andrea Francolino, Goldschmied & Chiari, Fabio Roncato. L’esposizione rientra nel Progetto Curatore in Residenza: per la prima volta è stato ospitato in residenza un curatore, Gaspare Luigi Marcone, che ha sviluppato ricerche archivistiche, storico-critiche, riflessioni e perlustrazioni sull’arte e la storia di Carlo Zauli e il relativo Museo, su Faenza e il suo territorio, sui protagonisti del suo contesto ceramico e più largamente culturale e sociale. Il curatore ha deciso di condividere poi queste esperienze selezionando un gruppo di artisti di diverse generazioni, personalità primarie nel mondo dell’arte contemporanea, che hanno realizzato una “polifonia” di visioni e pratiche diverse in relazione alla ricerca artistica di Carlo Zauli.
Il percorso di visita al Museo continuerà con “Carlo Zauli tra scultura e design”, allestimento di un approfondimento dell’opera di Carlo Zauli derivante direttamente dal lavoro di archiviazione che approfondisce la genesi e lo sviluppo della scultura in edizione limitata in Carlo Zauli insieme alle ispirazioni e realizzazioni dello Zauli designer (in mostra anche alla ALTO Gallery, in Piazza La Veneta 18c a Bologna) e si concluderà con un brindisi o una tisana calda nei laboratori del Maestro.
Le mostre sono realizzate con la collaborazione di
Comune di Faenza | Regione Emilia-Romagna | Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | LA BCC ravennate, forlivese e imolese
Il progetto “Carlo Zauli tra scultura e design” è stato realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna – ampliamento dell’organizzazione museale regionale, ai sensi della L.R. 18/2000 – piano 2025.
Progetto Curatore in Residenza – artisti Stefano Comensoli_Nicolò Colciago
Progetto Curatore in Residenza
Artisti Stefano Comensoli_Nicolò Colciago
Stefano Comensoli_Nicolò Colciago (Milano, 1990; Garbagnate Milanese, 1988), lavorano e ricercano insieme dal 2014, sono co-fondatori del progetto Spazienne e docenti presso NABA Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.
La loro pratica ha una forte componente data dall’esplorazione del paesaggio di natura industriale o naturale, spesso abbandonato. Da esso recuperano i materiali che sono alla base dei loro lavori e dei progetti site specific che ne derivano. Attraverso sperimentazione, lavoro e confronto, esplorano possibilità e unicità.
Tra le ultime mostre e progetti: Tropical Mind, Museo di Geogradia dell’Università di Padova, Padova, 2025, a cura di Giada Peterle e Giovanni Donadelli; Fragmenta, RIBOT gallery, Milano, 2024, a cura di Gaspare Luigi Marcone e Maria Villa; Walking Mountains, Museo Nazionale della Montagna, Torino, 2024, a cura di Andrea Lerda; Far brillare la polvere, Cittadella degli Archivi, Milano, 2024, a cura di Rossella Farinotti per Progetto Ludovico; Visioni di un oltre (Haboob), The Open Box, Milano, 2023, a cura di Maria Villa; Mind Your Step, De Bouwput, Amsterdam, 2023; Round Trip – Fluidum, Fabbrica del Vapore, Milano, 2023 e Pavillon am Milchhof, Berlino, 2023; Lontano dal resto, Riss(e), Varese, 2022, a cura di Davide Dal Sasso; Space in Mirror Is Closer Than It Appears, Mucho Mas!, Torino, 2021; Zauber und Paranoia, Super Bien!, Berlino, 2021.
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022
Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Comune di Faenza | LA BCC ravennate, forlivese e imolese
Progetto Curatore in Residenza – artista Andrea Francolino
Progetto Curatore in Residenza
Artista Andrea Francolino
Andrea Francolino (Bari, 1979) vive e lavora a Milano.
La sua ricerca evolve dalla rottura – fisica, concettuale, ambientale – come spazio aperto di riflessione sul rapporto tra uomo e natura.
Coniuga etica, ecologia ed estetica in un linguaggio personale. Definisce econcrethic tutte le opere realizzate con materiali naturali e interventi site-specific nella natura. Un pensiero forte, radicato nella materia e aperto alla trasformazione.
