“Albedo”
mostra fotografica di Enrico Fedrigoli
a cura di Simone Azzoni

inaugurazione sabato 22 ottobre 2021 ore 18.30
con Enrico Fedrigoli e Simone Azzoni, introduce Matteo Zauli

fino al 13 novembre 2021 

Museo Carlo Zauli all’interno di MEME Festival

Il Museo Carlo Zauli da anni collabora, partecipa e progetta eventi insieme al gruppo MEME – Menoventi, protagonista tra l’altro della III edizione del Ceramic Performance Festival.
Quest’anno questa partnership, oltre al progetto “I calanchi tra storia, arte e natura” di valorizzazione delle argille azzurre, si sostanzia di questa mostra in cui i neri fotografici dell’artista Enrico Fedrigoli dialogano con i bianchi monocromi delle opere di Carlo Zauli.

Il progetto MEME si accende di un rigoglioso desiderio: l’incontro.
Avvicinarsi agli altri presuppone sempre una scelta coraggiosa, e in questo momento rischiamo di ferirci o di fare del male a qualcuno semplicemente respirando. Sfioriamo l’apnea. Non ci avevamo mai fatto così caso, alla rilevanza dell’incontro. A volte un incontro può cambiare una vita, la traccia di un’esistenza può cambiare rotta; il salto di un’amica che instilla la passione per lo sport, un professore che dona luce alle ore di lezione, un’opera che ci parla di quel grumo misterioso che sentivamo dentro e che non sapevamo esprimere. Altre volte l’amara decisione di sciogliere un legame può rinnovare un’esistenza.
È sempre tempo di germogliare. Dopo la quiescenza emergiamo con nuovo spirito per soffiare sul mondo la nostra scoperta.

ALBEDO

L’albedo è una tappa del processo alchemico di trasformazione della materia. Segue la nigredo. Anticipa la rubedo. Il coagula informe si raffina, il caos si fa cosmo e l’ordine separa i pieni dai vuoti distillando forme. Albedo è stazione di transito, passaggio trasformativo di un processo ascensionale. In questa purificazione, aperta alle possibilità insondabili e imprevedibili della chora, abbiamo pensato l’incontro tra lo sviluppo creativo della ceramica e quello della fotografia. Cambi di stato, raffinamenti progressivi, errori che diventano possibilità. Un processo di combustione e svelamento per due linguaggi di mani ed occhi che plasmano la realtà ripercorrendone le tappe della creazione mitica.
Sacchi di argilla, forni e infine la purezza dell’equilibrio tra pieno e vuoto: questo è il cammino alchemico del Museo Carlo Zauli nel quale la fotografia di Enrico Fedrigoli segna con la carta, con il bianco e il nero, con i chimici e il buio fecondo, le stesse identiche tappe. Fotografia e ceramica risalgono assieme il loro cammino: dalla materia reale a quella formale. Nel mezzo il grande vetro di Duchamp, la teca sospesa sono l’albedo di una classicità che si fa canone di una ritrovata bellezza. (Simone Azzoni)


Enrico Fedrigoli è un fotografo professionista. Presiede tutto il processo creativo, dallo scatto alla stampa su carta baritata di altissima qualità. Lavora con un banco ottico Linhof 10×12.
“10 x 12 significa lentezza, riflessione e grande risoluzione dell’immagine, significa architettura di scena, architettura del corpo, pensiero sull’invisibile e sulla dinamica. 10 x 12 significa pesantezza, fatica e l’uso di un dispositivo che funziona scollegato dalla visione ottica diretta ma coinvolge la costruzione mentale e la progettazione”.