Arianna Carossa
al Museo Carlo Zauli
dal 22 al 31 luglio

open studio 30 luglio ore 21.00

in collaborazione con
Comune di Faenza
Associazione Italiana Città della Ceramica
Tiziano Rondinini

Siamo lieti di ospitare Arianna Carossa, che lavorerà a luglio nei nostri laboratori per realizzare una nuova produzione ceramica.

L’artista, dopo anni di lavoro con la ceramica in modo tradizionale, è giunta ad un approccio scultoreo di relazione: la sua sfida attuale è individuare legami tra sostanze, concetti e materiali molto distanti tra loro.

Anche a Faenza quindi unirà resti organici di animali, come favi, corna, conchiglie a materiali della tradizione scultorea, in questo caso la ceramica, per integrare cultura e natura, mondi spesso tenuti distinti e separati.

Tutti i favi utilizzati per la realizzazione del lavoro saranno forniti da Tiziano Rondinini, partner del progetto, coinvolto nell’ottica di rete da sempre portata avanti dal museo sul territorio, insieme a Comune di Faenza e Associazione Italiana Città della Ceramica.

Ed è proprio in questa ottica di rete e coinvolgimento della città che il museo organizza per ogni residenza momenti di incontro con gli artisti.

La sera del 30 luglio, alle 21, la residenza entra in modalità open studio con Luca Bochicchio, critico d’arte e direttore di Casa Museo Jorn e del Museo Diffuso di Albisola, come ospite speciale, in conversazione con l’artista e con Matteo Zauli.

Per l’occasione la sala dei forni sarà sonorizzata con un lavoro audio del 2017, Errante il desiderio si chiama furore.

L’ambiente, anticamente stalla per cavalli, racconta la sua storia attraverso questo intervento sonoro in cui l’artista ha inciso su vinile dei nitriti in loop.

Le opere ceramiche realizzate verranno esposte con il supporto di un testo critico appositamente scritto da Luca Bochicchio insieme ai lavori di Chiara Camoni, Massimo Bartolini e Giulia Bonora, nella mostra di chiusura residenze di ottobre 2019.

 

Arianna Carossa: residui, desiderio e rigenerazione

I residui, le accumulazioni e gli accostamenti improbabili sono strumenti di cui da tempo si serve la contemporaneità. Essi si trovano di frequente anche nel lavoro di Arianna Carossa ed anzi ne costituiscono elemento qualificante e identitario. Questa presa d’atto, per così dire “iconografica”, attiene però alle mere considerazioni di superficie.

Al centro di questi lavori compaiono sempre residui (elementi figurativi marginali, dettagli, cocci di porcellana o corazze d’aragosta) che si scoprono straordinariamente preziosi: nei colori, nella materia o nella derivazione talvolta indecifrabile ma sempre connotata da un’elegante improbabilità.

Questi residui non sono ciò che rimane del godimento: non veicolano la testimonianza melanconica del banchetto che si è compiuto, non rappresentano l’eco (estetica o concettuale) della vitalità. Non sono neppure accumulati o giustapposti per creare l’ennesimo decontesto in grado di far emergere il sommerso dell’artista o di chi ne osserva l’opera.

Si tratta di interventi che vivificano la materia inerme e la rigenerano attraverso l’espressione del desiderio. Questa rigenerazione non si compie sul piano del simbolo o dell’immaginario ma prima di tutto su quello del reale. Non sono ready made concettuali ma vera materia rigenerata (e per questo ogni volta irripetibile) attraverso il lavoro di un’artista che non “indica” ma “fa” il mondo, che ricerca (e ci fa ricercare) il senso della vita non in una mera decifrazione ma nella sua reale rigenerazione.

Andrea Ottolia


Nata a Genova , Arianna Carossa vive e lavora a New York. Inizia la sua carriera come pittrice esponendo nel 1999 all’Arc Gallery di Chicago alla Biennale d’arte contemporanea a San Pietruburgo presso il Manage del Museo Ermitage , alla Biennale degli artisti del Mediterraneo in Tunisia; nel 2005 sposta il focus della sua ricerca sulla scultura trasferendosi poi nel 2010 attraverso il premio dell’ISCP a New York dove attualmente vive. Nel suo lavoro fa uso di una gamma di tecniche diverse, come la pittura, la scultura la performance.

Nel 2014 esce il libro “The aesthetic of my disappearance “ lanciato dal Moma/PS1. Ha partecipato al sessantesimo premio Faenza per la ceramica. Espone a Documenta 11 kunstbalkon a Kassel, al MACRO di Roma, Lower Manhattan council di New York, Fondazione Antinori, Firenze, Vittoriano a Roma, Museo di Villa Croce a Genova, Museo dellla Miniera di Citta’ del Messico, Istituto Italiano di cultura di Citta del Messico, Mic Faenza, Ps1 New York.