Artista multidisciplinare e co-fondatore di The Open Box, spazio d’arte no-profit con sede a Milano, ha esposto in mostre personali in tutta Europa, tra cui: Fondazione Castellani, Milano (2024); Galerie der Stadt Tuttlingen, Germania (2024); Mazzoleni, Torino (2022); Museo Novecento, Firenze (2020/21), dove ha realizzato una performance tra Palazzo Vecchio e il museo; Spazio Contemporanea, Brescia (2020); The Open Box, Milano (2018); e Kristin Hjellegjerde Gallery, Londra (2016). Ha inoltre partecipato a numerose collettive internazionali presso istituzioni come il Lentos Kunstmuseum Linz, il Courtauld Institute di Londra, il Forum Austriaco di Cultura di Roma e la Fondazione Magnani Rocca di Parma.
Crediti fotografici: Elio Secondo
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022
Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Comune di Faenza | LA BCC ravennate, forlivese e imolese
Progetto Curatore in Residenza – artisti Goldschmied & Chiari
Progetto Curatore in Residenza
Artisti Goldschmied & Chiari
Goldschmied & Chiari è un duo artistico formato nel 2001 da Sara Goldschmied (1975) ed Eleonora Chiari (1971). Lavorano a Milano utilizzando fotografia, performance, video e installazioni per esplorare temi di storia, memoria, sessualità e identità femminile, con un approccio provocatorio e ironico.
Le loro opere sono state presentate in mostre personali e collettive in istituzioni di rilievo nazionale e internazionale, tra cui Biennale di Venezia, Museo Novecento di Firenze, MAXXI di Roma, Museion di Bolzano, Castello di Rivoli, e numerosi spazi in Europa, USA e Asia.
Il duo ha ottenuto riconoscimenti come il Premio Castello di Rivoli per giovani artisti (2012) e il Premio Arte in Cantiere (2007), distinguendosi per un linguaggio che fonde ironia, critica sociale e riflessione sulla condizione femminile.
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022
Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Comune di Faenza | LA BCC ravennate, forlivese e imolese
Progetto Curatore in Residenza – artista Fabio Roncato
Progetto Curatore in Residenza
Artista Fabio Roncato
La pratica di Fabio Roncato sonda i confini e le possibilità della materia scultorea come espressione autonoma di forme e processi. Egli riflette sulla percezione e rappresentazione del tempo; le opere di Roncato raccontano di una temporalità sospesa, granulare; il ‘momento’ è la misura di un tempo che non è scandito dai nostri orologi ma che trascende la vita degli umani per contemplare un ciclo che include la natura.
Le opere di Roncato prendono avvio da una riflessione sull’utilizzo delle forme naturali, reinterpretate in un contesto immaginativo differente. L’intento è quello di lavorare sull’immaginazione come strumento per la conoscenza e l’esplorazione di paesaggi inaccessibili. L’utilizzo dell’argilla ha un significato preciso: il legame concettuale fra forma e materiale. Egli si muove tra natura e artificio, tra osservazione e trasformazione. L’operazione si configura come un esercizio immaginativo, dove lo sguardo dell’osservatore è chiamato a costruire ogni volta una nuova narrazione scultorea.
Fabio Roncato (Rimini, 1982) studia pittura all’Accademia di Brera, Milano e svolge in seguito una residenza alla Jan van Eyck Academie, Maastricht (2018) e alla East China Normal University, Shanghai per il “Premio Shanghai” (2017). Mostre personali si sono tenute presso: Ingrid Deuss Gallery, Antwerp(2020); The Open Box, Milano (2019); Mars, Milan Artist Run Space, Milano (2019); Musei Civici di Bassano del Grappa (2018). Fra le collettive si ricordano: Fondazione Bevilacqua la Masa (2021); GAMEC, Bergamo (2020); Muse, Trento (2020); TRA, Treviso (2015).
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022
Con il contributo e la collaborazione di
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna | Comune di Faenza | LA BCC ravennate, forlivese e imolese
Progetto Curatore in Residenza – artista Nina Carini
Progetto Curatore in Residenza
Artista Nina Carini
Nina Carini sviluppa al Museo Carlo Zauli un progetto articolato in tre atti, in cui esplora il rapporto tra l’artista e il paesaggio. Il punto di partenza è lo studio dell’opera di Carlo Zauli, in particolare dei suoi lavori dedicati ai Calanchi. Da qui si apre una connessione con altri due artisti centrali nella sua ricerca: Ettore Spalletti ed Etel Adnan, entrambi legati, nella loro pratica artistica, a una profonda relazione poetica con l’ambiente naturale.
