Corso per curatori 2022: Aurora Balducci

Accademia delle Belle Arti di Bologna

 

Aurora Balducci ha messo in relazione il lavoro di Emma Hart della collezione contemporanea MCZ  con la ricerca artistica di Carlo Zauli, in particolare nell’opera “Vasi Sconvolti”.
Per il progetto Chini contemporaneo: Il liberty di domani ha selezionato e curato il lavoro dell’artista Tommaso Silvestroni.

 

Emma Hart “From the inside out”, 2016  – Carlo Zauli “Vasi Sconvolti”, 1976-77

Nel 2016 Emma Hart è stata invitata presso la residenza d’artista del Museo Carlo Zauli. Da questa collaborazione è nata l’opera “From the inside out”, un lavoro che racconta il nucleo famigliare dell’artista e la loro scelta di trasferirsi in Italia durante il soggiorno in Faenza. Infatti, queste tre teste rappresentano la famiglia dell’artista: abbiamo a sinistra Emma Hart, al centro la figlia e a destra il compagno. Sappiamo che questo è il primo approccio con la ceramica della Hart, questi tre esseri sono stati ricavati da blocchi di argilla, scavati all’interno utilizzando solamente le mani, metaforicamente, l’artista si paragona ad un cane che scava nella terra, motivando così la sua inesperienza con questo materiale. L’opera racconta l’unione e il supporto della famiglia, punti fondamentali per l’artista in quel periodo, che ci invita ad entrare nella sua sfera privata.
Zauli, negli anni ottanta, o anni di piombo realizza una piccola serie di vasi intitolata “Vasi Sconvolti”. Tecnicamente l’artista è partito da un blocco di argilla per creare dei vasi mediante il tornio, una tecnica artigianale di tradizione ceramica, decide poi di intervenire artisticamente tramite dei gesti violenti, proprio per raccontare ciò che stava avvenendo in quel periodo in Italia. Al contrario del lavoro della Hart, Zauli parte dalla creazione di un oggetto per poi distruggerlo, rappresentando la sfera sociale e lo stato d’animo generale delle persone. Queste due opere sono associate da paradossi concettuali e allo stesso tempo da similitudini estetiche, invitando lo spettatore ad entrare in questo dialogo.

 


 

Tommaso Silvestroni a cura di Aurora Balducci

L’installazione presentata da Tommaso Silvestroni è il frutto di un lavoro che ha preso forma durante il processo di creazione, tramite una metodologia istintiva e sperimentale. L’opera è realizzata con materiali misti che, prelevati dall’ambiente circostante, vengono fatti dialogare tra loro; questo permette di collocare l’opera all’interno di una dimensione altra rispetto a quella della ceramica tradizionale.
Influenzato dalle ceramiche decorative che Galileo Chini realizzò presso le Fornaci San Lorenzo per le Terme Berzieri di Salsomaggiore e le Terme di Castrocaro, l’artista indaga le possibilità espressive nascoste nei materiali utilizzati. La sua è una scelta consapevole, che gioca e si articola su due binari: da una parte vi è l’uso di materiali appartenenti alla contemporaneità come il tombino e i calchi di tubi, entrambi acquisiscono un nuovo significato, poiché prelevati dal mondo industriale e trasformati in elementi scultorei; dall’altra, Silvestroni, sceglie la naturalezza dei fossili trilobiti, elementi che, come lo stesso artista sottolinea, hanno subito un doppio processo scultoreo: la stratificazione naturale e il calco in gesso eseguito dallo stesso artista. 
La composizione realizzata è caratterizzata da diverse superfici texturizzate, uniche e differenti le une dalle altre, sono modificate dai rivoli d’acqua sulfurea che creano una continuità di forme mai uguali.
Quella di Silvestroni è una rielaborazione delle prime sorgenti termali, una colonna modulare che parte dalla terra e arriva fino in cielo, come gli stessi elementi ci suggeriscono.