Partendo infatti dallo studio sull’artista Carlo Zauli, Nina Carini ha deciso di approfondire il rapporto che l’artista crea con il paesaggio che lo circonda: i Calanchi diventano protagonisti nella forma. Elemento centrale è la montagna in relazione al tempo (finito e infinito), nella sua accezione di forma simbolica che si protende verso l’inifnito, punto di riferimento visivo di alcuni artisti che hanno influenzato la sua ricerca come Etel Adnan e Ettore Spalletti. Carlo Zauli e questi ultimi avevano un reale rapporto emotivo con il paesaggio che li circondava, la montagna (i calanchi per Carlo Zauli) acquisiva una specie di personificazione – non era solamente un elemento naturale che i loro occhi guardavano tutti i giorni, Etel Adnan con il Monte Tamalpais, Ettore Spalletti con il Monte Prena (Gran Sasso, Abruzzo – Appenino), Carlo Zauli con i Calanchi.
A prima vista, sembrano paesaggi molto diversi, ma in realtà hanno qualcosa in comune: la loro forma è stata modellata dal tempo, dall’erosione, dalla relazione tra la terra e gli agenti atmosferici e dai cambiamenti climatici.
La trasformazione lenta e continua della montagna è un fenomeno naturale inevitabile, ed è sia un processo necessario alla vita della Terra che, in certi casi, una sfida per gli ecosistemi.
Le montagne non sono strutture fisse, ma vengono continuamente modificate da diversi processi ed è per associazione la stessa cosa che accade a noi umani, esseri finiti.
Il tema del cambiamento lento e inevitabile sarà rappresentato con materiali che si trasformano nel tempo (come l’argilla cruda), o anche attraverso l’esplorazione dell’idea di forme che sembrano eterne (come la presenza di un accenno al mito) … o il ritrovamento di un fossile.
Il lavoro è dunque pensato come opera in tre atti: tre tributi.
La montagna, nel mondo simbolico, è uno degli elementi più ricchi di significati e spesso viene vista come l’opposto dell’orizzonte, ma anche come il suo complemento. Se l’orizzonte è un infinito orizzontale, la montagna rappresenta un infinito verticale. Entrambi suggeriscono un’idea di grandezza, di viaggio e di trasformazione.
Confine tra cielo e terra: le montagne toccano il cielo, sono il punto di contatto tra il mondo materiale e quello spirituale. Per questo sono sacre in molte tradizioni.
Protezione e isolamento: le montagne possono essere rifugi, ma anche barriere. Nelle fiabe e nei miti, spesso separano il mondo conosciuto da quello sconosciuto.
Se l’orizzonte è un infinito orizzontale, sempre irraggiungibile e aperto, la montagna è un infinito verticale, un limite che sembra solido ma che può essere superato.
Nina Carini (Palermo, 1984). Formatasi nelle Accademie di Belle Arti di Verona e Milano e presso l’École nationale supérieure des beaux-arts de Lyon, l’artista ha mosso i suoi primi passi in ambito pittorico, per superare rapidamente la specificità dei singoli linguaggi e per reinventare il senso e lo scopo del medium, che di volta in volta ha utilizzato. Ognuno dei suoi lavori è preceduto da un tempo lungo di preparazione, dedicato alla conoscenza dei fenomeni che sta esaminando. Le sue non sono forme fisse nel tempo, chiuse in sé stesse, varcano, anzi, i propri limiti. Un modus operandi che è stato decisivo per fare arte servendosi di mezzi alternativi a quelli tradizionali e per continuare a sperimentare soprattutto con il suono, le installazioni e il video. Tra le recenti mostre in cui ha esposto le sue opere si ricordano: “Straperetana” (Palazzo Maccafani, Pereto, 2024), “Materia sonora” (Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Madrid, 2024), “Premio Cairo”(Museo La Permanenente, Milano, 2023), “Aperçues” (Basilica di San Celso, Milano, 2023), “Meteorite in giardino 13″ (Fondazione Merz, Torino 2021), “For 24h CALL ME POET! Let’s meet on the horizon” (Casa Testori e Casa degli Artisti, Milano 2020), “VIII Premio Fondazione VAF”, “Passione 12 progetti per l’arte italiana”, (MART Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, 2019), “Are my eyes distracting my hearing?” (NM Contemporary, Monaco 2019). È stata finalista durante l’VIII Premio Fondazione VAF con l’opera “Confine” (2017) oggi in collezione al MART Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.
Progetto realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna l.r. 2/2022
Con il contributo e la collaborazione di
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